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(ansa)

Il Rousseau del M5s: la piattaforma del mistero

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Il problema non è la consultazione: il problema è la mancanza di trasparenza
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Forse un giorno gli archeologi, per capire la nostra epoca, andranno ad analizzare i misteriosi server dell'Associazione Rousseau. Quanti erano davvero gli aventi diritto al voto? 
Qualcuno ha votato più volte? Qualcuno ha provato a modificare la tabella dei risultati? È tutto in alcuni computer, nel cloud di qualche grande operatore, e noi non possiamo saperlo. In fondo, per come stanno le cose in termini di trasparenza, Rousseau purtroppo non è molto diverso dall'oracolo di Delfi.

Allora la Pizia del tempio di Apollo si stordiva con i fumi che uscivano da un crepa nel terreno ed emanava responsi che servivano a iniziare e finire guerre leggendarie. Qui da un computer stasera uscirà il verdetto che può far nascere o morire il secondo governo Conte. Con tutte le conseguenze del caso. Certo, migliaia di persone avranno votato, e questo non solo non è un male: è un bene. 

Chi oggi attacca il fatto che un partito, …
Forse un giorno gli archeologi, per capire la nostra epoca, andranno ad analizzare i misteriosi server dell'Associazione Rousseau. Quanti erano davvero gli aventi diritto al voto? 
Qualcuno ha votato più volte? Qualcuno ha provato a modificare la tabella dei risultati? È tutto in alcuni computer, nel cloud di qualche grande operatore, e noi non possiamo saperlo. In fondo, per come stanno le cose in termini di trasparenza, Rousseau purtroppo non è molto diverso dall'oracolo di Delfi.

Allora la Pizia del tempio di Apollo si stordiva con i fumi che uscivano da un crepa nel terreno ed emanava responsi che servivano a iniziare e finire guerre leggendarie. Qui da un computer stasera uscirà il verdetto che può far nascere o morire il secondo governo Conte. Con tutte le conseguenze del caso. Certo, migliaia di persone avranno votato, e questo non solo non è un male: è un bene. 

Chi oggi attacca il fatto che un partito, meglio, un movimento, decide di ascoltare i suoi militanti alla vigilia di un passaggio politico decisivo, commette un grave errore. Certo, un vero leader politico non si fa imporre la linea dalla piazza ma, se convinto della strada da prendere, avendo più competenza e informazioni, prova semmai a far cambiare idea ai suoi elettori. A farli ragionare. 

Tuttavia il problema non è la consultazione: il problema è la mancanza di trasparenza di Rousseau. La partecipazione dei cittadini alla vita politica è un obiettivo che tutti i partiti (e tutti i governi) del mondo dovrebbero darsi. Nel febbraio del 2017, per fare un esempio, per una settimana ben 155 mila militanti di Podemos votarono via web linea politica e leadership del partito spagnolo. Nessuno scandalo. 

Ed è un indubbio merito dei cinquestelle aver preso per primi questa strada molto prima del varo della piattaforma Rousseau che risale all'aprile del 2016. I primi passi risalgono al 2012 quando la giurista Beth Noveck, che ai tempi era nel team di Barack Obama, ripeteva questa profezia: "The next big thing in technology will be democracy". La prossima grande rivoluzione tecnologica sarà la democrazia. Allora nessuno aveva visto i pericoli della manipolazione delle informazioni e dell'opinione pubblica tramite social network che lo scandalo Cambridge Analytica metterà in luce. Allora si vedevano solo le opportunità di usare il digitale per rendere i governi trasparenti e partecipati. In breve: mettere in rete tutti i dati e dotarsi di strumenti per far partecipare i cittadini al processo decisionale. Si chiama Open Government ed è un traguardo che molti Paesi lentamente cercano di raggiungere. 

Quello che fanno i cinquestelle è diverso, arriva prima del governo: riguarda la vita interna di un partito. Ma anche qui, dire che è sbagliato in assoluto è ipocrita, soprattutto se il tuo partito, il Pd, prima, ai tempi di Renzi, ha provato a fare qualcosa di simile di cui si sono perse le tracce (ricordate Bob?); poi, un mese fa, ha detto che avrebbe lanciato una piattaforma, una app, riservata ai militanti, per fare concorrenza a Rousseau. Come sarà lo vedremo presto. 

Ma intanto va ribadito che uno strumento così delicato e potente avrebbe bisogno, da parte di chi lo promuove e lo gestisce, di competenza e trasparenza. Due caratteristiche che in questi anni nel progetto Rousseau sono sempre mancate. Sul primo punto parlano i beffardi attacchi hacker che hanno messo in rete i numeri di telefono dei leader del MoVimento; ma anche la faciloneria con cui a un certo punto si è evocata la tecnologia blockchain per rendere sicuro il processo di votazione (a livello globale è in corso un dibattito tutt'altro che risolto sul tema e almeno tre startup americane arrancano in cerca di fondi). 

Ma è la mancata trasparenza il problema più grave. E il fatto che a un certo punto, nei giorni scorsi, sia spuntato un notaio del MoVimento che ha detto che queste votazioni sono come il televoto di X-Factor ha aumentato la sensazione che siamo nelle mani di una Pizia moderna che ha già deciso come deve andare a finire questo voto. 

Già una volta, in occasione delle primarie di Genova, Beppe Grillo fece come Alessandro Magno davanti a un responso sgradito: disse, fidatevi di me, il responso è un altro. Chissà che non debba ripetersi.