Lo chiamano governo Ursula. Perché in teoria a comporlo dovrebbero essere i partiti italiani – M5S, Pd e Forza Italia – che nel Parlamento europeo hanno votato per la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Ursula è un bel nome evocativo. Ai cinefili attempati ricorda una avvenente attrice svizzera, ai politologi del 2019 la formula che dovrebbe dare un governo al Paese acefalo e, soprattutto, fermare Matteo Salvini. Il secondo obiettivo ha fin qui prevalso decisamente sul primo.
Quando il leader della Lega ha annunciato la sfiducia al governo Conte, a molti avversari del leader leghista è parso che un nuovo governo – qualunque fosse la durata, la composizione, il programma - fosse l’unico modo di arrestarne la trionfale avanzata. Ciò che somigliava a un’armata Brancaleone una decina di giorni fa, quando la marcia di Salvini pareva inarrestabile, sembra agli occhi di qualcuno una potenziale invincibile armata …
Quando il leader della Lega ha annunciato la sfiducia al governo Conte, a molti avversari del leader leghista è parso che un nuovo governo – qualunque fosse la durata, la composizione, il programma - fosse l’unico modo di arrestarne la trionfale avanzata. Ciò che somigliava a un’armata Brancaleone una decina di giorni fa, quando la marcia di Salvini pareva inarrestabile, sembra agli occhi di qualcuno una potenziale invincibile armata …
Lo chiamano governo Ursula. Perché in teoria a comporlo dovrebbero essere i partiti italiani – M5S, Pd e Forza Italia – che nel Parlamento europeo hanno votato per la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Ursula è un bel nome evocativo. Ai cinefili attempati ricorda una avvenente attrice svizzera, ai politologi del 2019 la formula che dovrebbe dare un governo al Paese acefalo e, soprattutto, fermare Matteo Salvini. Il secondo obiettivo ha fin qui prevalso decisamente sul primo.
Quando il leader della Lega ha annunciato la sfiducia al governo Conte, a molti avversari del leader leghista è parso che un nuovo governo – qualunque fosse la durata, la composizione, il programma - fosse l’unico modo di arrestarne la trionfale avanzata. Ciò che somigliava a un’armata Brancaleone una decina di giorni fa, quando la marcia di Salvini pareva inarrestabile, sembra agli occhi di qualcuno una potenziale invincibile armata ora che Salvini si è incartato in un grottesco dietrofront. I fautori del nuovo esecutivo hanno infatti cominciato a vestirlo di abiti meno sdruciti: Ursula, appunto. Ma la formula resta quella della prima ora: la Santa Alleanza di tutti gli anti-salviniani.
E cioè, per ora, M5S e Pd. I primi, anti-salviniani da un’ora e mezza. I secondi, divisi sin dalla partenza su modi e contenuti dell’alleanza. Possono stendere un nuovo contratto, certo, e sperare che abbia miglior sorte di quello gialloverde. Servirà fantasia per trasformare la base di partenza - il voto di entrambe le forze alla von der Leyen - in una idea comune di Europa, e altrettanta per conciliare in un programma d’azione concreto e condiviso le visioni del lavoro, della politica industriale, delle infrastrutture, delle alleanze internazionali, delle politiche sull'immigrazione. Qualcosa che simuli un programma migliore di: fermare Salvini. Che eviti al piano Ursula di precipitare in un altro carnascialesco esperimento di governo. Il cui risultato sarebbe, peraltro, quello di fallire anche l'unico punto di programma oggi condiviso.
Quando il leader della Lega ha annunciato la sfiducia al governo Conte, a molti avversari del leader leghista è parso che un nuovo governo – qualunque fosse la durata, la composizione, il programma - fosse l’unico modo di arrestarne la trionfale avanzata. Ciò che somigliava a un’armata Brancaleone una decina di giorni fa, quando la marcia di Salvini pareva inarrestabile, sembra agli occhi di qualcuno una potenziale invincibile armata ora che Salvini si è incartato in un grottesco dietrofront. I fautori del nuovo esecutivo hanno infatti cominciato a vestirlo di abiti meno sdruciti: Ursula, appunto. Ma la formula resta quella della prima ora: la Santa Alleanza di tutti gli anti-salviniani.
E cioè, per ora, M5S e Pd. I primi, anti-salviniani da un’ora e mezza. I secondi, divisi sin dalla partenza su modi e contenuti dell’alleanza. Possono stendere un nuovo contratto, certo, e sperare che abbia miglior sorte di quello gialloverde. Servirà fantasia per trasformare la base di partenza - il voto di entrambe le forze alla von der Leyen - in una idea comune di Europa, e altrettanta per conciliare in un programma d’azione concreto e condiviso le visioni del lavoro, della politica industriale, delle infrastrutture, delle alleanze internazionali, delle politiche sull'immigrazione. Qualcosa che simuli un programma migliore di: fermare Salvini. Che eviti al piano Ursula di precipitare in un altro carnascialesco esperimento di governo. Il cui risultato sarebbe, peraltro, quello di fallire anche l'unico punto di programma oggi condiviso.