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(ansa)

Italia Viva, da Berlusconi a Veltroni quel nome che sa di già sentito

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Pigri, ovvi e stucchevoli sono i limiti della comunicazione politica all'italiana, per cui tutti copiano tutti e alla fine, nel diffuso caos delle ideuzze e delle trovatelle, risultano tutti uguali.

Da questo sconsolato punto di vista l'invenzione renziana di "Italia viva" è un autentico e anche un po' ridicolo caso di scuola. Perché il concept dell'Italia, se così si può dire, è tipicamente berlusconiano, vedi il capostipite "Forza Italia"; ma poi riemerge pure nel grottesco tormentone alimentato dallo staff del Cavaliere a partire dal 2012 per mutar nome al vecchio partito con le varie e ipotesi fatte circolare negli ultimi sette anni: da "Bella Italia" a "Magica Italia" (rimasticatura di uno slogan della ex ministra Brambilla al Turismo"), da "Grande Italia" (pare ispirato da Vittorio Feltri sulla base dell'insegna di una pizzeria) a "Siamo l'Italia" (pure le…
Pigri, ovvi e stucchevoli sono i limiti della comunicazione politica all'italiana, per cui tutti copiano tutti e alla fine, nel diffuso caos delle ideuzze e delle trovatelle, risultano tutti uguali.

Da questo sconsolato punto di vista l'invenzione renziana di "Italia viva" è un autentico e anche un po' ridicolo caso di scuola. Perché il concept dell'Italia, se così si può dire, è tipicamente berlusconiano, vedi il capostipite "Forza Italia"; ma poi riemerge pure nel grottesco tormentone alimentato dallo staff del Cavaliere a partire dal 2012 per mutar nome al vecchio partito con le varie e ipotesi fatte circolare negli ultimi sette anni: da "Bella Italia" a "Magica Italia" (rimasticatura di uno slogan della ex ministra Brambilla al Turismo"), da "Grande Italia" (pare ispirato da Vittorio Feltri sulla base dell'insegna di una pizzeria) a "Siamo l'Italia" (pure leggibile secondo la civettuola dizione "Sì Amo l'Italia"), passando per "Italia Pulita" (brevettata dall'ex cassiere Rocco Crimi) fino alla più recente "Altra Italia", di inconsapevole e sconsiderata intonazione lamalfiana (da Ugo La Malfa, storico leader del Pri).

E tuttavia, dato a Berlusconi ciò che effettivamente è di Berlusconi, il claim "Italia viva", anzi per la precisione "l'Italia viva" era la scritta che campeggiava sulla fiancata del pullman verde speranza sul quale, dal mese di febbraio del 2008, il candidato del centrosinistra, nonché leader del Pd Walter Veltroni girò lungamente per l'Italia, appunto, nel corso della campagna di quelle sfortunate elezioni. Immancabili foto confermano che l'impegnativa iscrizione era graficamente accompagnata da due mani con le dita intrecciate a forma di "W", a significare l'evviva, ma anche - sia pure a intuito - l'iniziale di Walter.

A parte insomma una più accentuata applicazione double face ("Italia viva" e "viva l'Italia", con tanto di inevitabile risonanza De Gregori) non è che dal laboratorio strategico e marketizzante di Renzi sia uscita una pensatona di folgorante originalità. Con qualche maliziosa pedanteria si può aggiungere che "Italia viva" si chiamano un periodico del Friuli, un Atlante artistico in 21 quadri a colori, un film documentario di Luigi Turolla, oltre a una festa organizzata dal Fatto quotidiano nel giugno del 2014 a Taneto di Gattatico (Reggio Emilia: Marco Travaglio recitò il monologo "Viva l'Italia").

Appena due mesi prima, il 12 aprile, il nuovo presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva in tal modo presentato l'imminente Expo alla fiera di Rho: "Io qui vedo un'Italia viva più di qualsiasi racconto raggrinzito, ce la possiamo fare e ce la dobbiamo fare". Fu quello il discorso in cui, con qualche imprudenza, preannunciò "una riforma al mese". In aprile, scandì il giovane premier, "sistemeremo la Pubblica amministrazione anche entrandoci con la ruspa - e sì!, ndr - a maggio sistemeremo il Fisco e a giugno la Giustizia civile". Giusto in quei giorni venne inaugurata "la catena di montaggio" dei selfie: cinque alla volta, rapida stretta di mano e sorriso, "avanti veloce, in fila per due, chi non ha il pass si scordi di fare la foto".