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Il vizio della pernacchia

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Assistiamo allo spettacolo triste, opaco, provinciale, di una classe digerente che difende sé stessa gabellando come élite i cartelli di una ragazzina. Che ha il torto, tra gli altri, di aver reso reale il virale
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L'Italia è una Repubblica basata sul "facciamoci riconoscere". Mentre il resto del pianeta, ad eccezione di veri e propri conflitti d'interesse semoventi come Putin, Trump, Bolsonaro, vibra di sincera empatia per la battaglia di Greta Thunberg, a queste latitudini sgorgano distinguo, pernacchie, insulti, complottismi, bufale, il consueto "coro fuori dal coro" che vibra possente e all'unisono.

Quando la retorica si fa insopportabile, il motteggio irriverente è cosa buona e giusta. Ma la retorica diviene tale se arriva da un potere. Quando mira a infondere unanimismo. Difende valori di cartapesta già largamente maggioritari. Puntella un pensiero unico. Serve interessi inconfessabili. Tutte caratteristiche che appartengono in massima parte ai profeti del politicamente scorretto, che più corretto in realtà non si può.

E la satira (ammesso che chiamare qualcuno Gretino e ciò che afferma Gretinate lo sia), an…
L'Italia è una Repubblica basata sul "facciamoci riconoscere". Mentre il resto del pianeta, ad eccezione di veri e propri conflitti d'interesse semoventi come Putin, Trump, Bolsonaro, vibra di sincera empatia per la battaglia di Greta Thunberg, a queste latitudini sgorgano distinguo, pernacchie, insulti, complottismi, bufale, il consueto "coro fuori dal coro" che vibra possente e all'unisono.

Quando la retorica si fa insopportabile, il motteggio irriverente è cosa buona e giusta. Ma la retorica diviene tale se arriva da un potere. Quando mira a infondere unanimismo. Difende valori di cartapesta già largamente maggioritari. Puntella un pensiero unico. Serve interessi inconfessabili. Tutte caratteristiche che appartengono in massima parte ai profeti del politicamente scorretto, che più corretto in realtà non si può.

E la satira (ammesso che chiamare qualcuno Gretino e ciò che afferma Gretinate lo sia), andrebbe esercitata contro chi comanda.

Invece assistiamo allo spettacolo triste, opaco, provinciale, di una classe digerente che difende sé stessa gabellando come élite i cartelli di una ragazzina. Che ha il torto, tra gli altri, di aver reso reale il virale. Di aver sfruttato elementi di comunicazione la cui potenza questi babbioni in malafede manco colgono. Per questo potrebbero esserne travolti.

Greta ha tutto per dispiacere all'italiano medio. È giovane, e questo è un Paese che i giovani li schifa. A cui chiede di aspettare. Ai quali persino "da sinistra" (non faccio nomi, ma i tweet "democratici" si sono sprecati) si intima di tornare a studiare, prima di parlare. Con un atteggiamento baronale che è purtroppo tipico di chi ha rotto l'ascensore sociale decenni fa. E se ne vanta.

Poi è donna. E anche questo facilita la derisione. Si fosse chiamata Bjorn, ci sarebbero comunque andati più leggeri. Ed è affetta da sindrome di Asperger.

L'attenzione quasi pornografica per il suo discorso all'Onu. La vivisezione dei suoi sguardi. L'accostamento tra la sua patologia e un che di luciferino che la animerebbe - ecco: manco è cattolica - ne hanno fatto una specie di bambolina voodoo sulla quale si sono esercitati tutti. Chi fermandosi in superficie, chi abbeverandosi alla consueta fonte del cui prodest. Chi c'è dietro? Perché Bill Gates la sostiene e addirittura si permette di fare il filantropo? C'entrerà mica Soros? E gli ebrei? E i Savi di Sion? E il ministro Fioramonti che giustifica gli alunni per lo sciopero di oggi, come accidenti è possibile che ne abbia azzeccata una? Diamogli del Toninelli e si vedrà.

Secondo la logica, letta su un foglio molto colto, secondo cui "se tutti applaudono, hai probabilmente detto una cazzata". Mentre, oso, sarebbe un filo più sensato il contrario.

L'Onu, o quel che ne resta, è l'ultimo residuato postbellico nel cui sottoscala alberga un po' di utopia. È forse questo che ha portato Greta a calcarne il palcoscenico per sfruttare i sensi di colpa dei grandi del mondo. Ma forse a Greta non si perdonano principalmente la speranza e il tempo per realizzarla, oltre all'aver in qualche modo sanato una vacanza, bypassato la convenienza, essere diventata voce incidentale di chi magari manco se ne accorge, che il mare gli ha portato via altri cento metri di bagnasciuga, e magari lo usa per ospitare i cattivisti ad alto tasso alcolico.

Senza scomodare I vestiti dell'imperatore, lì siamo. Con la differenza che, almeno in Italia, il re risponde tronfio che no, è vestitissimo, e che il potere forte sta nel dito di chi indica. Ma state tranquilli: che i "gretini" vincano o no, che vinca o meno la "giovane ragazza felice in attesa di un meraviglioso futuro", come l'ha definita sarcastico l'anziano pellearancione col riporto acrobatico che sta alla Casa Bianca, quando avremo perso tutti, avrete perso pure voi.

Lei, però, sarà stata molto più simpatica e coraggiosa.