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Roberto Mancini, 54 anni (reuters)

Armenia-Italia 1-3, tante ombre e un risultato da maneggiare con cura

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La svolta dopo l'espulsione di Karapetyan per un fallo inesistente. Difesa azzurra poco impegnata ma anche poco sicura, al disotto del previsto le prestazioni di Bernardeschi e Chiesa. I migliori Belotti ed Emerson
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Bella partita, l'Armenia. Il suo pubblico, entusiasta e commosso, l'ha applaudita come se avesse vinto. Ma aveva vinto 3-1 l'Italia e nei commenti avranno gioco facile i risultatisti. E diranno: volete buttar via un 3-1 fuori casa, quinto successo consecutivo, qualificazione praticamente in tasca? Buttarlo via no, maneggiarlo con cautela sì. La svolta sta in una decisione dell'arbitro, che dà il secondo giallo a Karapetyan per un fallo inesistente (presunta gomitata a Bonucci). Il primo se l'era preso dopo un battibecco con Verratti che, ammonito, non potrà giocare in Finlandia. Del nostro centrocampo era stato il meno peggio, ma il difetto di stazionare sempre dove c'è un segnale di burrasca non lo perderà mai.

Karapetyan è un omone barbuto con l'aria da boscaiolo. Aveva portato in vantaggio i suoi dopo 11' con un sinistro preciso, dopo un contropiede micidiale. Unica punta, dava profondità alla squadra…
Bella partita, l'Armenia. Il suo pubblico, entusiasta e commosso, l'ha applaudita come se avesse vinto. Ma aveva vinto 3-1 l'Italia e nei commenti avranno gioco facile i risultatisti. E diranno: volete buttar via un 3-1 fuori casa, quinto successo consecutivo, qualificazione praticamente in tasca? Buttarlo via no, maneggiarlo con cautela sì. La svolta sta in una decisione dell'arbitro, che dà il secondo giallo a Karapetyan per un fallo inesistente (presunta gomitata a Bonucci). Il primo se l'era preso dopo un battibecco con Verratti che, ammonito, non potrà giocare in Finlandia. Del nostro centrocampo era stato il meno peggio, ma il difetto di stazionare sempre dove c'è un segnale di burrasca non lo perderà mai.

Karapetyan è un omone barbuto con l'aria da boscaiolo. Aveva portato in vantaggio i suoi dopo 11' con un sinistro preciso, dopo un contropiede micidiale. Unica punta, dava profondità alla squadra e creava spazio a Mkhitaryan . Italia non pervenuta, lenta e molle. Non a caso il migliore è stato Belotti, più avanti nella condizione. Segna l'1-1, spreca un paio di volte il 2-1, l'Uefa lo omaggia del 3-1 (palo e sul rimbalzo autogol del portiere), segnerebbe il 4-1 ma è annullato per fuorigioco (inesistente), si fa notare anche per i recuperi difensivi. È uno che, gol o no, sa giocare per sé e per la squadra. Con lui va citato Emerson, vera spina di sinistra, già rodato dal campionato inglese.

Passiamo agli esterni d'attacco: molto al disotto del previsto Bernardeschi, abbastanza al disotto Chiesa. A lungo Mancini era stato in bilico tra Bernardeschi e Lorenzo Pellegrini. Che, a parte un'infantile discussione con Sensi su chi dovesse calciare una punizione dal limite (ragazzi, siete in Nazionale, non all'oratorio), ha finalmente fatto quello che il ct aveva chiesto agli altri due vice- Insigne. Stare larghi con Emerson sulle sue, accentrarsi se avanzava. Così è arrivato il 2-1, che ha steso l'Armenia, inciucchita dalle continue rincorse (Hovhanissyan pareva parente di Bolt). Nella mia valutazione pesa la considerazione che per la prima mezzora del secondo tempo l'Italia non abbia saputo sfruttato la superiorità numerica. Secondo Mancini perdere Karapetyan è stato un vantaggio per l'Armenia, perché l'ha spinta a catenaccio e contropiede. E che altro poteva e doveva fare, di grazia, contro la magna Italia? Piuttosto, se è sempre attuale l'idea che devono giocare i più in forma, tenere in campo Bernardeschi per 83' mi pare più un azzardo che un atto di fiducia. Poco impegnata ma anche poco sicura la difesa, sbagliati troppi disimpegni facili. Mancava Chiellini, questo disco suonerà per mesi. E tra un giorno di Armenia-Italia non parlerà più nessuno. Meglio.