✕
(ap)

Trump-Xi, fratelli coltelli

Ascolta l'audio

Nel bel mezzo delle celebrazioni per il 70esimo anniversario della Repubblica Popolare, il presidente cinese si vede offrire uno scambio: aiutare il leader americano per la rielezione, in cambio di...qualcosa
2 minuti di lettura
Donald Trump ha offerto a Xi Jinping un silenzio americano su Hong Kong, per compensare informazioni utili contro il suo rivale democratico Joe Biden? Il patto luciferino Trump-Xi potrebbe includere altri scambi di favori, tra i due "gemelli nemici" del nuovo bipolarismo planetario? Chi ne farà le spese? Ad alimentare questi interrogativi è lo stesso Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha chiesto esplicitamente al governo di Pechino di divulgare informazioni sugli affari della famiglia Biden in Cina.

Una società di cui è amministratore Hunter Biden (il figlio dell'ex vice di Obama) avrebbe ricevuto una grossa iniezione di capitali cinesi, poco dopo una visita dei due Biden in Cina. Trump aveva già rivolto la stessa richiesta a Xi in una telefonata del 18 giugno scorso. È in quella conversazione che appare il tema di Hong Kong, con una promessa del presidente americano di non interferire in quella crisi che lui considera come …
Donald Trump ha offerto a Xi Jinping un silenzio americano su Hong Kong, per compensare informazioni utili contro il suo rivale democratico Joe Biden? Il patto luciferino Trump-Xi potrebbe includere altri scambi di favori, tra i due "gemelli nemici" del nuovo bipolarismo planetario? Chi ne farà le spese? Ad alimentare questi interrogativi è lo stesso Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha chiesto esplicitamente al governo di Pechino di divulgare informazioni sugli affari della famiglia Biden in Cina.

Una società di cui è amministratore Hunter Biden (il figlio dell'ex vice di Obama) avrebbe ricevuto una grossa iniezione di capitali cinesi, poco dopo una visita dei due Biden in Cina. Trump aveva già rivolto la stessa richiesta a Xi in una telefonata del 18 giugno scorso. È in quella conversazione che appare il tema di Hong Kong, con una promessa del presidente americano di non interferire in quella crisi che lui considera come una vicenda interna alla Cina. Nella logica del nuovo bipolarismo che avanza, assistiamo alla riedizione delle "sfere d'influenza" in cui ogni superpotenza fa quel che vuole, come nella prima guerra fredda.

Nel bel mezzo delle celebrazioni ufficiali per il 70esimo anniversario della Repubblica Popolare, Xi si vede offrire uno scambio diabolico: aiutare Trump per la rielezione, in cambio di... qualcosa. I silenzi su Hong Kong e i campi di concentramento per i musulmani uiguri dello Xinjiang sono concessioni facili per un'Amministrazione americana che da tempo ha abbassato la guardia sui diritti umani.

Più spinosi sono i dossier economici, dai macro-squilibri del commercio bilaterale all'avanzata cinese nelle tecnologie strategiche. Ma le tregue sono possibili, nelle guerre di lungo periodo. Trump aveva accettato di rinviare alcuni dazi proprio per non interferire con le feste ufficiali cinesi. Altri dazi sul made in China, i più pesanti, sono in stand-by fino a Natale. Se dovesse confermarsi un rallentamento della crescita americana, Trump potrebbe sceneggiare una "riconciliazione spettacolare", un armistizio nelle guerre commerciali che restituisca ottimismo alle Borse e alle imprese. Xi non chiede di meglio, anche la sua economia sta perdendo colpi.

Trump e Xi hanno un rapporto da fratelli-coltelli: caloroso sul piano umano (a differenza della gelida relazione Xi-Obama), tempestoso sui dossier economici e tecnologici. In fondo sono fatti della stessa pasta: nazionalisti duri, e populisti. Mentre le due superpotenze sembrano avviate in una rotta di collisione, è sempre possibile che gli Uomini Forti al vertice cerchino qualche compromesso temporaneo. All'insegna del "business is business".

Di sicuro a Xi non dispiace l'invito ad assemblare dossier di notizie compromettenti su un eventuale successore democratico di Trump. Dopo Vladimir Putin nel 2016, il leader cinese non si tira indietro se può giocare un ruolo nella scelta del prossimo presidente degli Stati Uniti.

In quanto allo scenario dell'impeachment: si direbbe che Trump lo voglia. La telefonata in cui chiedeva notizie contro Biden al presidente ucraino non bastava, ecco che Trump invoca in modo plateale, sfacciato, l'aiuto di Pechino.

È il drappo rosso del reato di alto tradimento, intesa col nemico, da sventolare in faccia ai democratici. Per adesso l'esito è incerto. Una risicata maggioranza di americani - il 51% - approva l'impeachment; che comunque non dipende da loro bensì in ultima istanza dal Senato a maggioranza repubblicana. Trump ha visto aumentare i finanziamenti online dai cittadini per la sua campagna elettorale, un segnale che la sua base si ricompatta. Ancora non è chiaro quale prezzo pagheranno i democratici per la questione morale in casa Biden. Il vecchio Joe sta facendo di tutto per assomigliare a Hillary Clinton, nella spregiudicatezza con cui maneggia i rapporti con il denaro.