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Ue, dall’ambiguità al rilancio

La lettera della presidente tedesca ai giornali ridisegna le ambizioni della futura Commissione
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Pirandello in salsa tedesca: "Io sono colei che mi si crede". Se la cifra dei buoni politici è data dalla capacità di trarre profitto anche dai propri errori, allora Ursula von der Leyen, la presidente designata della prossima Commissione europea, aspira a essere una politica sopraffina. Con la lettera pubblicata ieri sui principali giornali europei (tra cui Repubblica), ha cercato di ribaltare un errore lanciando un dibattito sui valori europei che potrebbe in realtà portare lontano.

Ancora prima dell'inizio dell'esame parlamentare sui nuovi commissari, la pupilla di Angela Merkel era incorsa in uno spiacevole incidente. Nella distribuzione dei portafogli ai vari commissari aveva cambiato il nome di quello sull'immigrazione, andato al greco Margaritis Schinas, che era stato incaricato della "protezione dello stile di vita europeo". Ora, collegare la questione scottante dell'immigrazione con la protezione dello "european w…
Pirandello in salsa tedesca: "Io sono colei che mi si crede". Se la cifra dei buoni politici è data dalla capacità di trarre profitto anche dai propri errori, allora Ursula von der Leyen, la presidente designata della prossima Commissione europea, aspira a essere una politica sopraffina. Con la lettera pubblicata ieri sui principali giornali europei (tra cui Repubblica), ha cercato di ribaltare un errore lanciando un dibattito sui valori europei che potrebbe in realtà portare lontano.

Ancora prima dell'inizio dell'esame parlamentare sui nuovi commissari, la pupilla di Angela Merkel era incorsa in uno spiacevole incidente. Nella distribuzione dei portafogli ai vari commissari aveva cambiato il nome di quello sull'immigrazione, andato al greco Margaritis Schinas, che era stato incaricato della "protezione dello stile di vita europeo". Ora, collegare la questione scottante dell'immigrazione con la protezione dello "european way of life" è apparsa a molti degli stessi alleati di von der Leyen come una concessione ai partiti sovranisti dell'est europeo, che hanno contribuito in modo determinante alla sua elezione. Dall'ungherese Orban ai conservatori ultracattolici polacchi, il rifiuto di accogliere migranti e richiedenti asilo è giustificato proprio con la necessità di difendere la purezza del demos europeo e i suoi valori minacciati dall'invasione islamica. Sembrava che von der Leyen desse loro indirettamente ragione e che il compito affidato al commissario fosse quello di proteggere l'Europa dalla contaminazione culturale dei nuovi arrivati.

La rivolta degli eurodeputati era stata immediata. Liberali, socialisti, verdi ed estrema sinistra avevano criticato la presidente designata e chiesto di cambiare il nome del portafoglio di Schinas, oppure di togliergli ogni competenza sull'immigrazione, pena la bocciatura in Parlamento.

In un primo momento Ursula von der Leyen era sembrata pronta a riconoscere l'errore e a rimediare. Ma ieri, con la lettera aperta ai principali giornali europei, la presidente della Commissione ha ribaltato completamente la prospettiva. Lo "european way of life" che lei vuole difendere, ha spiegato, si identifica con i valori e i principi fondamentali sanciti nell'articolo 2 dei Trattati europei: dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto, rispetto delle minoranze, pluralismo, tolleranza, giustizia, solidarietà, parità uomo/donna. Valori e principi, afferma von der Leyen, che "vengono messi in discussione ogni giorno da anti-europei all'interno e all'esterno dell'Unione".

Insomma, secondo la discepola di Angela Merkel, la difesa dello stile di vita europeo non sarebbe quella del rosario, caro a Salvini, o dell'Europa cristiana minacciata dalla "sostituzione" islamica, ma dei principi di tolleranza, uguaglianza, pari opportunità e rispetto delle minoranze, messi in pericolo dalla marea nera dell'estrema destra sovranista e anche dalle "potenze straniere" che interferiscono "nelle nostre elezioni dall'esterno". Tutto giusto, verrebbe da dire. Tutto sacrosanto se queste competenze non fossero state legate al portafoglio dell'immigrazione. Il neo-commissario Schinas avrà sì il compito di favorire l'integrazione dei migranti, ma anche e soprattutto quello di fermare i flussi irregolari e organizzare i rimpatri. Il che toglie un po' di credibilità alla perorazione di von der Leyen e lascia intatta la richiesta degli altri partiti per un cambio di nome del portafoglio.

Ma è indubbio che la lettera della presidente tedesca ai giornali, mettendo con tanta forza e tanta passione l'accento sulla difesa dei valori europei minacciati dall'interno e dall'esterno, ridisegna le ambizioni della futura Commissione. Dall'Europa leader della rivoluzione verde a quella che vuole essere protagonista nel mondo digitale, questa è una Commissione "geopolitica" nata per rispondere alle altre grandi potenze globali, in particolare all'America di Trump. La difesa di valori etici, che queste potenze non condividono, dà un sovrappiù di contenuto politico alla scelta strategica europea. Se tale è il risultato dell'ambiguità di von der Leyen, è di certo benvenuto.