Dall’inizio della rivoluzione industriale a oggi le attività umane e in particolare l’uso dei combustibili fossili e la deforestazione hanno aumentato la concentrazione media annuale di CO2 nell’atmosfera dalle 280 parti per milione (ppm) agli attuali 411.7 ppm (luglio 2019). La concentrazione senz’altro più alta degli ultimi 800 mila anni se non, con molta probabilità, degli ultimi 20 milioni di anni. La CO2 che si accumula nell’atmosfera è la principale responsabile del cosiddetto effetto serra e, quindi, dell’innalzamento della temperatura del pianeta. Dall’innalzamento della temperatura dipendono direttamente la maggior parte dei problemi che affliggono oggi il pianeta. Qualsiasi altra questione, paragonata a questa, non riveste alcuna importanza.
Cosa possiamo fare? Certamente, ridurre le emissioni come si sente dire da tanto è una cosa buona e giusta ma, francamente, i risultati di questa strategia non …
Cosa possiamo fare? Certamente, ridurre le emissioni come si sente dire da tanto è una cosa buona e giusta ma, francamente, i risultati di questa strategia non …
Dall’inizio della rivoluzione industriale a oggi le attività umane e in particolare l’uso dei combustibili fossili e la deforestazione hanno aumentato la concentrazione media annuale di CO2 nell’atmosfera dalle 280 parti per milione (ppm) agli attuali 411.7 ppm (luglio 2019). La concentrazione senz’altro più alta degli ultimi 800 mila anni se non, con molta probabilità, degli ultimi 20 milioni di anni. La CO2 che si accumula nell’atmosfera è la principale responsabile del cosiddetto effetto serra e, quindi, dell’innalzamento della temperatura del pianeta. Dall’innalzamento della temperatura dipendono direttamente la maggior parte dei problemi che affliggono oggi il pianeta. Qualsiasi altra questione, paragonata a questa, non riveste alcuna importanza.
Cosa possiamo fare? Certamente, ridurre le emissioni come si sente dire da tanto è una cosa buona e giusta ma, francamente, i risultati di questa strategia non si sono visti.
Dal 1988, data in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava all’unanimità una risoluzione sul tema della Tutela del clima globale per le generazioni presenti e future dell’umanità, passando per la convenzione quadro sui cambiamenti climatici del 1992, il protocollo di Kyoto del 1997 e, infine, l’accordo di Parigi del 2015, le azioni intraprese hanno avuto come risultato che le emissioni globali annue sono aumentate all’incirca del 40% rispetto all’inizio del processo. Certo, si potrebbe obiettare che senza questi trattati la situazione avrebbe potuto essere peggiore. Forse è vero, ma un aumento del 40% di CO2 in trent’anni, nonostante generazioni di scienziati e attivisti abbiano cercato di modificare la curva piegandola verso il basso, non può essere considerato un buon risultato.
Quindi, cosa possiamo tentare ancora? Dovremmo coprire di alberi qualunque superficie del pianeta possa accoglierli. Subito. Le piante, attraverso la fotosintesi, assorbono la CO2 dall’atmosfera. In quantità opportune possono riportare il livello di questo gas a livelli non pericolosi. È l’unica reale possibilità. Ma prima è necessario bloccare ogni ulteriore deforestazione. Il taglio delle foreste non è compatibile con la nostra sopravvivenza come specie. Dobbiamo iniziare a difendere le poche residue grandi foreste del pianeta con tutti i mezzi. La difesa delle foreste dovrebbe diventare argomento prioritario di trattati internazionali che vincolino il maggior numero di stati — soprattutto quelli all’interno del cui territorio si trovano le principali riserve verdi del pianeta — alla totale intangibilità delle stesse. Dalla residua funzionalità di questi ecosistemi, lo ripeto, dipende la nostra stessa possibilità di sopravvivenza. Senza una sufficiente quantità di foreste, non esiste alcuna reale possibilità di poter invertire il trend di crescita della CO2. Per questo ritengo che la deforestazione dovrebbe essere trattata come un crimine contro l’umanità, e punita di conseguenza. Perché è di questo che si tratta. Chiunque, da qualunque parte del pianeta continui a tagliare le foreste rappresenta un pericolo per l’intera umanità. Puniamo molto severamente ogni potenziale tentativo di proliferazione delle armi atomiche: dovremmo riservare lo stesso trattamento a chi taglia i polmoni del pianeta. Non comprenderlo subito avrebbe conseguenze drammatiche. Sappiate che questa è l’unica, vera, emergenza mondiale. La maggior parte dei problemi che affliggono l’umanità, anche se apparentemente lontani, sono collegati al riscaldamento globale e rappresentano soltanto gli innocui prodromi di ciò che verrà se non l’affronteremo con la dovuta fermezza e efficienza.
Le piante possono aiutarci. Soltanto loro sono in grado di riportare la concentrazione di CO2 a livelli inoffensivi, qualunque altra proposta non ha alcuna possibilità di successo. Alberi dovrebbero coprire non solo ogni angolo del pianeta forestabilema anche, e soprattutto, le nostre città. Queste ospitando il 50% della popolazione mondiale (nel 2050 si arriverà al 70%), sono i luoghi del pianeta responsabili della produzione delle maggiori quantità di CO2. Le nostre città dovrebbero essere completamente coperte di piante. Non soltanto negli spazi deputati: parchi, giardini, viali, aiuole ecc. ma dappertutto, letteralmente: sui tetti, sulle facciate dei palazzi, lungo le strade, negli stadi, sulle scuole. La regola dovrebbe essere una sola e semplice: dovunque sia possibile far vivere una pianta, deve essercene una. La cosa non richiederebbe che costi irrilevanti se paragonati a qualunque altra possibilità, migliorerebbe in una miriade di modi la vita delle persone, non esigerebbe alcuna rivoluzione nelle nostre abitudini come richiesto da molte delle soluzioni alternative proposte e avrebbe un enorme impatto sull’assorbimento della CO2. Difendiamo le foreste, copriamo di piante le nostre città e il resto non tarderà a venire.
Questo intervento è una sintesi del testo che l’autore leggerà il 30 agosto ricevendo il premio Capalbio per il libro “La nazione delle piante” (Laterza)
Cosa possiamo fare? Certamente, ridurre le emissioni come si sente dire da tanto è una cosa buona e giusta ma, francamente, i risultati di questa strategia non si sono visti.
Dal 1988, data in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava all’unanimità una risoluzione sul tema della Tutela del clima globale per le generazioni presenti e future dell’umanità, passando per la convenzione quadro sui cambiamenti climatici del 1992, il protocollo di Kyoto del 1997 e, infine, l’accordo di Parigi del 2015, le azioni intraprese hanno avuto come risultato che le emissioni globali annue sono aumentate all’incirca del 40% rispetto all’inizio del processo. Certo, si potrebbe obiettare che senza questi trattati la situazione avrebbe potuto essere peggiore. Forse è vero, ma un aumento del 40% di CO2 in trent’anni, nonostante generazioni di scienziati e attivisti abbiano cercato di modificare la curva piegandola verso il basso, non può essere considerato un buon risultato.
Quindi, cosa possiamo tentare ancora? Dovremmo coprire di alberi qualunque superficie del pianeta possa accoglierli. Subito. Le piante, attraverso la fotosintesi, assorbono la CO2 dall’atmosfera. In quantità opportune possono riportare il livello di questo gas a livelli non pericolosi. È l’unica reale possibilità. Ma prima è necessario bloccare ogni ulteriore deforestazione. Il taglio delle foreste non è compatibile con la nostra sopravvivenza come specie. Dobbiamo iniziare a difendere le poche residue grandi foreste del pianeta con tutti i mezzi. La difesa delle foreste dovrebbe diventare argomento prioritario di trattati internazionali che vincolino il maggior numero di stati — soprattutto quelli all’interno del cui territorio si trovano le principali riserve verdi del pianeta — alla totale intangibilità delle stesse. Dalla residua funzionalità di questi ecosistemi, lo ripeto, dipende la nostra stessa possibilità di sopravvivenza. Senza una sufficiente quantità di foreste, non esiste alcuna reale possibilità di poter invertire il trend di crescita della CO2. Per questo ritengo che la deforestazione dovrebbe essere trattata come un crimine contro l’umanità, e punita di conseguenza. Perché è di questo che si tratta. Chiunque, da qualunque parte del pianeta continui a tagliare le foreste rappresenta un pericolo per l’intera umanità. Puniamo molto severamente ogni potenziale tentativo di proliferazione delle armi atomiche: dovremmo riservare lo stesso trattamento a chi taglia i polmoni del pianeta. Non comprenderlo subito avrebbe conseguenze drammatiche. Sappiate che questa è l’unica, vera, emergenza mondiale. La maggior parte dei problemi che affliggono l’umanità, anche se apparentemente lontani, sono collegati al riscaldamento globale e rappresentano soltanto gli innocui prodromi di ciò che verrà se non l’affronteremo con la dovuta fermezza e efficienza.
Le piante possono aiutarci. Soltanto loro sono in grado di riportare la concentrazione di CO2 a livelli inoffensivi, qualunque altra proposta non ha alcuna possibilità di successo. Alberi dovrebbero coprire non solo ogni angolo del pianeta forestabilema anche, e soprattutto, le nostre città. Queste ospitando il 50% della popolazione mondiale (nel 2050 si arriverà al 70%), sono i luoghi del pianeta responsabili della produzione delle maggiori quantità di CO2. Le nostre città dovrebbero essere completamente coperte di piante. Non soltanto negli spazi deputati: parchi, giardini, viali, aiuole ecc. ma dappertutto, letteralmente: sui tetti, sulle facciate dei palazzi, lungo le strade, negli stadi, sulle scuole. La regola dovrebbe essere una sola e semplice: dovunque sia possibile far vivere una pianta, deve essercene una. La cosa non richiederebbe che costi irrilevanti se paragonati a qualunque altra possibilità, migliorerebbe in una miriade di modi la vita delle persone, non esigerebbe alcuna rivoluzione nelle nostre abitudini come richiesto da molte delle soluzioni alternative proposte e avrebbe un enorme impatto sull’assorbimento della CO2. Difendiamo le foreste, copriamo di piante le nostre città e il resto non tarderà a venire.
Questo intervento è una sintesi del testo che l’autore leggerà il 30 agosto ricevendo il premio Capalbio per il libro “La nazione delle piante” (Laterza)