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(afp)

Io, ottimista all’improvviso

Il "Financial Times" ha scritto che una "coalizione all'italiana" in Gran Bretagna potrebbe essere il modo per evitare una Brexit catastrofica. Ho perso il ricordo dell'ultima volta che l'Italia veniva indicata in sede internazionale come esempio da seguire. Vogliamo dargliela una chance anche noi?
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Sono geneticamente portato al pessimismo. La storia del secolo in cui sono nato ha la sua parte. Eppure ultimamente - da poco a dire il vero - sono ottimista. In pochi giorni c'è stata una raffica di notizie che lasciano sperare.

Trump è nei guai. Non è detto che la procedura porti all'impeachment (non è un procedimento giudiziario, occorre una maggioranza politica in Congresso). E non è detto nemmeno che il prossimo novembre non sia rieletto alla Casa Bianca. Ma non è mai stato così isolato.

Se la presidente democratica della Camera Usa, Nancy Pelosi, ha deciso di far partire la procedura significa che ritiene di avere i numeri. Boris Johnson è ancora più nei guai, ha perso di brutto il braccio di ferro con il Parlamento britannico, perderà anche il governo. Sì, grazie alla Corte suprema. Ma soprattutto perché, grazie al mutamento di linea dei laburisti di Corbyn è possibile una nuova…
Sono geneticamente portato al pessimismo. La storia del secolo in cui sono nato ha la sua parte. Eppure ultimamente - da poco a dire il vero - sono ottimista. In pochi giorni c'è stata una raffica di notizie che lasciano sperare.

Trump è nei guai. Non è detto che la procedura porti all'impeachment (non è un procedimento giudiziario, occorre una maggioranza politica in Congresso). E non è detto nemmeno che il prossimo novembre non sia rieletto alla Casa Bianca. Ma non è mai stato così isolato.

Se la presidente democratica della Camera Usa, Nancy Pelosi, ha deciso di far partire la procedura significa che ritiene di avere i numeri. Boris Johnson è ancora più nei guai, ha perso di brutto il braccio di ferro con il Parlamento britannico, perderà anche il governo. Sì, grazie alla Corte suprema. Ma soprattutto perché, grazie al mutamento di linea dei laburisti di Corbyn è possibile una nuova sino a poco fa impensabile maggioranza a Westminster. In Israele, malgrado un quasi pareggio tra la destra di Netanyahu e quella del generale Gantz, è successo qualcosa che pareva incredibile solo qualche giorno prima: la disponibilità dei partiti arabi ad appoggiare Gantz purché si levino di torno Netanyahu. Sembravano puzzle insolubili. Chi se la sentirebbe di insegnare come mettere d'accordo le 17 tribù politiche in cui è spezzettata la politica israeliana, le 27 anime dell'Unione europea, i molti partiti del Regno disunito?

Sta cambiando il vento? Ha raggiunto l'apice l'onda globale della destra populista, xenofoba, sovranista (li chiamo così in mancanza di un termine più preciso, qualcuno, nei loro rispettivi Paesi, li chiama fascisti, ma non è corretto, la confusione dei nomi porta sempre alla confusione nelle cose)? Presto per dirlo. Non sappiamo come andrà a finire. Ho scritto un libro all'insegna di un pessimismo nero, Sindrome 1933. Anche per scaramanzia.

Non so se abbiamo superato il 1933 (l'anno in cui fecero cancelliere Hitler che aveva appena il 32% dei voti), o siamo ancora nel 1932. Ora però avverto nell'aria, dopo tanta cupezza, tanto astio, tanta disperazione, aliti di speranza, sospiri di sollievo, persino cauti ottimismi. Quel che sta cambiando non sono tanto, e comunque non ancora, i risultati elettorali. Negli Stati Uniti c'è un anno alle presidenziali, in Inghilterra forse si voterà, forse non ancora, in Spagna se i socialisti di Sanchez e Podemos di Iglesias non la smettono di litigare potrebbero essere costretti ad andare a rivotare per la terza volta di fila. La grande novità è però la ricomparsa della politica, anzi dell'iniziativa politica. Europa, Stati Uniti, Israele sono democrazie consolidate. Altro discorso per Cina, Russia, Turchia, eredi di altrettanti grandi imperi millenari piuttosto che di rivoluzioni ideologiche. Ma qualcosa potrebbe muoversi anche nelle dittature imperiali. Anche lo Zar e il Sultano stanno perdendo pezzi, ministri, comprimari dei rispettivi regimi e partiti. Persino l'Impero di mezzo potrebbe rivelarsi non così monolitico.

Restiamo al nostro mondo, quello dove, per fortuna, la democrazia e la politica non sono un optional. Qui per la prima volta da anni i giochi sembrano di nuovo riaperti, non è ineluttabile che vincano quelli che per intenderci e per concisione diciamo "populisti". Lo erano rimasti in Francia perché, grazie al loro sistema elettorale a doppio turno, ad un certo punto il 60% che non li segue può dire di no. Speriamo lo restino in Germania, dove nessuno si azzarda a imbarcare in una coalizione "Alternative für Deutschland".

L'unica anomalia era l'Italia, dove si era improvvidamente lasciato coalizzare due populismi e uno dei due stava per assorbire l'altro. L'abbiamo scampata per il rotto della cuffia. Grazie appunto ad una iniziativa politica, dello stesso genere di quella con cui Togliatti nel 1943 andò al governo con Badoglio e poi nel 1945 con De Gasperi, o del compromesso storico che Berlinguer propose alla Dc di Moro.

Vedo qualcuno che storce il naso. Qualche giorno fa Wolfgang Münchau, autorevole commentatore del Financial Times, ha scritto che una "coalizione all'italiana" in Gran Bretagna potrebbe essere il modo per evitare una Brexit catastrofica. Ho perso il ricordo dell'ultima volta che l'Italia veniva indicata in sede internazionale come esempio da seguire. Non succedeva da molti decenni. Vogliamo dargliela una chance anche noi?