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(ansa)

Destra incartata all’anno Zero

Dopo le follie di agosto, il "salvinismo" e il leghismo al governo nelle regioni settentrionali cominciano a essere due mondi distinti
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Reduce dal pratone di Pontida, dove è rimasta solo la coreografia del tempo che fu, gli anni di Bossi e Maroni, Salvini ha trovato la mano tesa di Orbán, il suo mezzo alleato storico. Mezzo perché l'ungherese non ha mai lasciato il Partito popolare europeo, subendo senza fiatare qualche ammonizione in tema di diritti umani e affrettandosi poi a entrare nella "maggioranza Ursula" che ha eletto la nuova presidente della Commissione. Ossia il contrario di quello che ha fatto la Lega. Comunque sia, Orbán attacca l'Italia per l'apertura dei porti, il che può solo far piacere a Salvini dal momento che il cedimento ai clandestini è ancora l'unico tema che il capo del Carroccio può sventolare con convinzione. A ben vedere, non ce ne sono altri - a parte la campagna sulle vicende di Bibbiano.

L'immigrazione, lo si è visto a Pontida, resta il gancio a cui è appeso il "salvinismo". Non il legh…
Reduce dal pratone di Pontida, dove è rimasta solo la coreografia del tempo che fu, gli anni di Bossi e Maroni, Salvini ha trovato la mano tesa di Orbán, il suo mezzo alleato storico. Mezzo perché l'ungherese non ha mai lasciato il Partito popolare europeo, subendo senza fiatare qualche ammonizione in tema di diritti umani e affrettandosi poi a entrare nella "maggioranza Ursula" che ha eletto la nuova presidente della Commissione. Ossia il contrario di quello che ha fatto la Lega. Comunque sia, Orbán attacca l'Italia per l'apertura dei porti, il che può solo far piacere a Salvini dal momento che il cedimento ai clandestini è ancora l'unico tema che il capo del Carroccio può sventolare con convinzione. A ben vedere, non ce ne sono altri - a parte la campagna sulle vicende di Bibbiano.

L'immigrazione, lo si è visto a Pontida, resta il gancio a cui è appeso il "salvinismo". Non il leghismo, ma proprio quella particolare attitudine politica che prende il nome dal capo ed è abbastanza diversa dalla tradizione nordista pragmatica interpretata da Zaia e dagli altri presidenti settentrionali (salvo Fedriga del Friuli-Venezia Giulia, il più ideologico nella fedeltà al leader). Non è detto che il "salvinismo" sia in crisi irreversibile dopo le follie d'agosto: molto dipenderà dagli errori e dagli eventuali fallimenti del Conte-due. E anche dalla disgregazione o meno del sistema politico, a seguito del proliferare di nuovi partiti e partitini di cui l'iniziativa di Renzi potrebbe essere solo il passo d'inizio. Si vedrà. Quel che è evidente è che il "salvinismo" e il leghismo al governo nelle regioni settentrionali cominciano a essere due mondi distinti, sebbene per ora non divergenti. E le parole di Orbán dovrebbero essere un invito alla riflessione per Salvini.

Orbán, cioè l'uomo della destra del Ppe che è in buoni rapporti con Berlusconi e nella sostanza anche con Angela Merkel. La quale governa in patria con i socialisti, ma è attenta a coprirsi il lato destro con personaggi - ci sono pure l'austriaco Kurz e il bavarese Seehofer - in grado di tagliare l'erba sotto i piedi della destra intransigente, in primo luogo l'AfD. Chiuso nel suo senso di onnipotenza narcisistico, Salvini non si è accorto di essere scivolato verso l'estremismo. Nel momento del trionfo elettorale delle europee, si è consumato lo strappo con le forze conservatrici che contano in Europa. Orbán e Kurz gli hanno girato le spalle e poco gli è servito ritrovarsi con quelli di Alternative o con la francese Marine Le Pen.

Sotto questo aspetto la destra oggi è all'anno zero, nonostante i consensi registrati dai sondaggi. Il governo Pd-5S ha il problema di non essere rappresentativo di una larga opinione pubblica, ma l'opposizione di destra ha quello di doversi rigenerare elaborando una nuova strategia. Non se ne vede traccia perché Salvini ignora cosa sia l'autocritica ed è tagliato fuori dall'Europa. Ha molti voti, ma in un certo senso ibernati. In fondo il futuro del centrodestra (o del destra-centro) non può non svilupparsi guardando al Ppe. Al massimo collocandosi lungo la direttrice Orbán-Merkel, se si vuole salvaguardare il "sovranismo". Il che apre la porta a nuovi interrogativi: il rapporto con Forza Italia, la legge elettorale eccetera. L'incontro Salvini-Berlusconi dell'altro giorno è stato piuttosto superficiale e poco convinto. E il domani è tutto da scrivere.