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(reuters)

Dazi, il castigo di Trump

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Gli Stati Uniti tendono a massimizzare il danno politico  colpendo il più ampio numero di Stati possibile, in modo da aumentare la pressione
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Ma noi che cosa c’entriamo? Il danno pesante che l’Italia rischia di subire per i dazi americani su molte eccellenze agroalimentari, è la conseguenza di uno scontro sul business aeronautico dove siamo marginali o assenti. Va inquadrato in una sfida a tutto campo che “America First” lancia all’Europa, nel clima da seconda guerra fredda che è il nuovo scenario geopolitico mondiale.
Donald Trump ha ereditato la causa contro gli aiuti statali al consorzio franco-tedesco Airbus, che ebbe inizio sotto i suoi predecessori Bush e Obama. Ironia della sorte, a dare ragione a Washington è quella World Trade Organization da cui Trump ha minacciato di uscire, perché secondo lui non garantisce la reciprocità. Comunque avendo vinto la causa lui ha il diritto di infliggere un castigo da 7 miliardi agli europei.

Nella lista dei prodotti tassati coi dazi c’è tanto champagne, cognac e moda francese. C’è anche il …
Ma noi che cosa c’entriamo? Il danno pesante che l’Italia rischia di subire per i dazi americani su molte eccellenze agroalimentari, è la conseguenza di uno scontro sul business aeronautico dove siamo marginali o assenti. Va inquadrato in una sfida a tutto campo che “America First” lancia all’Europa, nel clima da seconda guerra fredda che è il nuovo scenario geopolitico mondiale.
Donald Trump ha ereditato la causa contro gli aiuti statali al consorzio franco-tedesco Airbus, che ebbe inizio sotto i suoi predecessori Bush e Obama. Ironia della sorte, a dare ragione a Washington è quella World Trade Organization da cui Trump ha minacciato di uscire, perché secondo lui non garantisce la reciprocità. Comunque avendo vinto la causa lui ha il diritto di infliggere un castigo da 7 miliardi agli europei.

Nella lista dei prodotti tassati coi dazi c’è tanto champagne, cognac e moda francese. C’è anche il made in Italy, per una logica implacabile: poiché l’Unione europea è tutt’uno nelle politiche commerciali, gli Stati Uniti tendono a massimizzare il danno politico dei dazi colpendo il più ampio numero di Stati possibile in modo da aumentare la pressione.
(Una degna risposta “federalista” di Bruxelles dovrebbe includere indennizzi compensativi al made in Italy, proprio come Washington risarcisce gli agricoltori dell’Iowa colpiti da rappresaglie cinesi).
Bush e Obama avviarono questo processo contro gli aiuti statali di cui gode Airbus, però a raccoglierne i frutti è il presidente più anti-europeo da Herbert Hoover (1930) a questa parte. Se la sentenza del Wto fosse arrivata tre anni fa, forse sarebbe prevalsa la logica del negoziato. Tanto più che l’anno prossimo il Wto potrebbe dare ragione agli europei nell’analoga causa contro Boeing (anche l’azienda americana viene sussidiata, soprattutto attraverso il volano delle commesse militari). Dunque tra qualche mese potrebbe essere Bruxelles a varare dazi punitivi contro il made in Usa. Invece di questo gioco al massacro sarebbe più logico lavorare a un “disarmo concordato” negli aiuti di Stato all’industria aeronautica.

Trump però non considera l’Europa intera come un alleato o un partner. Tifa per la hard Brexit di Boris Johnson. Danneggia gli interessi europei con atti unilaterali come le sanzioni contro chiunque faccia affari con Teheran, benché l’accordo sul nucleare iraniano rimanga legale per tutti gli altri firmatari. Solidarietà atlantica e patto di mutua difesa sembrano un optional, da sacrificare se la contabilità delle spese militari è sfavorevole agli Stati Uniti.

L’indifferenza di Trump verso il legame storico con l’Europa è palese nel vasto contenzioso con la Cina. Partito anche quello da legittime rivendicazioni commerciali (Pechino applica “superdazi” da sempre, il protezionismo cinese è molto antecedente quello americano), lo scontro con Xi Jinping si è allargato alle tecnologie come la telefonia di quinta generazione. Sarebbe logico che in una escalation di tensione con l’altra superpotenza l’America cercasse di compattare i suoi alleati. Trump invece non distingue tra europei e cinesi, fra divergenze d’interessi componibili, e rivalità strategiche. Se i dazi autorizzati dal Wto per il dossier Airbus sono un’eredità di amministrazioni precedenti, Trump ha minacciato di aprire un altro fronte ben più recente contro le importazioni di auto tedesche. Anche in quel caso l’Italia finirebbe nel tritacarne perché si stima che il 30% di una Volkswagen, Bmw e Mercedes sia fatto di componenti fabbricati in Lombardia, Veneto, Emilia.

Già sprovvisto di una strategia di alleanze con gli europei, ora Trump ha l’ossessione dell’impeachment. Questo complica i calcoli di tutti i suoi interlocutori. Il governo Conte II era partito con la benedizione effimera di un tweet dalla Casa Bianca, ma cosa può offrire e chiedere agli americani? I militari e la diplomazia Usa cercano a Roma garanzie sulla penetrazione cinese dopo la firma del Memorandum sulle Nuove Vie della Seta; vogliono essere rassicurati anche sulla fermezza italiana nelle sanzioni alla Russia. Però sui dazi il Dipartimento di Stato è solo uno degli interlocutori, pesano i dipartimenti del Tesoro e del commercio estero dove Trump ha messo alcuni falchi del protezionismo. E soprattutto, l’ultima parola l’avrà lui. Tentato come sempre da mercanteggiamenti a fini personali. In Europa, secondo le ultime rivelazioni, Trump cerca informazioni e aiuti inconfessabili nella sua battaglia contro l’impeachment.