Quel che non può permettersi il Conte bis
Massimo Giannini , di MASSIMO GIANNINILitigare sulle poltrone, invece che cominciare a dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini, è un pericolo mortale per Di Maio e Zingaretti. È un regalo a Salvini e alla sua propaganda sfascio-populista
Leo Longanesi, il sulfureo e geniale fustigatore dei costumi dell’Arcitaliano, lo diceva sempre: perché assumere una responsabilità, quando puoi assumere un sottosegretario? In attesa di assumersi la responsabilità di tirar fuori l’Italia dalla crisi, il governo giallorosso di sottosegretari ne ha assunti 42. Nulla di scandaloso: tutti i governi della Repubblica, risolta la grana più importante della lista dei ministri, si sono poi spartiti generosamente gli incarichi di sottogoverno. Ma nella Grande Abbuffata dei demo-stellati ci sono due aggravanti.
La prima aggravante: l’applicazione del manuale Cencelli agli strapuntini del potere ha reso necessario un suk più laborioso e pericoloso del solito. Non si trattava soltanto di ricollocare gli ex ministri silurati, ma anche di accontentare le correnti interne dei due schieramenti. Vale per il Movimento Cinque Stelle, che con buona dose di ipocrisia non parla mai di correnti divise ma…
La prima aggravante: l’applicazione del manuale Cencelli agli strapuntini del potere ha reso necessario un suk più laborioso e pericoloso del solito. Non si trattava soltanto di ricollocare gli ex ministri silurati, ma anche di accontentare le correnti interne dei due schieramenti. Vale per il Movimento Cinque Stelle, che con buona dose di ipocrisia non parla mai di correnti divise ma…
Leo Longanesi, il sulfureo e geniale fustigatore dei costumi dell’Arcitaliano, lo diceva sempre: perché assumere una responsabilità, quando puoi assumere un sottosegretario? In attesa di assumersi la responsabilità di tirar fuori l’Italia dalla crisi, il governo giallorosso di sottosegretari ne ha assunti 42. Nulla di scandaloso: tutti i governi della Repubblica, risolta la grana più importante della lista dei ministri, si sono poi spartiti generosamente gli incarichi di sottogoverno. Ma nella Grande Abbuffata dei demo-stellati ci sono due aggravanti.
La prima aggravante: l’applicazione del manuale Cencelli agli strapuntini del potere ha reso necessario un suk più laborioso e pericoloso del solito. Non si trattava soltanto di ricollocare gli ex ministri silurati, ma anche di accontentare le correnti interne dei due schieramenti. Vale per il Movimento Cinque Stelle, che con buona dose di ipocrisia non parla mai di correnti divise ma di “anime” diverse: grillini e casaleggiani, dimaiani e fichiani. Vale soprattutto per il Pd, che con precisione chirurgica ha dovuto bilanciare quelle che senza nessuna ipocrisia dobbiamo chiamare “fazioni”: zingarettiani e renziani, martiniani e franceschiniani. E il bilancino non è solo personale, ma anche territoriale: lo prova la squallida polemica dei dem toscani, che esclusi dalla mangiatoia accusano il Soviet-Nazareno di “purga anti-renziana”.
La seconda aggravante: certe pratiche lottizzatorie date in pasto a un’opinione pubblica cresciuta a pane e Casta, per quanto rituali, questo governo non se le deve permettere. Il Conte Due è già nato con una tara genetica (benché non giuridica): gli italiani non l’hanno votato e gli ex nemici M5S e Pd l’hanno voluto solo per evitare le elezioni anticipate e il sicuro trionfo del dittatore dello Stato libero di Papeete. Per questo si presta, quasi di per sé, alla pur becera campagna salviniana contro “il governo dei poltronari”. Dunque litigare sulle poltrone, invece che cominciare a dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini, è un pericolo mortale per Di Maio e Zingaretti. È un regalo a Salvini e alla sua propaganda sfascio-populista. È benzina nel motore della Ruspa Sovranista, proprio nel momento in cui si è piantata a un passo da Palazzo Chigi. E ora prova a ripartire, solitaria e rabbiosa, dai pratoni di Pontida.
La prima aggravante: l’applicazione del manuale Cencelli agli strapuntini del potere ha reso necessario un suk più laborioso e pericoloso del solito. Non si trattava soltanto di ricollocare gli ex ministri silurati, ma anche di accontentare le correnti interne dei due schieramenti. Vale per il Movimento Cinque Stelle, che con buona dose di ipocrisia non parla mai di correnti divise ma di “anime” diverse: grillini e casaleggiani, dimaiani e fichiani. Vale soprattutto per il Pd, che con precisione chirurgica ha dovuto bilanciare quelle che senza nessuna ipocrisia dobbiamo chiamare “fazioni”: zingarettiani e renziani, martiniani e franceschiniani. E il bilancino non è solo personale, ma anche territoriale: lo prova la squallida polemica dei dem toscani, che esclusi dalla mangiatoia accusano il Soviet-Nazareno di “purga anti-renziana”.
La seconda aggravante: certe pratiche lottizzatorie date in pasto a un’opinione pubblica cresciuta a pane e Casta, per quanto rituali, questo governo non se le deve permettere. Il Conte Due è già nato con una tara genetica (benché non giuridica): gli italiani non l’hanno votato e gli ex nemici M5S e Pd l’hanno voluto solo per evitare le elezioni anticipate e il sicuro trionfo del dittatore dello Stato libero di Papeete. Per questo si presta, quasi di per sé, alla pur becera campagna salviniana contro “il governo dei poltronari”. Dunque litigare sulle poltrone, invece che cominciare a dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini, è un pericolo mortale per Di Maio e Zingaretti. È un regalo a Salvini e alla sua propaganda sfascio-populista. È benzina nel motore della Ruspa Sovranista, proprio nel momento in cui si è piantata a un passo da Palazzo Chigi. E ora prova a ripartire, solitaria e rabbiosa, dai pratoni di Pontida.