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(ap)

Commissario Ue, il nodo irrisolto

Si tratta del primo problema sul tavolo del premier Conte. Dovrà affrontarlo subito dopo il giuramento perché siamo già quasi oltre il tempo massimo
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Il nome del commissario da indicare alla presidente von der Leyen è il primo problema sul tavolo del premier Conte. Dovrà affrontarlo subito dopo il giuramento perché siamo già quasi oltre il tempo massimo. La Francia nei giorni scorsi ha indicato Sylvie Goulard, personalità nota per la sua esperienza fuori dal comune dei meccanismi e delle rigidità che regolano l'istituzione a Bruxelles. Ecco perché la scelta italiana è tutt'altro che secondaria.

Dopo le elezioni di maggio con il 34 per cento raccolto dalla Lega, era scontato che a decidere sarebbe stato Salvini. Ma da allora, come è noto, molta acqua è passata sotto i ponti. I leghisti hanno votato contro la presidenza tedesca, poi il Conte-uno è caduto e oggi il Carroccio è fuori: si presume con soddisfazione di quanti, tedeschi e francesi in testa, non hanno mai fatto mistero della loro ostilità al "sovranismo" euroscettic…
Il nome del commissario da indicare alla presidente von der Leyen è il primo problema sul tavolo del premier Conte. Dovrà affrontarlo subito dopo il giuramento perché siamo già quasi oltre il tempo massimo. La Francia nei giorni scorsi ha indicato Sylvie Goulard, personalità nota per la sua esperienza fuori dal comune dei meccanismi e delle rigidità che regolano l'istituzione a Bruxelles. Ecco perché la scelta italiana è tutt'altro che secondaria.

Dopo le elezioni di maggio con il 34 per cento raccolto dalla Lega, era scontato che a decidere sarebbe stato Salvini. Ma da allora, come è noto, molta acqua è passata sotto i ponti. I leghisti hanno votato contro la presidenza tedesca, poi il Conte-uno è caduto e oggi il Carroccio è fuori: si presume con soddisfazione di quanti, tedeschi e francesi in testa, non hanno mai fatto mistero della loro ostilità al "sovranismo" euroscettico in un paese come l'Italia. Qualcuno a destra prova a dire, per gettare un sasso nello stagno, che la scelta del Conte-due dovrebbe rispettare il voto di primavera e premiare la Lega nonostante il rovesciamento dei ruoli in Parlamento. Ma si tratta di una boutade senza risvolti concreti.

Il commissario esprimerà, è ovvio, la linea di ortodossia europea della nuova maggioranza. Ma ciò non significa che individuare il nome adatto - da concertare con Mattarella, sia pure in forme non ufficiali - sia semplice. Non è o non dovrebbe essere un tassello nella spartizione tra 5S e Pd, quasi un ministero aggiunto. È vero peraltro che oggi esiste un filo sottile che lega la nomina del ministro degli Esteri all'indicazione del rappresentante italiano. In base alla logica politica, il Pd avrebbe tutto l'interesse a scegliere per la Farnesina un nome di prestigio come Paolo Gentiloni. Ex premier, ex ministro degli Esteri, presidente del Pd: se si vuole bilanciare Conte a Palazzo Chigi, anche oggi che questi si dichiara estraneo al mondo dei 5S, il ministero degli Esteri è il luogo ideale, come è sempre stato nella storia della Repubblica. 

Stranamente invece continuano a correre altri nomi e Gentiloni è citato in prevalenza come commissario europeo. Con un filo di malizia si può supporre che a Palazzo Chigi sarebbero contenti di non avere una personaggio di peso a curare la politica estera e i rapporti internazionali. Lo stesso Renzi si è affrettato a suggerire (al Messaggero) che il posto di Gentiloni deve essere a Bruxelles anziché a Roma.

Tutto può essere, ma occorre sottolineare un punto: il profilo dell'ex presidente del Consiglio sarebbe perfetto per guidare la Commissione, se fosse toccato all'Italia e non alla von der Leyen; viceversa è persino troppo per i compiti di un commissario. Ruolo che richiede una competenza specifica, pronta all'uso, della macchina europea e in fondo anche una particolare mentalità. Al di là delle polemiche, non sorprende che Macron abbia scelto la Goulard e non un ex ministro degli Esteri. Oppure qualcuno bisognoso di un lungo rodaggio. A Roma la figura che più rispecchia le caratteristiche richieste dalla Commissione, nell'ottica europeista della nuova maggioranza, è certamente l'esperto Enzo Moavero Milanesi. Gentiloni alla Farnesina e Moavero commissario: sarebbe un'opzione razionale in un momento di notevole irrazionalità.