Poveri atleti svenuti e venduti
Emanuela Audisio , di EMANUELA AUDISIO
Aiuto, anzi help: lo sport collassa. Per ora è l'atletica, ieri è stato il ciclismo, domani toccherà al calcio (2022), dopodomani ai Giochi. È uno sport (s)venduto e comprato, dove la voce degli attori non conta niente. Zitto e corri, marcia, salta. È la globalizzazione, l'audience, lo storytelling (Omero dove sei?).
Stadio vuoto, ma cosa c'importa, contano i telespettatori, non l'atmosfera. È il primo Mondiale di atletica nel Medio Oriente, in una sauna senza autunno dove si fatica a respirare, 38 gradi di giorno, nessuno in giro. Gare su strada a 34 gradi con il 75 per cento di umidità, partenza a mezzanotte, arrivo alle 4,30 del mattino, quando le luci sinistre dei lampioni illuminano fagotti bagnati di sudore che crollano al traguardo. Svenimenti, vomiti, crisi intestinali.
Quando la temperatura ti bolle dentro a 40 gradi c'è poco da fare. Se arrivi però ti assiste il medico, ci mancherebbe. Prima…
Stadio vuoto, ma cosa c'importa, contano i telespettatori, non l'atmosfera. È il primo Mondiale di atletica nel Medio Oriente, in una sauna senza autunno dove si fatica a respirare, 38 gradi di giorno, nessuno in giro. Gare su strada a 34 gradi con il 75 per cento di umidità, partenza a mezzanotte, arrivo alle 4,30 del mattino, quando le luci sinistre dei lampioni illuminano fagotti bagnati di sudore che crollano al traguardo. Svenimenti, vomiti, crisi intestinali.
Quando la temperatura ti bolle dentro a 40 gradi c'è poco da fare. Se arrivi però ti assiste il medico, ci mancherebbe. Prima…
Aiuto, anzi help: lo sport collassa. Per ora è l'atletica, ieri è stato il ciclismo, domani toccherà al calcio (2022), dopodomani ai Giochi. È uno sport (s)venduto e comprato, dove la voce degli attori non conta niente. Zitto e corri, marcia, salta. È la globalizzazione, l'audience, lo storytelling (Omero dove sei?).
Stadio vuoto, ma cosa c'importa, contano i telespettatori, non l'atmosfera. È il primo Mondiale di atletica nel Medio Oriente, in una sauna senza autunno dove si fatica a respirare, 38 gradi di giorno, nessuno in giro. Gare su strada a 34 gradi con il 75 per cento di umidità, partenza a mezzanotte, arrivo alle 4,30 del mattino, quando le luci sinistre dei lampioni illuminano fagotti bagnati di sudore che crollano al traguardo. Svenimenti, vomiti, crisi intestinali.
Quando la temperatura ti bolle dentro a 40 gradi c'è poco da fare. Se arrivi però ti assiste il medico, ci mancherebbe. Prima ti pugnalo di fatica, poi ti porto in ospedale. Tifosi on the road? Zero. Eleonora Giorgi, marciatrice, laureata alla Bocconi con Master: "Ho visto gente stare male in modi che fatico a descrivere".
Tre brave maratonete etiopi (non finlandesi): "Caldo opprimente, da noi in queste condizioni le gare non si fanno". Infatti: 28 ritirate su 68 partenti, 30 finite al centro medico. Yohann Diniz, 41 anni, marciatore francese e primatista mondiale, non uno qualunque, ritiratosi quasi subito: "Ci trattano da fessi, è stato un massacro, un girone dantesco, ne ho abbastanza". Kevin Mayer, francese, primatista mondiale del decathlon: "È una catastrofe, gareggiare così è triste". Lo sprinter inglese Adam Gemili: "Noi atleti non contiamo nulla. Qui non c'è nessuno a vederci, qualsiasi gara locale ha più gente".
La signora Julia Asher-Smith, madre della medaglia d'argento dei 100metri, Dina: "Anche ai campionati inglesi di atletica seniores a Bedford c'era più gente che allo stadio di Doha". Sara Dossena, maratoneta azzurra, altra ritirata: "Sono svenuta, quando mi sono ripresa stentavo perfino a camminare". La simpatica Valentina Trapletti, marciatrice, altra laureata, 17ª all'arrivo: "Felice di avercela fatta. Il resto non m'importa. Sono suonata come una pigna, non connetto più, scusatemi". Non si uccidono così anche i cavalli? Era il film del '69 sulle gare da ballo durante la Grande depressione. Magari è un paragone esagerato, ma perché viene in mente? I Mondiali di atletica a Doha, si giustifica la Iaaf, "sono una scelta del precedente presidente Lamine Diack". Già peccato che in Francia ci sia un mandato di arresto per il figlio, Massata Diack (ora sono entrambi nel loro Paese, in Senegal) per una mazzetta ricevuta di 3 milioni di euro.
E peccato che la scelta dei prossimi Mondiali di calcio sia stata molto più che chiacchierata (inchiesta in corso su Platini). Certo il calcio si giocherà a novembre e dicembre, in altre condizioni meteo, ma raffreddare l'attuale stadio Khalifa è costato appena 81 milioni di euro. E non dite a Greta il prezzo della climatizzazione negli stadi del prossimo Mondiale.
Senza parlare del clima culturale. Per avere allo stadio delle toilette per le donne si è dovuto insistere. Ora hanno messo un segno women su quello degli uomini (e infatti dentro ci sono i pisciatoi maschili). Vogliamo formalizzarci? Certo che no. Il caldo e l'orario notturno hanno rallentato marce e maratone di quasi mezz'ora.
Andavano più veloci 35 anni fa. Un'umiliazione e svilimento tecnico. Questi Mondiali passeranno alla storia come le gare on the road più lente di tutte le 17 edizioni. È progresso? È spettacolo? È come dare a Messi e Ronaldo palloni sgonfi in un bagno turco. Il Qatar ha cercato di rimediare deportando allo stadio un po' di lavoratori immigrati che dopo qualche minuto però se ne vanno. Anna Riccardi, membro del consiglio mondiale della Iaaf, spiega: "Siamo uno sport globale, non tendiamo ad escludere Paesi, ma ad includere. Ormai lo sport è molto televisivo, abbiamo scelto di privilegiare i concorsi perché c'era più possibilità di storytelling. Per il futuro si tratta di trovare più equilibrio e di non sacrificare gli spettatori presente". E magari anche di trovarli. Alle tre di notte?
Stadio vuoto, ma cosa c'importa, contano i telespettatori, non l'atmosfera. È il primo Mondiale di atletica nel Medio Oriente, in una sauna senza autunno dove si fatica a respirare, 38 gradi di giorno, nessuno in giro. Gare su strada a 34 gradi con il 75 per cento di umidità, partenza a mezzanotte, arrivo alle 4,30 del mattino, quando le luci sinistre dei lampioni illuminano fagotti bagnati di sudore che crollano al traguardo. Svenimenti, vomiti, crisi intestinali.
Quando la temperatura ti bolle dentro a 40 gradi c'è poco da fare. Se arrivi però ti assiste il medico, ci mancherebbe. Prima ti pugnalo di fatica, poi ti porto in ospedale. Tifosi on the road? Zero. Eleonora Giorgi, marciatrice, laureata alla Bocconi con Master: "Ho visto gente stare male in modi che fatico a descrivere".
Tre brave maratonete etiopi (non finlandesi): "Caldo opprimente, da noi in queste condizioni le gare non si fanno". Infatti: 28 ritirate su 68 partenti, 30 finite al centro medico. Yohann Diniz, 41 anni, marciatore francese e primatista mondiale, non uno qualunque, ritiratosi quasi subito: "Ci trattano da fessi, è stato un massacro, un girone dantesco, ne ho abbastanza". Kevin Mayer, francese, primatista mondiale del decathlon: "È una catastrofe, gareggiare così è triste". Lo sprinter inglese Adam Gemili: "Noi atleti non contiamo nulla. Qui non c'è nessuno a vederci, qualsiasi gara locale ha più gente".
La signora Julia Asher-Smith, madre della medaglia d'argento dei 100metri, Dina: "Anche ai campionati inglesi di atletica seniores a Bedford c'era più gente che allo stadio di Doha". Sara Dossena, maratoneta azzurra, altra ritirata: "Sono svenuta, quando mi sono ripresa stentavo perfino a camminare". La simpatica Valentina Trapletti, marciatrice, altra laureata, 17ª all'arrivo: "Felice di avercela fatta. Il resto non m'importa. Sono suonata come una pigna, non connetto più, scusatemi". Non si uccidono così anche i cavalli? Era il film del '69 sulle gare da ballo durante la Grande depressione. Magari è un paragone esagerato, ma perché viene in mente? I Mondiali di atletica a Doha, si giustifica la Iaaf, "sono una scelta del precedente presidente Lamine Diack". Già peccato che in Francia ci sia un mandato di arresto per il figlio, Massata Diack (ora sono entrambi nel loro Paese, in Senegal) per una mazzetta ricevuta di 3 milioni di euro.
E peccato che la scelta dei prossimi Mondiali di calcio sia stata molto più che chiacchierata (inchiesta in corso su Platini). Certo il calcio si giocherà a novembre e dicembre, in altre condizioni meteo, ma raffreddare l'attuale stadio Khalifa è costato appena 81 milioni di euro. E non dite a Greta il prezzo della climatizzazione negli stadi del prossimo Mondiale.
Senza parlare del clima culturale. Per avere allo stadio delle toilette per le donne si è dovuto insistere. Ora hanno messo un segno women su quello degli uomini (e infatti dentro ci sono i pisciatoi maschili). Vogliamo formalizzarci? Certo che no. Il caldo e l'orario notturno hanno rallentato marce e maratone di quasi mezz'ora.
Andavano più veloci 35 anni fa. Un'umiliazione e svilimento tecnico. Questi Mondiali passeranno alla storia come le gare on the road più lente di tutte le 17 edizioni. È progresso? È spettacolo? È come dare a Messi e Ronaldo palloni sgonfi in un bagno turco. Il Qatar ha cercato di rimediare deportando allo stadio un po' di lavoratori immigrati che dopo qualche minuto però se ne vanno. Anna Riccardi, membro del consiglio mondiale della Iaaf, spiega: "Siamo uno sport globale, non tendiamo ad escludere Paesi, ma ad includere. Ormai lo sport è molto televisivo, abbiamo scelto di privilegiare i concorsi perché c'era più possibilità di storytelling. Per il futuro si tratta di trovare più equilibrio e di non sacrificare gli spettatori presente". E magari anche di trovarli. Alle tre di notte?