In quale campo vuol giocare Renzi
Stefano Folli , di STEFANO FOLLIA breve Italia Viva dovrà chiarire la sua natura. Il leader probabilmente la presenterà come un partito all'americana che promette di non aumentare le tasse
Si avvicina il momento in cui Italia Viva, il partito renziano, dovrà precisare meglio di quale pasta è fatta. Finora l’ex premier ha scansato con la consueta astuzia quasi tutti i problemi spinosi, ma qualcosa ha dovuto dire, lui e gli amici che lo hanno seguito. È palese, ad esempio, che la rinuncia ad aumentare l’Iva — se sarà confermata da Palazzo Chigi — è una vittoria non irrilevante del renzismo. Anche Di Maio, l’amico improbabile di queste settimane, aveva detto qualcosa contro le tasse, in particolare contro l’Iva maggiorata, ma Renzi è stato più efficace di lui nel giocarsi la carta sul piano mediatico.
È probabile che sarà questa la tattica renziana per mettere in cascina un po’ di consensi a futura memoria, per quando si andrà a votare. Un partito un po’ all’americana — nel senso dei repubblicani in stile Reagan — che promette di abbassar…
È probabile che sarà questa la tattica renziana per mettere in cascina un po’ di consensi a futura memoria, per quando si andrà a votare. Un partito un po’ all’americana — nel senso dei repubblicani in stile Reagan — che promette di abbassar…
Si avvicina il momento in cui Italia Viva, il partito renziano, dovrà precisare meglio di quale pasta è fatta. Finora l’ex premier ha scansato con la consueta astuzia quasi tutti i problemi spinosi, ma qualcosa ha dovuto dire, lui e gli amici che lo hanno seguito. È palese, ad esempio, che la rinuncia ad aumentare l’Iva — se sarà confermata da Palazzo Chigi — è una vittoria non irrilevante del renzismo. Anche Di Maio, l’amico improbabile di queste settimane, aveva detto qualcosa contro le tasse, in particolare contro l’Iva maggiorata, ma Renzi è stato più efficace di lui nel giocarsi la carta sul piano mediatico.
È probabile che sarà questa la tattica renziana per mettere in cascina un po’ di consensi a futura memoria, per quando si andrà a votare. Un partito un po’ all’americana — nel senso dei repubblicani in stile Reagan — che promette di abbassare le tasse o almeno di non aumentarle. L’analogia con gli Stati Uniti finisce qui, perché l’idea di un Renzi liberista che si ispira ai tagli fiscali della destra d’oltreoceano suona umoristica. Non perché il fondatore di Italia Viva non abbia la spregiudicatezza di ispirarsi a chiunque, pur di raccogliere voti e di non apparire come il referente di una sigla di palazzo, ricettacolo di trasformisti (peraltro pienamente legittimati a cambiare partito e colore politico) e senza radici nella società. Tuttavia — ecco il passaggio delicato — l’Italia non è l’America e i possenti interventi anti-tasse che là sono possibili (sia pure a costo di accrescere il debito federale) da noi non sarebbero ipotizzabili. Qui si discute di 7 miliardi che il mancato incremento dell’Iva lascia scoperti. E difatti il povero Conte dovrà darsi da fare sentendo sul collo il fiato di Renzi, in singolare ma non sorprendente sintonia con il debole Di Maio.
Quanto al destino a medio termine della creatura renziana, i sondaggi non sono pessimi, considerando che Italia Viva si affida in modo pressoché esclusivo alle uscite televisive del suo leader. In ogni caso tra poco ci sarà la Leopolda, una specie di congresso costitutivo dove però “non esistono le correnti”, secondo il “refrain” renziano: perché tutti “si vogliono bene” e soprattutto sono pronti ad applaudire il capo fino a spellarsi le mani.
Per tornare al tema delle tasse, un punto chiaro del nuovo partito, il sentiero su cui si muove l’ex premier è rischioso. Se il governo dovesse procedere alla fine a una qualche forma di aumento selettivo dell’imposta, Renzi dovrebbe votare contro, a meno di non perdere credibilità. E cosa accadrebbe se il premier Conte chiedesse un voto di fiducia? Sono questioni di non poco conto su cui il capo dovrà riflettere in fretta. C’è poi il terreno insidioso della politica estera. Il presidente del Consiglio dovrà fornire al Copasir alcuni chiarimenti circa i rapporti tra i nostri servizi di “intelligence” e l’amministrazione Trump. Segno che l’amicizia ostentata tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi non è proprio disinteressata. Privo di responsabilità di governo, qui Renzi può dire quello che vuole. Al Foglio ha appena confidato di sperare in una vittoria di Joe Biden, a suo dire tutt’altro che indebolito dall’affare Ucraina. Renzi è uno dei pochi a pensarla così, ma è la prova che la peggior iattura per Italia Viva sarebbe la permanenza in carica del “sovranista” Trump per altri quattro anni.
È probabile che sarà questa la tattica renziana per mettere in cascina un po’ di consensi a futura memoria, per quando si andrà a votare. Un partito un po’ all’americana — nel senso dei repubblicani in stile Reagan — che promette di abbassare le tasse o almeno di non aumentarle. L’analogia con gli Stati Uniti finisce qui, perché l’idea di un Renzi liberista che si ispira ai tagli fiscali della destra d’oltreoceano suona umoristica. Non perché il fondatore di Italia Viva non abbia la spregiudicatezza di ispirarsi a chiunque, pur di raccogliere voti e di non apparire come il referente di una sigla di palazzo, ricettacolo di trasformisti (peraltro pienamente legittimati a cambiare partito e colore politico) e senza radici nella società. Tuttavia — ecco il passaggio delicato — l’Italia non è l’America e i possenti interventi anti-tasse che là sono possibili (sia pure a costo di accrescere il debito federale) da noi non sarebbero ipotizzabili. Qui si discute di 7 miliardi che il mancato incremento dell’Iva lascia scoperti. E difatti il povero Conte dovrà darsi da fare sentendo sul collo il fiato di Renzi, in singolare ma non sorprendente sintonia con il debole Di Maio.
Quanto al destino a medio termine della creatura renziana, i sondaggi non sono pessimi, considerando che Italia Viva si affida in modo pressoché esclusivo alle uscite televisive del suo leader. In ogni caso tra poco ci sarà la Leopolda, una specie di congresso costitutivo dove però “non esistono le correnti”, secondo il “refrain” renziano: perché tutti “si vogliono bene” e soprattutto sono pronti ad applaudire il capo fino a spellarsi le mani.
Per tornare al tema delle tasse, un punto chiaro del nuovo partito, il sentiero su cui si muove l’ex premier è rischioso. Se il governo dovesse procedere alla fine a una qualche forma di aumento selettivo dell’imposta, Renzi dovrebbe votare contro, a meno di non perdere credibilità. E cosa accadrebbe se il premier Conte chiedesse un voto di fiducia? Sono questioni di non poco conto su cui il capo dovrà riflettere in fretta. C’è poi il terreno insidioso della politica estera. Il presidente del Consiglio dovrà fornire al Copasir alcuni chiarimenti circa i rapporti tra i nostri servizi di “intelligence” e l’amministrazione Trump. Segno che l’amicizia ostentata tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi non è proprio disinteressata. Privo di responsabilità di governo, qui Renzi può dire quello che vuole. Al Foglio ha appena confidato di sperare in una vittoria di Joe Biden, a suo dire tutt’altro che indebolito dall’affare Ucraina. Renzi è uno dei pochi a pensarla così, ma è la prova che la peggior iattura per Italia Viva sarebbe la permanenza in carica del “sovranista” Trump per altri quattro anni.