Errori e regali, ma seguendo il Mancio c’è un futuro
di MAURIZIO CROSETTIL'Italia è un cantiere elettrico, una squadra adolescente molto interessante. Vive di slanci e della continua attitudine al gioco: giocare sempre, non sprecare, non improvvisare
Si vince con un rigore un po' regalato ma si vince sempre. Quando gioca Belotti, segna Belotti. Stavolta ha giocato Immobile e ha segnato Immobile. L'Italia è un cantiere elettrico, una squadra adolescente molto interessante. Vive di slanci e della continua attitudine al gioco: giocare sempre, non sprecare, non improvvisare. Poi, essendo ragazzina, la Nazionale è anche distratta e lunatica, ha dolci malanni di crescita: a noi il rigore lo regala l'arbitro, ma alla Finlandia l'aveva regalato Sensi, peraltro giocatore di categoria superiore (nel primo tempo, nel secondo no). Ma sono episodi: fanno punteggio, non filosofia. Quella, ci dice che gli azzurri hanno ormai una forza di gruppo che va oltre i nomi scelti da Mancini: i ragazzi gli rispondono sempre, c'è una lista di titolari aggiunti molto lunga, si vede che la partecipazione è profonda. Le squadre hanno futuro quando si chiudono come la mano che stringe la noce: Roberto Mancini ha …
Si vince con un rigore un po' regalato ma si vince sempre. Quando gioca Belotti, segna Belotti. Stavolta ha giocato Immobile e ha segnato Immobile. L'Italia è un cantiere elettrico, una squadra adolescente molto interessante. Vive di slanci e della continua attitudine al gioco: giocare sempre, non sprecare, non improvvisare. Poi, essendo ragazzina, la Nazionale è anche distratta e lunatica, ha dolci malanni di crescita: a noi il rigore lo regala l'arbitro, ma alla Finlandia l'aveva regalato Sensi, peraltro giocatore di categoria superiore (nel primo tempo, nel secondo no). Ma sono episodi: fanno punteggio, non filosofia. Quella, ci dice che gli azzurri hanno ormai una forza di gruppo che va oltre i nomi scelti da Mancini: i ragazzi gli rispondono sempre, c'è una lista di titolari aggiunti molto lunga, si vede che la partecipazione è profonda. Le squadre hanno futuro quando si chiudono come la mano che stringe la noce: Roberto Mancini ha ottenuto questo, dopo il precipizio di quel Mondiale perduto. Non era facile e neanche scontato.
Rispetto alla pallida vittoria contro l'Armenia, si cambia mezza squadra e si cambia in meglio. Anche in assenza del regista Verratti, l'idea di gioco procede. È il centrocampo dei piccoletti, Barella e Sensi hanno un talento antico, sono i più bravi al campetto dei bambini dove saltano quelli più grossi. Se Conte li ha voluti all'Inter, un motivo c'è. A proposito: con Mancini sembra tornato lo spirito di quell'Europeo quasi miracoloso, quando Conte fu la mano e l'Italia la noce. Il Mancio è carismatico, porta i giocatori dove vuole come il suo prestigioso collega e questi lo seguono più o meno ovunque. Cinque calciatori nuovi potevano essere tanti, forse troppi, ma il cambio ha migliorato l'Italia cominciando dalla difesa dove Acerbi pareva un veterano, magari dipende dal fluido di quel numero 3 gentilmente prestato (solo prestato) da Chiellini. Ma è nel mezzo che si decidono i destini. Qualche errore bisogna metterlo in conto, neppure Jorginho ne è esente, ma i piccoletti sanno sempre cosa fare del pallone. Bene gli azzurri anche quando girano al largo, dove Chiesa è ancora un po' intristito ma almeno trova l'assist per Immobile, e Florenzi sostituisce subito e bene Emerson, tradito dal primo scatto a freddo. Il gioco largo è un altro pallino di Mancini, lo proponga Bernardeschi oppure Pellegrini, e questa duttilità nel cambiamento è una forza oltre che una risorsa. Del centravanti, maglia totemica, si è detto: la indossano con identico profitto Belotti e Immobile ed è solo l'inizio, soltanto il primo azzurro del mattino. Ma è già lucente.
Rispetto alla pallida vittoria contro l'Armenia, si cambia mezza squadra e si cambia in meglio. Anche in assenza del regista Verratti, l'idea di gioco procede. È il centrocampo dei piccoletti, Barella e Sensi hanno un talento antico, sono i più bravi al campetto dei bambini dove saltano quelli più grossi. Se Conte li ha voluti all'Inter, un motivo c'è. A proposito: con Mancini sembra tornato lo spirito di quell'Europeo quasi miracoloso, quando Conte fu la mano e l'Italia la noce. Il Mancio è carismatico, porta i giocatori dove vuole come il suo prestigioso collega e questi lo seguono più o meno ovunque. Cinque calciatori nuovi potevano essere tanti, forse troppi, ma il cambio ha migliorato l'Italia cominciando dalla difesa dove Acerbi pareva un veterano, magari dipende dal fluido di quel numero 3 gentilmente prestato (solo prestato) da Chiellini. Ma è nel mezzo che si decidono i destini. Qualche errore bisogna metterlo in conto, neppure Jorginho ne è esente, ma i piccoletti sanno sempre cosa fare del pallone. Bene gli azzurri anche quando girano al largo, dove Chiesa è ancora un po' intristito ma almeno trova l'assist per Immobile, e Florenzi sostituisce subito e bene Emerson, tradito dal primo scatto a freddo. Il gioco largo è un altro pallino di Mancini, lo proponga Bernardeschi oppure Pellegrini, e questa duttilità nel cambiamento è una forza oltre che una risorsa. Del centravanti, maglia totemica, si è detto: la indossano con identico profitto Belotti e Immobile ed è solo l'inizio, soltanto il primo azzurro del mattino. Ma è già lucente.