Se vivere green non basta più
Stefano Mancuso , di STEFANO MANCUSO
Dopo essere stata per decenni - dalla metà degli Anni Sessanta almeno - una materia relegata al solo interesse degli addetti ai lavori o di minuscole frange, ecologicamente consapevoli, della popolazione, la necessità di modificare, senza indugio, i nostri comportamenti affinché fenomeni drammatici come il riscaldamento globale invertano il loro trend, inizia a farsi sentire prepotente dappertutto in Europa.
Città green, trasporti green, aziende green: di colpo l'essere green è diventato un requisito fondamentale cui nessuno sembra potersi più esimere. Aziende di ogni ordine e grado che fino a, letteralmente, ieri vedevano in qualunque ideale ecologista un fastidioso passatempo per fricchettoni, sono oggi inflessibilmente schierate fra le file dei sostenibili e green. Anche se le attività della maggior parte di questi cloroneofiti è soprattutto indirizzata al cosiddetto greenwashing, a rendere verde con un semplice lavaggio …
Città green, trasporti green, aziende green: di colpo l'essere green è diventato un requisito fondamentale cui nessuno sembra potersi più esimere. Aziende di ogni ordine e grado che fino a, letteralmente, ieri vedevano in qualunque ideale ecologista un fastidioso passatempo per fricchettoni, sono oggi inflessibilmente schierate fra le file dei sostenibili e green. Anche se le attività della maggior parte di questi cloroneofiti è soprattutto indirizzata al cosiddetto greenwashing, a rendere verde con un semplice lavaggio …
Dopo essere stata per decenni - dalla metà degli Anni Sessanta almeno - una materia relegata al solo interesse degli addetti ai lavori o di minuscole frange, ecologicamente consapevoli, della popolazione, la necessità di modificare, senza indugio, i nostri comportamenti affinché fenomeni drammatici come il riscaldamento globale invertano il loro trend, inizia a farsi sentire prepotente dappertutto in Europa.
Città green, trasporti green, aziende green: di colpo l'essere green è diventato un requisito fondamentale cui nessuno sembra potersi più esimere. Aziende di ogni ordine e grado che fino a, letteralmente, ieri vedevano in qualunque ideale ecologista un fastidioso passatempo per fricchettoni, sono oggi inflessibilmente schierate fra le file dei sostenibili e green. Anche se le attività della maggior parte di questi cloroneofiti è soprattutto indirizzata al cosiddetto greenwashing, a rendere verde con un semplice lavaggio la propria nera coscienza consumista, c'è, per lo meno la possibilità che col tempo anche nei più incalliti questo seme di consapevolezza possa portare a una vera conversione ecologica.
È un risultato importante, che attendevamo da tempo. Ma che va accompagnato con giudizio affinché porti ai risultati sperati. Agire nell'interesse dell'ambiente, infatti, non è semplice. Molte azioni che sembrano ecologicamente virtuose, quando le si analizza in dettaglio, dimostrano la loro fragilità. Cosa fare quindi? Modificare i propri consumi è certamente importante, ma prima che questo accada ci vorrà del tempo. Ed il tempo è proprio ciò che ci manca. Scriveva domenica Gabriele Romagnoli su questo giornale che pensare di risolvere la crisi ambientale attraverso le scelte ragionate delle persone, il contagio virtuoso e il passaparola come quando si decreta il successo di un libro, sia utopico. Sono d'accordo.
Da solo il cambiamento dal basso non basta. Senza una energica azione politica e economica, non otterremo alcun risultato. Ecco perché bisognerebbe immediatamente 1) includere nella nostra costituzione la protezione della natura e la difesa dell'ambiente. Il dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale, va esteso all'ambiente e alle future generazioni. Consumare risorse senza preoccuparsi del loro esaurimento è un crimine contro chi verrà dopo di noi. In un certo senso dovremmo iniziare a pensare che è la sopravvivenza della stessa nostra specie ad essere in pericolo. Non può esserci nulla di più importante per una Costituzione. È difficile, richiederebbe probabilmente un impegno eccezionale, ma l'importanza del risultato sarebbe di gran lunga più importante di qualunque sforzo. 2) Far capire agli imprenditori che la rivoluzione verde è un'enorme opportunità per il futuro delle nostre aziende. Lo scenario che abbiamo davanti è quello della fine di un conflitto mondiale. Abbiamo fatto guerra al Pianeta per secoli e ora che questa guerra sta per terminare, le opportunità sono illimitate. C'è da ricostruire tutto in modo che sia sostenibile per l'ambiente, non consumi risorse per il futuro, non inquini. Bisogna trovare soluzioni, investire in ricerca, aiutare le imprese. Gli italiani hanno la creatività, l'esperienza e le conoscenze per primeggiare in questo, purché ci siano politici lungimiranti che accompagnino il Paese in questo processo di riconversione. 3) Ciascuno di noi dovrebbe piantare più alberi possibile. Si tratta di un'operazione semplice, economica, veloce, e i cui risultati sarebbero innumerevoli per il nostro benessere e per quello delle prossime generazioni. Dobbiamo coprire di alberi le nostre città. Non c'è un solo motivo perché le città non debbano essere completamente verdi. È in città che si produce il 70% della CO2 mondiale ed è li che deve essere bloccata dalle piante. Non è certamente la soluzione definitiva, ma può essere una base su cui costruire il futuro del nostro ambiente.
Città green, trasporti green, aziende green: di colpo l'essere green è diventato un requisito fondamentale cui nessuno sembra potersi più esimere. Aziende di ogni ordine e grado che fino a, letteralmente, ieri vedevano in qualunque ideale ecologista un fastidioso passatempo per fricchettoni, sono oggi inflessibilmente schierate fra le file dei sostenibili e green. Anche se le attività della maggior parte di questi cloroneofiti è soprattutto indirizzata al cosiddetto greenwashing, a rendere verde con un semplice lavaggio la propria nera coscienza consumista, c'è, per lo meno la possibilità che col tempo anche nei più incalliti questo seme di consapevolezza possa portare a una vera conversione ecologica.
È un risultato importante, che attendevamo da tempo. Ma che va accompagnato con giudizio affinché porti ai risultati sperati. Agire nell'interesse dell'ambiente, infatti, non è semplice. Molte azioni che sembrano ecologicamente virtuose, quando le si analizza in dettaglio, dimostrano la loro fragilità. Cosa fare quindi? Modificare i propri consumi è certamente importante, ma prima che questo accada ci vorrà del tempo. Ed il tempo è proprio ciò che ci manca. Scriveva domenica Gabriele Romagnoli su questo giornale che pensare di risolvere la crisi ambientale attraverso le scelte ragionate delle persone, il contagio virtuoso e il passaparola come quando si decreta il successo di un libro, sia utopico. Sono d'accordo.
Da solo il cambiamento dal basso non basta. Senza una energica azione politica e economica, non otterremo alcun risultato. Ecco perché bisognerebbe immediatamente 1) includere nella nostra costituzione la protezione della natura e la difesa dell'ambiente. Il dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale, va esteso all'ambiente e alle future generazioni. Consumare risorse senza preoccuparsi del loro esaurimento è un crimine contro chi verrà dopo di noi. In un certo senso dovremmo iniziare a pensare che è la sopravvivenza della stessa nostra specie ad essere in pericolo. Non può esserci nulla di più importante per una Costituzione. È difficile, richiederebbe probabilmente un impegno eccezionale, ma l'importanza del risultato sarebbe di gran lunga più importante di qualunque sforzo. 2) Far capire agli imprenditori che la rivoluzione verde è un'enorme opportunità per il futuro delle nostre aziende. Lo scenario che abbiamo davanti è quello della fine di un conflitto mondiale. Abbiamo fatto guerra al Pianeta per secoli e ora che questa guerra sta per terminare, le opportunità sono illimitate. C'è da ricostruire tutto in modo che sia sostenibile per l'ambiente, non consumi risorse per il futuro, non inquini. Bisogna trovare soluzioni, investire in ricerca, aiutare le imprese. Gli italiani hanno la creatività, l'esperienza e le conoscenze per primeggiare in questo, purché ci siano politici lungimiranti che accompagnino il Paese in questo processo di riconversione. 3) Ciascuno di noi dovrebbe piantare più alberi possibile. Si tratta di un'operazione semplice, economica, veloce, e i cui risultati sarebbero innumerevoli per il nostro benessere e per quello delle prossime generazioni. Dobbiamo coprire di alberi le nostre città. Non c'è un solo motivo perché le città non debbano essere completamente verdi. È in città che si produce il 70% della CO2 mondiale ed è li che deve essere bloccata dalle piante. Non è certamente la soluzione definitiva, ma può essere una base su cui costruire il futuro del nostro ambiente.