✕
Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti (ansa)

Pd, il dialogo non è peccato

2 minuti di lettura
"Capitano, risalga su quella nave....". Questo hanno intimato a Salvini, come fosse uno Schettino qualsiasi. E così, l'orgoglioso leader leghista ha abbassato le penne e, con voce flautata, ha dichiarato il suo amore segreto per Conte: "Non ho mai chiesto la sfiducia".

Ma guarda, forse ci siamo tutti distratti un attimo. O qualcuno ha preso un colpo di sole. Troppo caldo e troppi aperitivi al Papeete. Spiaggiato come la nave Concordia Salvini tenta ora una disperata manovra per rimettersi in asse. Comunque sia, il ritorno a galla non sarà indolore. Anche ministri come Toninelli e Trenta, fin qui silenti e supini di fronte alle chiusure dei porti non solo alle Ong ma persino alla nostra Guardia costiera, hanno improvvisamente raddrizzato la schiena e si sono rifiutati di controfirmare il decreto che impedisce alla Open Arms di entrare nelle nostre acque territoriali.

Il premier Conte da parte sua, si è tolto i guanti e con un velenosissimo…
"Capitano, risalga su quella nave....". Questo hanno intimato a Salvini, come fosse uno Schettino qualsiasi. E così, l'orgoglioso leader leghista ha abbassato le penne e, con voce flautata, ha dichiarato il suo amore segreto per Conte: "Non ho mai chiesto la sfiducia".

Ma guarda, forse ci siamo tutti distratti un attimo. O qualcuno ha preso un colpo di sole. Troppo caldo e troppi aperitivi al Papeete. Spiaggiato come la nave Concordia Salvini tenta ora una disperata manovra per rimettersi in asse. Comunque sia, il ritorno a galla non sarà indolore. Anche ministri come Toninelli e Trenta, fin qui silenti e supini di fronte alle chiusure dei porti non solo alle Ong ma persino alla nostra Guardia costiera, hanno improvvisamente raddrizzato la schiena e si sono rifiutati di controfirmare il decreto che impedisce alla Open Arms di entrare nelle nostre acque territoriali.

Il premier Conte da parte sua, si è tolto i guanti e con un velenosissimo comunicato ha accusato il vicepremier leghista di plateale slealtà. Poi, a ruota, tutti i pentastellati di ogni ordine e grado si sono tolti sassolini e macigni. Come in una epifania catartica. Se questo è il clima, una ricomposizione della alleanza gialloverde comporta una Canossa per Salvini e la Lega: altro che riequilibrio nel governo. Qualunque formula si troverà per una eventuale ricucitura dell'intesa, lo schema del qui comando o tutti a casa è saltato.

Il M5S sembra orientato a ricalibrare il rapporto con la Lega sulla base dei numeri parlamentari, gli unici che valgono in una democrazia rappresentativa. Sondaggi ed elezioni d'altro genere vanno trattati per quel che sono, espressioni temporanee, tra una elezione politica e l'altra, del sentimento dell'opinione pubblica. Certo, servono per capire dove va il vento e quindi suggeriscono cosa fare per recuperare - o mantenere - il consenso; ma non viviamo in una sondocrazia, né in un mondo virtuale di post e video, di like e twitter. Quello che conta è il Parlamento e se ne sono visti gli effetti: non appena la politica è tornata nei suoi luoghi istituzionali, le rodomontate da spiaggia si sono afflosciate.

Nel caso in cui leghisti e pentastellati non riescano a rappattumare una intesa, allora tra le varie ipotesi in campo quella di un accordo 5Stelle-Pd, patrocinato da Matteo Renzi, ha tenuto banco in questi giorni. Evidentemente, i seguaci dell'ex segretario non ne potevano più di tutti quei popcorn di cui si erano dotati per "divertirsi" (testuale) al sorgere del governo gialloverde. Perché il Pd "doveva stare all'opposizione" (anche questo testuale). Poi, anche tra i Pd meno nostalgici della radice comunista, ha fatto breccia la celebre esortazione di Palmiro Togliatti quando stava per nascere il centro-sinistra: "Compagni, dobbiamo cercare il modo di uscire dalla fossa di inferno dell'opposizione". Solo che un tale cambiamento di strategia non può nascere d'incanto sulle macerie di una contrapposizione frontale così radicale come quella alimentata per anni da entrambi i partiti, e principalmente dai 5Stelle.
Per ritornare ai casi storici, il centrosinistra di un decennio di elaborazione per prendere forma e altrettanto lento fu l'avvicinamento del Pci all'area governativa negli anni Settanta.

Era necessario che qualcuno di buona volontà nei due schieramenti incominciasse a tessere delle fila (senza che venisse demonizzato, come accaduto a Franceschini non più tardi di tre settimane fa quando ha proposto un dialogo con i pentastellati). Forse si può riesumare quella bozza di accordo elaborata dal comitato di saggi istituito dal M5S all'indomani delle elezioni dello scorso anno. Certo è che il M5S dovrebbe invertire la rotta che capitan Salvini gli ha tracciato e che fin qui hanno disciplinatamente seguito.