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L’offensiva 5S anti-Parlamento

L'idea di introdurre il vincolo di mandato è tipica di chi disprezza le Camere e cerca di ridurne i margini d'azione in nome di una retorica "democrazia diretta". Sarebbe singolare se il Pd cedesse anche su questo punto
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La politica istituzionale di Luigi Di Maio ha subìto una rapida accelerazione. L'altro giorno ha ammonito il Pd a non tergiversare sul taglio di 345 parlamentari, da votare alla Camera tra dieci giorni. Ed è stato prontamente rassicurato dal partito di Zingaretti, che pure fino a ieri contrastava un tale strappo alla Costituzione concepito dai Cinque Stelle senza darsi pensiero degli squilibri istituzionali che genera e immaginato solo per motivi di bottega politica: la guerra alle poltrone della "casta", i parlamentari visti come costosi parassiti, per cui più se ne eliminano più risorse economiche si potranno destinare a vari usi sociali.

Appena ventiquattro ore dopo ed ecco che il ministro degli Esteri, da New York dove assiste all'assemblea dell'Onu, lancia un'altra freccia contro la Carta repubblicana. Propone di introdurre il vincolo di mandato per i parlamentari - quelli sopravvissuti al taglio - in modo che nessuno possa c…
La politica istituzionale di Luigi Di Maio ha subìto una rapida accelerazione. L'altro giorno ha ammonito il Pd a non tergiversare sul taglio di 345 parlamentari, da votare alla Camera tra dieci giorni. Ed è stato prontamente rassicurato dal partito di Zingaretti, che pure fino a ieri contrastava un tale strappo alla Costituzione concepito dai Cinque Stelle senza darsi pensiero degli squilibri istituzionali che genera e immaginato solo per motivi di bottega politica: la guerra alle poltrone della "casta", i parlamentari visti come costosi parassiti, per cui più se ne eliminano più risorse economiche si potranno destinare a vari usi sociali.

Appena ventiquattro ore dopo ed ecco che il ministro degli Esteri, da New York dove assiste all'assemblea dell'Onu, lancia un'altra freccia contro la Carta repubblicana. Propone di introdurre il vincolo di mandato per i parlamentari - quelli sopravvissuti al taglio - in modo che nessuno possa cambiare gruppo nel corso della legislatura o anche solo immaginare di lasciare la lista con la quale è stato eletto. Assicura che intende parlarne al più presto con il Pd, forse convinto di ottenere la stessa disponibilità avuta per la riduzione dei parlamentari (disponibilità, va detto, manifestata anche dal nuovo Renzi di "Italia Viva") .

Come è noto, l'assenza di vincolo di mandato per deputati e senatori è uno dei punti cardine della Costituzione e serve a tutelare la loro libertà, in quanto essi "rappresentano la nazione" e non un partito o una qualsiasi fazione. È vero che nel tempo qualcuno ha abusato di tale garanzia costituzionale, ma il principio resta alla base della democrazia rappresentativa. Tanto è vero che l'idea di introdurre il vincolo è tipica di chi disprezza il Parlamento e cerca di ridurne i margini d'azione in nome di una retorica "democrazia diretta".

Sarebbe davvero singolare se il Pd cedesse anche su questo punto. Probabilmente non accadrà, ma resta l'impressione che i Cinque Stelle stiano pian piano imponendo una loro agenda istituzionale, in cui al primo punto c'è la mortificazione del Parlamento. Chi pensava che l'alleanza con il centrosinistra sarebbe servita a rendere "normali" i grillini, facendone i partner affidabili di una sorta di sinistra allargata, deve oggi ricredersi. Il movimento non riesce per ora a conciliare l'opportunismo filo-governativo con le vecchie pulsioni ribelliste, alimentate da tante ambizioni frustrate. E le mosse di Di Maio sono i sussulti di un uomo in crisi, assediato dai suoi e desideroso di tamponare in qualche modo la fuga degli adepti: la senatrice passata con Renzi, le voci di altre uscite a favore di Salvini, la sensazione che il mondo dei 5S potrebbe sfaldarsi presto o tardi.

L'offensiva contro il Parlamento non è quindi figlia di un progetto più o meno coerente, bensì della crescente inquietudine di un clan politico in difficoltà. Il che da un lato rende più precaria la navigazione di Conte - i rapporti del premier con Di Maio non sono mai stati così freddi - e dall'altro obbliga i 5S a pretendere il massimo dall'alleato Pd: il taglio dei parlamentari, il vincolo di mandato, domani una legge elettorale gradita. Tutto episodico, al di fuori di una visione riformatrice che anzi sembra inesistente, soprattutto per quanto riguarda i ruoli e le funzioni delle due assemblee dimagrite. E il Pd subisce.