Rai, la sfida della riforma
Stefano Balassone , di STEFANO BALASSONE
È orribile che al cambiare delle alleanze di governo, da tante parti (per ora solo giornali) ci si tuffi a immaginare il contro-cambiamento nella Rai. E allora ne approfittiamo per affermare a futura memoria che fra le sfide del Governo, altro che rivedere le tabelle degli amici, c'è davvero quella di dare alla Rai una forma e un senso nuovi. E suggeriamo, non richiesti, quanto segue.
Intanto, dall'interno della stessa Rai, rivedere il Piano Industriale che è monco della riorganizzazione delle Testate - cioè dell'aspetto più essenziale - in omaggio a un'idea di pluralismo che sa di muffa politicante e corporativa. Mentre dall'esterno, la politica dovrebbe smontare, facendosi coraggio, la Legge Gasparri che ingessa da par suo la tv in chiaro. Il punto fermo, altrimenti è solo fuffa, è che la Rai separi canali e attività realizzate con il canone, rispetto a quelle finanziate con ricavi di mercato.
Questo &egra…
Intanto, dall'interno della stessa Rai, rivedere il Piano Industriale che è monco della riorganizzazione delle Testate - cioè dell'aspetto più essenziale - in omaggio a un'idea di pluralismo che sa di muffa politicante e corporativa. Mentre dall'esterno, la politica dovrebbe smontare, facendosi coraggio, la Legge Gasparri che ingessa da par suo la tv in chiaro. Il punto fermo, altrimenti è solo fuffa, è che la Rai separi canali e attività realizzate con il canone, rispetto a quelle finanziate con ricavi di mercato.
Questo &egra…
È orribile che al cambiare delle alleanze di governo, da tante parti (per ora solo giornali) ci si tuffi a immaginare il contro-cambiamento nella Rai. E allora ne approfittiamo per affermare a futura memoria che fra le sfide del Governo, altro che rivedere le tabelle degli amici, c'è davvero quella di dare alla Rai una forma e un senso nuovi. E suggeriamo, non richiesti, quanto segue.
Intanto, dall'interno della stessa Rai, rivedere il Piano Industriale che è monco della riorganizzazione delle Testate - cioè dell'aspetto più essenziale - in omaggio a un'idea di pluralismo che sa di muffa politicante e corporativa. Mentre dall'esterno, la politica dovrebbe smontare, facendosi coraggio, la Legge Gasparri che ingessa da par suo la tv in chiaro. Il punto fermo, altrimenti è solo fuffa, è che la Rai separi canali e attività realizzate con il canone, rispetto a quelle finanziate con ricavi di mercato.
Questo è fondamentale perché la Rai sia il perno industriale del sistema dell'audiovisivo nazionale. Lasciateglielo fare e non state a tormentarvi su cosa sia, più o meno, il "servizio pubblico". Se iniziate a correre appresso a queste ciance finirete col cedere, tanto per non cambiare, agli interessi non più giusti, ma di quelli che paiono più simili a voi stessi.
Quanto a definire gli obblighi (misurabili, per carità) della concessionaria pubblica, c'è il Contratto di Servizio. Usatelo. Ma prima dovete intervenire per rendere i vertici Rai indipendenti dagli stessi che li nominano. Si può, è la sfida consiste nel fare una legge che copi quanto da sempre avviene con la BBC. Che è anche semplice come meccanismo anche se fa a cazzotti con quanto tutti hanno finora fatto.
Ah, dimenticavamo: fissate il canone e non rivendetevelo a fettine ad ogni turno elettorale, nell'illusione che il popolo ve ne sia adeguatamente grato. Fatto questo nominate i malcapitati, chiudeteli dentro e, se proprio vi frigge di guidare la tv, limitatevi al potere, in sé già enorme, che troverete nel telecomando.
Intanto, dall'interno della stessa Rai, rivedere il Piano Industriale che è monco della riorganizzazione delle Testate - cioè dell'aspetto più essenziale - in omaggio a un'idea di pluralismo che sa di muffa politicante e corporativa. Mentre dall'esterno, la politica dovrebbe smontare, facendosi coraggio, la Legge Gasparri che ingessa da par suo la tv in chiaro. Il punto fermo, altrimenti è solo fuffa, è che la Rai separi canali e attività realizzate con il canone, rispetto a quelle finanziate con ricavi di mercato.
Questo è fondamentale perché la Rai sia il perno industriale del sistema dell'audiovisivo nazionale. Lasciateglielo fare e non state a tormentarvi su cosa sia, più o meno, il "servizio pubblico". Se iniziate a correre appresso a queste ciance finirete col cedere, tanto per non cambiare, agli interessi non più giusti, ma di quelli che paiono più simili a voi stessi.
Quanto a definire gli obblighi (misurabili, per carità) della concessionaria pubblica, c'è il Contratto di Servizio. Usatelo. Ma prima dovete intervenire per rendere i vertici Rai indipendenti dagli stessi che li nominano. Si può, è la sfida consiste nel fare una legge che copi quanto da sempre avviene con la BBC. Che è anche semplice come meccanismo anche se fa a cazzotti con quanto tutti hanno finora fatto.
Ah, dimenticavamo: fissate il canone e non rivendetevelo a fettine ad ogni turno elettorale, nell'illusione che il popolo ve ne sia adeguatamente grato. Fatto questo nominate i malcapitati, chiudeteli dentro e, se proprio vi frigge di guidare la tv, limitatevi al potere, in sé già enorme, che troverete nel telecomando.