Se Macron somiglia a Giscard
Federico Rampini , di FEDERICO RAMPINI
Dall'Amazzonia all'Iran, Emmanuel Macron ha organizzato un G7 ricco di colpi di scena anti-Usa, veri e propri agguati all'ospite scomodo venuto dall'altra sponda dell'Atlantico. Di fronte a una leadership americana isolazionista e sfascia-alleanze, Macron immagina una supplenza europea (da lui orchestrata) per riportare ordine nel mondo. Ha inflitto a Donald Trump una visita del ministro degli Esteri di Teheran, per nulla gradita alla delegazione americana che non ha voluto incontrarlo. Trump si è vendicato esigendo a Biarritz una sessione dei lavori dedicata a esaltare il suo "miracolo economico".
Il presidente francese si vede nei panni di un nuovo Valéry Giscard d'Estaing. Quello americano è convinto di essere un novello Ronald Reagan. Back to the future. Quello che Macron ha cercato di mettere in scena qui a Biarritz, dalla lotta al cambiamento climatico all'Iran, è un remake dell'asse franco-tedesco che a met&…
Il presidente francese si vede nei panni di un nuovo Valéry Giscard d'Estaing. Quello americano è convinto di essere un novello Ronald Reagan. Back to the future. Quello che Macron ha cercato di mettere in scena qui a Biarritz, dalla lotta al cambiamento climatico all'Iran, è un remake dell'asse franco-tedesco che a met&…
Dall'Amazzonia all'Iran, Emmanuel Macron ha organizzato un G7 ricco di colpi di scena anti-Usa, veri e propri agguati all'ospite scomodo venuto dall'altra sponda dell'Atlantico. Di fronte a una leadership americana isolazionista e sfascia-alleanze, Macron immagina una supplenza europea (da lui orchestrata) per riportare ordine nel mondo. Ha inflitto a Donald Trump una visita del ministro degli Esteri di Teheran, per nulla gradita alla delegazione americana che non ha voluto incontrarlo. Trump si è vendicato esigendo a Biarritz una sessione dei lavori dedicata a esaltare il suo "miracolo economico".
Il presidente francese si vede nei panni di un nuovo Valéry Giscard d'Estaing. Quello americano è convinto di essere un novello Ronald Reagan. Back to the future. Quello che Macron ha cercato di mettere in scena qui a Biarritz, dalla lotta al cambiamento climatico all'Iran, è un remake dell'asse franco-tedesco che a metà degli anni Settanta fece le sue prove con la collaudata intesa fra Giscard e Helmut Schmidt. A cominciare da quando il primo summit fu tenuto al castello di Rambouillet sotto un'altra presidenza francese, quella di Giscard.
Anno di nascita 1975: le prove generali di una governance globale in un periodo già denso di turbolenze. Allora c'era un'America non tanto sovranista o nazionalista quanto indebolita: il presidente democratico Jimmy Carter dovette far fronte in quegli anni a due shock petroliferi, la caduta dello Scià e la crisi degli ostaggi a Teheran, il declino economico Usa e l'invasione di importazioni made in Japan, la sfida sovietica degli euromissili. La coppia Giscard-Schmidt seppe in certi frangenti ovviare a un vuoto di leadership americana, diventando un collante della solidarietà tra le liberaldemocrazie occidentali e nipponica. Lo spettro era la stagflazione: prezzi impazziti e disoccupazione in aumento.
Macron vorrebbe essere l'emulo di Giscard 44 anni dopo, ma con alcuni problemi in più. Carter era debole, non ostile all'Europa, mentre Trump ne è un sabotatore attivo che tifa per un hard-Brexit. Poi c'è il problema Merkel, una leader giunta al capolinea, alla guida di una Germania a corto di visione e di energia propulsiva. L'economia tedesca è ormai in recessione. Una costante: ieri come oggi c'è sempre un Iran di mezzo. È dal 1956 - nazionalizzazione del canale di Suez, tentata invasione anglo-francese in Egitto - che il Medio Oriente ha il potere di dividere europei e americani.
L'altra narrazione a Biarritz è quella su Trump novello Reagan. Il paragone lo traccia Larry Kudlow, consigliere economico di Trump, che richiama alla memoria un G7 a Williamsburg ospitato da Reagan. "Allora Helmut Kohl ci chiese del miracolo economico americano; oggi Macron vuole farci vietare le cannucce", ironizza Kudlow. Riecheggia la critica dello stesso Trump a chi presiede questo G7: "Troppe distrazioni e banalità, accanimento europeo a tassare aziende americane con la digital tax, poca attenzione a quel che conta, cioè la crescita economica".
Kudlow ricorda che al G7 di Williamsburg (1983) il cancelliere tedesco ebbe l'umiltà di chiedere spiegazioni sulla ricetta reaganiana che rilanciò la crescita Usa. Oggi, prosegue Kudlow, l'America è di nuovo un modello a cui gli europei dovrebbero ispirarsi visto che cresce più di loro. Invece Macron e la Merkel si occupano di quisquilie come mettere fuori legge le cannucce di plastica.
Trump ha fatto aggiungere una sessione economica in cui ha spiegato tutto ciò che gli altri dovrebbero imparare da lui. Cioè riduzioni di tasse sulle imprese e deregulation per sostenere l'economia. Il divario di crescita a favore degli Stati Uniti è innegabile. Però la locomotiva americana rallenta, forse proprio per la prolungata guerra commerciale. Trump ha fatto anche al G7 un mezzo tentativo di arruolare contro la Cina gli europei. Il che avrebbe una logica. Se lui non avesse già colpito o minacciato con i dazi anche amici e alleati.
Il presidente francese si vede nei panni di un nuovo Valéry Giscard d'Estaing. Quello americano è convinto di essere un novello Ronald Reagan. Back to the future. Quello che Macron ha cercato di mettere in scena qui a Biarritz, dalla lotta al cambiamento climatico all'Iran, è un remake dell'asse franco-tedesco che a metà degli anni Settanta fece le sue prove con la collaudata intesa fra Giscard e Helmut Schmidt. A cominciare da quando il primo summit fu tenuto al castello di Rambouillet sotto un'altra presidenza francese, quella di Giscard.
Anno di nascita 1975: le prove generali di una governance globale in un periodo già denso di turbolenze. Allora c'era un'America non tanto sovranista o nazionalista quanto indebolita: il presidente democratico Jimmy Carter dovette far fronte in quegli anni a due shock petroliferi, la caduta dello Scià e la crisi degli ostaggi a Teheran, il declino economico Usa e l'invasione di importazioni made in Japan, la sfida sovietica degli euromissili. La coppia Giscard-Schmidt seppe in certi frangenti ovviare a un vuoto di leadership americana, diventando un collante della solidarietà tra le liberaldemocrazie occidentali e nipponica. Lo spettro era la stagflazione: prezzi impazziti e disoccupazione in aumento.
Macron vorrebbe essere l'emulo di Giscard 44 anni dopo, ma con alcuni problemi in più. Carter era debole, non ostile all'Europa, mentre Trump ne è un sabotatore attivo che tifa per un hard-Brexit. Poi c'è il problema Merkel, una leader giunta al capolinea, alla guida di una Germania a corto di visione e di energia propulsiva. L'economia tedesca è ormai in recessione. Una costante: ieri come oggi c'è sempre un Iran di mezzo. È dal 1956 - nazionalizzazione del canale di Suez, tentata invasione anglo-francese in Egitto - che il Medio Oriente ha il potere di dividere europei e americani.
L'altra narrazione a Biarritz è quella su Trump novello Reagan. Il paragone lo traccia Larry Kudlow, consigliere economico di Trump, che richiama alla memoria un G7 a Williamsburg ospitato da Reagan. "Allora Helmut Kohl ci chiese del miracolo economico americano; oggi Macron vuole farci vietare le cannucce", ironizza Kudlow. Riecheggia la critica dello stesso Trump a chi presiede questo G7: "Troppe distrazioni e banalità, accanimento europeo a tassare aziende americane con la digital tax, poca attenzione a quel che conta, cioè la crescita economica".
Kudlow ricorda che al G7 di Williamsburg (1983) il cancelliere tedesco ebbe l'umiltà di chiedere spiegazioni sulla ricetta reaganiana che rilanciò la crescita Usa. Oggi, prosegue Kudlow, l'America è di nuovo un modello a cui gli europei dovrebbero ispirarsi visto che cresce più di loro. Invece Macron e la Merkel si occupano di quisquilie come mettere fuori legge le cannucce di plastica.
Trump ha fatto aggiungere una sessione economica in cui ha spiegato tutto ciò che gli altri dovrebbero imparare da lui. Cioè riduzioni di tasse sulle imprese e deregulation per sostenere l'economia. Il divario di crescita a favore degli Stati Uniti è innegabile. Però la locomotiva americana rallenta, forse proprio per la prolungata guerra commerciale. Trump ha fatto anche al G7 un mezzo tentativo di arruolare contro la Cina gli europei. Il che avrebbe una logica. Se lui non avesse già colpito o minacciato con i dazi anche amici e alleati.