È da molto tempo che non mi capitava di cogliere un’eco di cose da me dette e pensate nelle dichiarazioni di politici illustri (o presunti tali). Accade oggi, quando leggo che Beppe Grillo denuncia con forza il rischio in Italia di “nuovi barbari”. È la conclusione cui io giungo in una delle pagine finali del mio “Machiavelli e l’Italia” recentemente apparso. I veri “barbari”, in Italia, non vengono più da fuori, come lamentavano e temevano Machiavelli e Guicciardini e tanti altri nella fase conclusiva del nostro Rinascimento, ma ora, — scrivo io, — sono qui da noi dappertutto, un’invasione cresciuta internamente, che rischia di diventare catastrofe. Naturalmente non si tratta — suppongo — di una citazione, ma di una coincidenza. Però anche le coincidenze hanno un loro peso e significato. Perciò, legittima è secondo me la domanda: è vero che siamo minacciati d…
È da molto tempo che non mi capitava di cogliere un’eco di cose da me dette e pensate nelle dichiarazioni di politici illustri (o presunti tali). Accade oggi, quando leggo che Beppe Grillo denuncia con forza il rischio in Italia di “nuovi barbari”. È la conclusione cui io giungo in una delle pagine finali del mio “Machiavelli e l’Italia” recentemente apparso. I veri “barbari”, in Italia, non vengono più da fuori, come lamentavano e temevano Machiavelli e Guicciardini e tanti altri nella fase conclusiva del nostro Rinascimento, ma ora, — scrivo io, — sono qui da noi dappertutto, un’invasione cresciuta internamente, che rischia di diventare catastrofe. Naturalmente non si tratta — suppongo — di una citazione, ma di una coincidenza. Però anche le coincidenze hanno un loro peso e significato. Perciò, legittima è secondo me la domanda: è vero che siamo minacciati da “nuovi barbari”, da una nuova ondata barbarica? La mia risposta è senz’altro positiva.
La “barbarie” è quel tipo di fenomeno storico che prevede, sia istituzionalmente sia spontaneamente, la distruzione di ogni aspetto dell’assetto precedente, nell’assoluta vaghezza dei tratti e delle caratteristiche di quello che dovrebbe sostituirlo. In questo senso Matteo Salvini è un autentico barbaro, anche fisionomicamente, direi (o almeno così ha deciso di apparire, e ci riesce benissimo), e non semplicemente un Ostrogoto o un Visigoto, che per lunga contiguità finirono per addomesticarsi e “aderire”, ma un Unno, un Vandalo, cui importa soltanto che il vecchio sistema precipiti.
Se le cose stanno così, — e io penso che stiano così, — è evidente che appare lecito e giusto esperire innanzi tutto tutte le misure atte a contrastare l’ondata barbarica. Anche Romolo Augustolo ce l’avrebbe fatta, se nei decenni precedenti qualcuno si fosse mosso seriamente, in provincia e a Roma, in questa direzione. Quindi, l’isolamento bellico ( faccio per dire naturalmente) del barbaro è la condizione preliminare di qualsiasi passaggio successivo.
E però... E però... Affidarsi in prospettiva a qualche (apparentemente) astuta manovra parlamentare e politica sarebbe anche questa volta un rimedio peggiore del male. Infatti: se il Barbaro oggi avanza, ciò accade perché l’Italia è stata sottoposta nel suo complesso, nel corso degli ultimi decenni, — come l’antica Roma, si potrebbe azzardare. — a un autentico processo di “barbarizzazione”. È assolutamente ovvio quello che sto per dire, ma devo dirlo, per concludere. Il capo barbaro rischia di prevalere, soprattutto perché, come ho già scritto altrove, la “barbarie” oggi è dappertutto, costumi, persuasioni etiche, forme della politica, rapporti umani, persino, come è stato più volte notato, usi e abitudini della lingua, impropriamente ormai, definita nazionale, ecc. ecc. Se non s’interviene a cambiare tutto questo (cominciare a cambiare), il barbaro avrà comunque il sopravvento, come accadde nell’antica Roma. Per farlo, non basta l’ampiezza formale dell risposta. Bisogna cambiare le cose, tutte le cose, con idee, programmi,comportamenti... e una visibile, da chiunque inattaccabile buona fede. Lo raccomandava già cinquecento anni fa, dalla sua altezza di pensiero, Niccolò Machiavelli, possibile che non abbiamo ancora imparato questa semplice lezione?
La “barbarie” è quel tipo di fenomeno storico che prevede, sia istituzionalmente sia spontaneamente, la distruzione di ogni aspetto dell’assetto precedente, nell’assoluta vaghezza dei tratti e delle caratteristiche di quello che dovrebbe sostituirlo. In questo senso Matteo Salvini è un autentico barbaro, anche fisionomicamente, direi (o almeno così ha deciso di apparire, e ci riesce benissimo), e non semplicemente un Ostrogoto o un Visigoto, che per lunga contiguità finirono per addomesticarsi e “aderire”, ma un Unno, un Vandalo, cui importa soltanto che il vecchio sistema precipiti.
Se le cose stanno così, — e io penso che stiano così, — è evidente che appare lecito e giusto esperire innanzi tutto tutte le misure atte a contrastare l’ondata barbarica. Anche Romolo Augustolo ce l’avrebbe fatta, se nei decenni precedenti qualcuno si fosse mosso seriamente, in provincia e a Roma, in questa direzione. Quindi, l’isolamento bellico ( faccio per dire naturalmente) del barbaro è la condizione preliminare di qualsiasi passaggio successivo.
E però... E però... Affidarsi in prospettiva a qualche (apparentemente) astuta manovra parlamentare e politica sarebbe anche questa volta un rimedio peggiore del male. Infatti: se il Barbaro oggi avanza, ciò accade perché l’Italia è stata sottoposta nel suo complesso, nel corso degli ultimi decenni, — come l’antica Roma, si potrebbe azzardare. — a un autentico processo di “barbarizzazione”. È assolutamente ovvio quello che sto per dire, ma devo dirlo, per concludere. Il capo barbaro rischia di prevalere, soprattutto perché, come ho già scritto altrove, la “barbarie” oggi è dappertutto, costumi, persuasioni etiche, forme della politica, rapporti umani, persino, come è stato più volte notato, usi e abitudini della lingua, impropriamente ormai, definita nazionale, ecc. ecc. Se non s’interviene a cambiare tutto questo (cominciare a cambiare), il barbaro avrà comunque il sopravvento, come accadde nell’antica Roma. Per farlo, non basta l’ampiezza formale dell risposta. Bisogna cambiare le cose, tutte le cose, con idee, programmi,comportamenti... e una visibile, da chiunque inattaccabile buona fede. Lo raccomandava già cinquecento anni fa, dalla sua altezza di pensiero, Niccolò Machiavelli, possibile che non abbiamo ancora imparato questa semplice lezione?