✕
(afp)

Quanto è lontano Macron da Renzi

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura
Un tempo era Tony Blair con la sua "terza via" il faro di una certa sinistra italiana in cerca di un modello post-ideologico. Ma il "blairismo" si è perso nelle sabbie dell'Iraq. Da qualche anno il nuovo modello è il francese Macron con la sua spettacolare ascesa all'Eliseo: un presidente giovane e brillante nel suo riformismo europeista, i cui i risultati peraltro sono ancora da verificare. Macron ha saputo rimescolare le carte a casa sua: ha accelerato il declino dei socialisti e ha conquistato voti nel campo del centrodestra, facendo di se stesso l'interprete di una sintesi originale alla quale a Roma si guarda con invidia. Inoltre si è ritagliato un ruolo di "lord protettore" dell'Italia, quale che sia il senso di tale definizione. Lo è stato nella recente crisi di governo, in quanto nemico numero uno del "sovranismo" di Salvini. Lo è nella cura con cui costruisce un rapporto privilegiato co…
Un tempo era Tony Blair con la sua "terza via" il faro di una certa sinistra italiana in cerca di un modello post-ideologico. Ma il "blairismo" si è perso nelle sabbie dell'Iraq. Da qualche anno il nuovo modello è il francese Macron con la sua spettacolare ascesa all'Eliseo: un presidente giovane e brillante nel suo riformismo europeista, i cui i risultati peraltro sono ancora da verificare. Macron ha saputo rimescolare le carte a casa sua: ha accelerato il declino dei socialisti e ha conquistato voti nel campo del centrodestra, facendo di se stesso l'interprete di una sintesi originale alla quale a Roma si guarda con invidia. Inoltre si è ritagliato un ruolo di "lord protettore" dell'Italia, quale che sia il senso di tale definizione. Lo è stato nella recente crisi di governo, in quanto nemico numero uno del "sovranismo" di Salvini. Lo è nella cura con cui costruisce un rapporto privilegiato con i paesi dell'Europa del sud: rapporto il cui baricentro, s'intende, può essere solo a Parigi (non è un caso se nelle liste di "En Marche" ha trovato posto Sandro Gozi, amico di Renzi e della Francia).

Si potrebbe continuare. Il tratto macroniano lo si coglie nella determinazione con cui il presidente cura gli interessi economici e industriali del suo paese, ma sempre con sapienza diplomatica e garbo personale. In Libia, come è noto, gli interessi francesi non coincidono certo con quelli italiani, tuttavia Macron lascia sempre la porta aperta a un accomodamento, specie se a Roma ci sono governanti con cui si trova in sintonia. E l'Italia sopravvissuta alla crisi di agosto è senza dubbio l'ideale per rafforzare una relazione amichevole, specie dopo che i 5S hanno rinunciato a qualsiasi velleità in politica estera. Tutto questo non basta a risolvere con un tocco di magia i problemi aperti. Sulla gestione dei migranti, ad esempio, nessuno credeva che la visita lampo a Roma di Macron avrebbe fatto miracoli. Le Monde ha rilevato che le prime intese sulla distribuzione dei profughi riguardano solo coloro che chiedono asilo: gli altri, la gran massa dei migranti "economici" destinati sulla carta al rimpatrio, restano un problema italiano. Così come continuano a essere restituiti all'Italia, non solo dalla Francia, quanti sbarcano lungo le nostre coste e poi passano in altri Paesi. Si capisce perché: le suggestioni "sovraniste" esistono anche oltralpe e Marine Le Pen è sempre attiva.

Cosa significa allora essere "macroniani" sulle rive del Tevere, al di là della retorica? È un tentativo di aggregarsi a un esempio vincente da parte di chi deve riempire di senso e di contenuti un'iniziativa politica che sembra averne pochi. Tuttavia non ci sono molte probabilità che l'esperienza di Macron possa essere trapiantata con successo da noi, almeno a medio termine. In Francia si è mosso un "establishment" che ha favorito il miglior rappresentante della nuova classe dirigente. "En Marche" è nata come macchina elettorale destinata a vincere in tempi brevi attraverso il sistema maggioritario a doppio turno. Qui il partito di Renzi - perché di questo si tratta - vorrebbe replicare il "macronismo" ma nasce per evitare le elezioni, rinviandole al termine della legislatura. Non solo: "Italia Vive" sogna il ritorno al proporzionale, pur senza dirlo, così da far valere in Parlamento il 3-4 per cento che i sondaggi le attribuiscono. La Francia è lontana.