Il Pd e l'idea di un Paese
Roberto Esposito , di ROBERTO ESPOSITOIl Partito democratico deve evitare di spaccarsi al proprio interno. Ogni divisione apparirebbe oggi un atto di puro masochismo
In tempi più rapidi del previsto è accaduto quanto da tempo il Pd chiedeva a gran voce - la caduta di uno dei peggiori governi della storia repubblicana. Ma la partita, appena aperta, va condotta bene. Innanzitutto rifiutando l'appoggio, alla luce del sole o sottobanco, a coloro che fino a ieri hanno puntellato questo governo. Poi aprendosi al contributo di tutte le forze civiche - sindaci, amministratori, pezzi di società - disposti a portare il Paese fuori dal discredito in cui è caduto in quest'anno e mezzo di malgoverno. Naturalmente evitando di spaccarsi al proprio interno. Ogni divisione nel Pd apparirebbe oggi un atto di puro masochismo. La terza tentazione da evitare è una campagna elettorale tutta in negativo, esclusivamente puntata sugli errori dell'attuale maggioranza. Che vanno, naturalmente, evidenziati, ma in un quadro di proposte positive.
Tutti i settori devastati o abbandonati dal governo gialloverde - ambiente, scuola, …
Tutti i settori devastati o abbandonati dal governo gialloverde - ambiente, scuola, …
In tempi più rapidi del previsto è accaduto quanto da tempo il Pd chiedeva a gran voce - la caduta di uno dei peggiori governi della storia repubblicana. Ma la partita, appena aperta, va condotta bene. Innanzitutto rifiutando l'appoggio, alla luce del sole o sottobanco, a coloro che fino a ieri hanno puntellato questo governo. Poi aprendosi al contributo di tutte le forze civiche - sindaci, amministratori, pezzi di società - disposti a portare il Paese fuori dal discredito in cui è caduto in quest'anno e mezzo di malgoverno. Naturalmente evitando di spaccarsi al proprio interno. Ogni divisione nel Pd apparirebbe oggi un atto di puro masochismo. La terza tentazione da evitare è una campagna elettorale tutta in negativo, esclusivamente puntata sugli errori dell'attuale maggioranza. Che vanno, naturalmente, evidenziati, ma in un quadro di proposte positive.
Tutti i settori devastati o abbandonati dal governo gialloverde - ambiente, scuola, salute, fisco, investimenti, immigrazione - vanno posti al centro dell'iniziativa con l'indicazione concreta delle misure da prendere. Ma senza mai perdere di vista la visione d'insieme. Mai come in questo caso la capacità di sintesi è decisiva per convincere strati sociali di diversa provenienza. Si tratta di saldare i tanti conflitti che il governo ha innescato intorno a un'idea di Paese radicalmente alternativa a quella espressa finora. Serve, attraverso le singole proposte, una parola d'ordine in grado di rovesciare l'egemonia culturale, ormai in pezzi, che questo malgoverno ha tentato di costruire. La parola capace di saldare l'intero fronte della sinistra non può essere che 'uguaglianza'. Le improvvide scelte dei gialloverdi non hanno fatto che moltiplicare le disuguaglianze sociali, geografiche, generazionali tra pezzi d'Italia sempre più lontani per risorse e aspettative.
Ma attenzione. Uguaglianza è stato anche lo slogan populista su cui hanno lucrato i partiti di governo. Non si appellava all'uguaglianza di trattamento la tassa piatta di Salvini? E non rimandava all'uguaglianza anche 'l'uno vale uno' dei 5stelle, portata al grottesco nella proposta di attribuire le cariche pubbliche per sorteggio? In realtà quest'uguaglianza indifferenziata è il contrario dell'uguaglianza moderna. Che lavora invece proprio sulla differenza delle condizioni di partenza, rispettando le specificità che formano la complessità della società democratica. L'uguaglianza moderna - dopo Rousseau e Marx - è costruita tenendo conto delle differenze. A partire dal principio costituzionale che solo una tassazione progressiva, cioè differenziata, può pareggiare situazioni assai diverse. Così come solo la competenza, derisa dal governo degli incompetenti, assicura giustizia e sviluppo. Naturalmente partire dalle differenze non vuol dire allargarle, ma da un lato ridurle, dall'altro integrarle in un insieme equilibrato ed efficiente. Anche qui in contrasto con lo sciagurato progetto governativo di autonomia differenziata. Volta ad allargare le disuguaglianze esistenti, spaccando il Paese esattamente su quei terreni - scuola, sanità, servizi - che dovrebbero costituirne la spina dorsale. Quello che i partiti al governo non sono riusciti a pensare è la relazione tra uguaglianza e differenza. Questo è stato il limite culturale su cui sono crollati. L'uguaglianza nelle differenze deve essere più che uno dei tanti temi della Costituente delle idee del Pd. Deve essere ciò che li unifica in un progetto comune. Per convincere elettori vecchi e nuovi, il Pd deve ritrovare quella capacità di sintesi che conferisce forza e visione alle proposte politiche.
Tutti i settori devastati o abbandonati dal governo gialloverde - ambiente, scuola, salute, fisco, investimenti, immigrazione - vanno posti al centro dell'iniziativa con l'indicazione concreta delle misure da prendere. Ma senza mai perdere di vista la visione d'insieme. Mai come in questo caso la capacità di sintesi è decisiva per convincere strati sociali di diversa provenienza. Si tratta di saldare i tanti conflitti che il governo ha innescato intorno a un'idea di Paese radicalmente alternativa a quella espressa finora. Serve, attraverso le singole proposte, una parola d'ordine in grado di rovesciare l'egemonia culturale, ormai in pezzi, che questo malgoverno ha tentato di costruire. La parola capace di saldare l'intero fronte della sinistra non può essere che 'uguaglianza'. Le improvvide scelte dei gialloverdi non hanno fatto che moltiplicare le disuguaglianze sociali, geografiche, generazionali tra pezzi d'Italia sempre più lontani per risorse e aspettative.
Ma attenzione. Uguaglianza è stato anche lo slogan populista su cui hanno lucrato i partiti di governo. Non si appellava all'uguaglianza di trattamento la tassa piatta di Salvini? E non rimandava all'uguaglianza anche 'l'uno vale uno' dei 5stelle, portata al grottesco nella proposta di attribuire le cariche pubbliche per sorteggio? In realtà quest'uguaglianza indifferenziata è il contrario dell'uguaglianza moderna. Che lavora invece proprio sulla differenza delle condizioni di partenza, rispettando le specificità che formano la complessità della società democratica. L'uguaglianza moderna - dopo Rousseau e Marx - è costruita tenendo conto delle differenze. A partire dal principio costituzionale che solo una tassazione progressiva, cioè differenziata, può pareggiare situazioni assai diverse. Così come solo la competenza, derisa dal governo degli incompetenti, assicura giustizia e sviluppo. Naturalmente partire dalle differenze non vuol dire allargarle, ma da un lato ridurle, dall'altro integrarle in un insieme equilibrato ed efficiente. Anche qui in contrasto con lo sciagurato progetto governativo di autonomia differenziata. Volta ad allargare le disuguaglianze esistenti, spaccando il Paese esattamente su quei terreni - scuola, sanità, servizi - che dovrebbero costituirne la spina dorsale. Quello che i partiti al governo non sono riusciti a pensare è la relazione tra uguaglianza e differenza. Questo è stato il limite culturale su cui sono crollati. L'uguaglianza nelle differenze deve essere più che uno dei tanti temi della Costituente delle idee del Pd. Deve essere ciò che li unifica in un progetto comune. Per convincere elettori vecchi e nuovi, il Pd deve ritrovare quella capacità di sintesi che conferisce forza e visione alle proposte politiche.