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Ma ora serve un colpo d’ala

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Ora che le carte sono sul tavolo, spetta al premier incaricato dare un senso all'accordo politico annunciato da Zingaretti e Di Maio. Non dovrebbe essere un compito astruso, quello che attende Giuseppe Conte, almeno per quanto riguarda le cose da fare. Infatti il programma economico lo fornirà l'Europa e i buoni rapporti con la futura Commissione von der Leyen potrebbero consentire qualche utile "bonus" al governo dell'Italia "desalvinizzata". L'arcigna austerità degli ultimi anni potrebbe cedere il passo a un'austerità selettiva e più flessibile, preziosa per pagare intanto le clausole di salvaguardia dell'Iva.

Già questo giustificherebbe metà delle ragioni che hanno spinto due forze agli antipodi - e in particolare il Pd - a mettere in piedi il Conte-bis ribaltato. Impresa rischiosa e carica di incognite.

Quanto al resto, non c'è davvero da attendersi granché: la ristrettezza de…
Ora che le carte sono sul tavolo, spetta al premier incaricato dare un senso all'accordo politico annunciato da Zingaretti e Di Maio. Non dovrebbe essere un compito astruso, quello che attende Giuseppe Conte, almeno per quanto riguarda le cose da fare. Infatti il programma economico lo fornirà l'Europa e i buoni rapporti con la futura Commissione von der Leyen potrebbero consentire qualche utile "bonus" al governo dell'Italia "desalvinizzata". L'arcigna austerità degli ultimi anni potrebbe cedere il passo a un'austerità selettiva e più flessibile, preziosa per pagare intanto le clausole di salvaguardia dell'Iva.

Già questo giustificherebbe metà delle ragioni che hanno spinto due forze agli antipodi - e in particolare il Pd - a mettere in piedi il Conte-bis ribaltato. Impresa rischiosa e carica di incognite.

Quanto al resto, non c'è davvero da attendersi granché: la ristrettezza dei tempi impedisce di approfondire i temi controversi e questo è un ottimo alibi per entrambi i soci della coalizione. Aspettiamoci un'alta marea di retorica, diffusa senza risparmio per coprire la povertà di idee e di soluzioni che il cosiddetto "programma condiviso" porterà con sé. Del resto, i veri impegni restano sullo sfondo, a cominciare dal taglio dei parlamentari che spingerà a scrivere una nuova legge elettorale in chiave proporzionale. E non sarà facile, nonostante la convergenza di interessi.

Molto più interessante è la questione dei ministri: chi va al posto di chi. Qui resta aperta la questione del vice-premierato a Di Maio, una sorta di assicurazione sulla vita per il giovane 5S che dice di non rinnegare nulla di quanto ha fatto nei quattordici mesi al governo con Salvini. Curioso modo di cominciare un'altra vita con un nuovo coniuge, il Pd. Che infatti stavolta non può accettare. Il nodo lo scioglierà Conte e non è escluso che il premier colga l'occasione per rinforzarsi ulteriormente proprio a scapito dei 5S, oltre che del Pd. In ogni caso, quel che conta è la possibilità di un colpo di scena o di un colpo d'ala tali da movimentare il quadro, così da mascherare la mediocrità in cui nuota il governo nascituro. Un'idea l'ha lanciata ieri sera Beppe Grillo: un ministero formato da personalità di primo piano della vita civile, lontane dal "poltronismo" che affligge anche i Cinque Stelle (osservazione quanto meno tardiva), lasciando ai sottosegretari di curare l'indirizzo politico della compagine. L'idea è tutt'altro che nuova, ma verrebbe presentata come inedita se si deciderà di adottarla. Il problema è che riesce difficile credere che il M5S di oggi - un misto di centrismo furbesco e di massimalismo demagogico - possa rinunciare a posti e poltrone ministeriali per obbedire al suo antico "guru".

Certo, se accadrà sarà un evento che può cambiare il giudizio sull'operazione debole e contraddittoria denominata Conte-bis. Ma è un po' strano che Di Maio, il piccolo capo disposto a fare le barricate per salvare - senza successo - il suo scranno di "vice", possa accettare il consiglio di Grillo e rinunciare ai ministeri per aprire le porte a una serie di illustri personalità indipendenti. Anche questo è il segno che qualcosa ribolle nella pentola dei 5S. Allo stesso tempo, anche il Pd è un partito ferito: come dimostra la scissione individuale di Calenda a cui dedicheremo spazio domani.