Il ministro Fioramonti, il figlio alla scuola d’ inglese e l’ombra di un altro Toninelli
Sebastiano Messina , di SEBASTIANO MESSINAIl ministro dell’Istruzione con le sue gaffe affronta una tempesta al giorno ed è diventato l’ideale erede del suo ex collega Danilo Toninelli. Ma la scelta della scuola per il figlio non è una colpa
Avendo ormai conquistato sul campo la maglia meno ambita del governo Conte bis, ovvero la stessa che indossava il campione assoluto delle gaffe e recordman italiano delle topiche Danilo Toninelli detto "il Concentrato", il ministro Lorenzo Fioramonti affronta spavaldo una tempesta al giorno.
L'ultima ieri, quando si è scoperto che lui, il ministro dell'Istruzione, ha iscritto suo figlio di otto anni a una scuola inglese. E dunque, gli intimano da destra e da sinistra, deve dimettersi subitissimo, perché è inconcepibile che l'uomo al vertice della scuola pubblica preferisca una scuola privata, dimostrando nel modo più chiaro possibile che non si fida dei maestri che dipendono da lui.
Va detto subito che forse solo l'avvocato Taormina accetterebbe oggi la difesa - non penale ma mediatica - di un così prolifico, sistematico e incorreggibile autore di sfondoni, risultando dopo appena un anno l'esatto contrario di quel pers…
L'ultima ieri, quando si è scoperto che lui, il ministro dell'Istruzione, ha iscritto suo figlio di otto anni a una scuola inglese. E dunque, gli intimano da destra e da sinistra, deve dimettersi subitissimo, perché è inconcepibile che l'uomo al vertice della scuola pubblica preferisca una scuola privata, dimostrando nel modo più chiaro possibile che non si fida dei maestri che dipendono da lui.
Va detto subito che forse solo l'avvocato Taormina accetterebbe oggi la difesa - non penale ma mediatica - di un così prolifico, sistematico e incorreggibile autore di sfondoni, risultando dopo appena un anno l'esatto contrario di quel pers…
Avendo ormai conquistato sul campo la maglia meno ambita del governo Conte bis, ovvero la stessa che indossava il campione assoluto delle gaffe e recordman italiano delle topiche Danilo Toninelli detto "il Concentrato", il ministro Lorenzo Fioramonti affronta spavaldo una tempesta al giorno.
L'ultima ieri, quando si è scoperto che lui, il ministro dell'Istruzione, ha iscritto suo figlio di otto anni a una scuola inglese. E dunque, gli intimano da destra e da sinistra, deve dimettersi subitissimo, perché è inconcepibile che l'uomo al vertice della scuola pubblica preferisca una scuola privata, dimostrando nel modo più chiaro possibile che non si fida dei maestri che dipendono da lui.
Va detto subito che forse solo l'avvocato Taormina accetterebbe oggi la difesa - non penale ma mediatica - di un così prolifico, sistematico e incorreggibile autore di sfondoni, risultando dopo appena un anno l'esatto contrario di quel personaggio che il suo talent scout Luigi Di Maio presentava come il brillante economista che stavamo strappando al Sudafrica, il cervello in fuga pronto a tornare in patria per far ripartire l'Italia.
Un ritratto di cui s'è persa la memoria. Purtroppo per lui, tutti ci ricordiamo invece i maldestri scivoloni di cui s'è avuta notizia da quando l'ex cervello in fuga ha avuto l'auto blu. A cominciare dai suoi post su Facebook, nei quali distribuiva a piene mani offese da querela. Daniela Santanchè definita "una demente bugiarda e venduta" alla quale "sputare in faccia", Berlusconi bollato come "imperatore della sfiga" e persino la polizia - la stessa polizia che oggi lo scorta - liquidata come "un corpo di guardia del potere".
Un linguaggio non certo sorprendente per un militante grillino, ma assai imbarazzante per un ministro, che pensava davvero ingenuamente di cavarsi d'impaccio precisando che quei commenti lui li aveva scritti, sì, ma sulla sua "pagina privata". Visibile in effetti solo da lui, e da altri due miliardi di utenti Facebook.
Da quando poi ha preso possesso della poltrona dove sedettero Benedetto Croce, Giovanni Gentile e Francesco De Sanctis, Fioramonti ha tirato fuori dal suo cappello a cilindro un paio di idee innovative. Tassare le merendine e le bibite gassate, per esempio, punendo chi beve e mangia male per favorire, con il nuovo balzello, "stili di vita sani".
E poi mettere nelle aule scolastiche "una mappa del mondo" al posto di quel benedetto crocifisso, "per permettere a tutte le culture di esprimersi". Idee talmente brillanti che il neoministro le ha dovute ritirare in gran fretta, sconfessato dal suo stesso partito che già vedeva avvicinarsi lo spettro di un nuovo Toninelli, il ministro che ancora oggi rimpiangono tutti gli autori di satira perché sanno che non sarà facile trovare un altro che racconti il traffico nell'inesistente tunnel del Brennero, confonda un incrociatore con un rimorchiatore e sogni per Genova un ponte "dove le persone possano vivere, possano giocare, possano mangiare".
Eppure se c'è una cosa su cui il gaffeur Fioramonti non merita davvero di essere crocifisso, è proprio la scelta della scuola per suo figlio. Se un padre vuole mandare in una scuola internazionale un bambino con una madre tedesca, cresciuto in Sudafrica, che ha cominciato a studiare l'italiano solo quando il papà è stato eletto deputato e lo ha portato a Roma, quel padre ha il diritto di farlo anche se è il ministro dell'Istruzione. Anche se è un grillino che straparla. Anche se è un incorreggibile gaffeur. Perché il vero protagonista di questa storia non è il ministro: è quel bambino.
L'ultima ieri, quando si è scoperto che lui, il ministro dell'Istruzione, ha iscritto suo figlio di otto anni a una scuola inglese. E dunque, gli intimano da destra e da sinistra, deve dimettersi subitissimo, perché è inconcepibile che l'uomo al vertice della scuola pubblica preferisca una scuola privata, dimostrando nel modo più chiaro possibile che non si fida dei maestri che dipendono da lui.
Va detto subito che forse solo l'avvocato Taormina accetterebbe oggi la difesa - non penale ma mediatica - di un così prolifico, sistematico e incorreggibile autore di sfondoni, risultando dopo appena un anno l'esatto contrario di quel personaggio che il suo talent scout Luigi Di Maio presentava come il brillante economista che stavamo strappando al Sudafrica, il cervello in fuga pronto a tornare in patria per far ripartire l'Italia.
Un ritratto di cui s'è persa la memoria. Purtroppo per lui, tutti ci ricordiamo invece i maldestri scivoloni di cui s'è avuta notizia da quando l'ex cervello in fuga ha avuto l'auto blu. A cominciare dai suoi post su Facebook, nei quali distribuiva a piene mani offese da querela. Daniela Santanchè definita "una demente bugiarda e venduta" alla quale "sputare in faccia", Berlusconi bollato come "imperatore della sfiga" e persino la polizia - la stessa polizia che oggi lo scorta - liquidata come "un corpo di guardia del potere".
Un linguaggio non certo sorprendente per un militante grillino, ma assai imbarazzante per un ministro, che pensava davvero ingenuamente di cavarsi d'impaccio precisando che quei commenti lui li aveva scritti, sì, ma sulla sua "pagina privata". Visibile in effetti solo da lui, e da altri due miliardi di utenti Facebook.
Da quando poi ha preso possesso della poltrona dove sedettero Benedetto Croce, Giovanni Gentile e Francesco De Sanctis, Fioramonti ha tirato fuori dal suo cappello a cilindro un paio di idee innovative. Tassare le merendine e le bibite gassate, per esempio, punendo chi beve e mangia male per favorire, con il nuovo balzello, "stili di vita sani".
E poi mettere nelle aule scolastiche "una mappa del mondo" al posto di quel benedetto crocifisso, "per permettere a tutte le culture di esprimersi". Idee talmente brillanti che il neoministro le ha dovute ritirare in gran fretta, sconfessato dal suo stesso partito che già vedeva avvicinarsi lo spettro di un nuovo Toninelli, il ministro che ancora oggi rimpiangono tutti gli autori di satira perché sanno che non sarà facile trovare un altro che racconti il traffico nell'inesistente tunnel del Brennero, confonda un incrociatore con un rimorchiatore e sogni per Genova un ponte "dove le persone possano vivere, possano giocare, possano mangiare".
Eppure se c'è una cosa su cui il gaffeur Fioramonti non merita davvero di essere crocifisso, è proprio la scelta della scuola per suo figlio. Se un padre vuole mandare in una scuola internazionale un bambino con una madre tedesca, cresciuto in Sudafrica, che ha cominciato a studiare l'italiano solo quando il papà è stato eletto deputato e lo ha portato a Roma, quel padre ha il diritto di farlo anche se è il ministro dell'Istruzione. Anche se è un grillino che straparla. Anche se è un incorreggibile gaffeur. Perché il vero protagonista di questa storia non è il ministro: è quel bambino.