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(ansa)

L’attentato alla sinagoga di Halle: in Germania noi ebrei non possiamo ancora sentirci al sicuro

La polizia ci protegge ma finora non ha saputo contrastare efficacemente la minaccia del terrorismo neonazista, forse perché il pericolo è stato sottovalutato
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Mercoledì mattina la piccola comunità ebraica della città di Halle, nella Germania orientale, era riunita per il giorno più sacro dell'anno ebraico: lo Yom Kippur, il Giorno dell'Espiazione. Mentre 70 persone seguivano la funzione, due uomini armati (o forse uno solo, secondo le ultime informazioni) sono arrivati in macchina fuori dalla sinagoga, provvisti di armi da fuoco.

Stando alle informazioni fin qui disponibili, sembra che l'uomo armato abbia cercato di entrare nella sinagoga con l'intenzione di uccidere il maggior numero possibile di membri della congregazione. Grazie al cielo, l'uomo è stato respinto e ha fallito il suo proposito. Almeno due persone sono state uccise e altre due gravemente ferite nel brutale attacco, ma date le circostanze potrebbe essere catalogato come un esempio particolarmente amaro di quello che i tedeschi chiamano Glück im Unglück: una piccola grazia in mezzo all'orrore.

La polizia h…
Mercoledì mattina la piccola comunità ebraica della città di Halle, nella Germania orientale, era riunita per il giorno più sacro dell'anno ebraico: lo Yom Kippur, il Giorno dell'Espiazione. Mentre 70 persone seguivano la funzione, due uomini armati (o forse uno solo, secondo le ultime informazioni) sono arrivati in macchina fuori dalla sinagoga, provvisti di armi da fuoco.

Stando alle informazioni fin qui disponibili, sembra che l'uomo armato abbia cercato di entrare nella sinagoga con l'intenzione di uccidere il maggior numero possibile di membri della congregazione. Grazie al cielo, l'uomo è stato respinto e ha fallito il suo proposito. Almeno due persone sono state uccise e altre due gravemente ferite nel brutale attacco, ma date le circostanze potrebbe essere catalogato come un esempio particolarmente amaro di quello che i tedeschi chiamano Glück im Unglück: una piccola grazia in mezzo all'orrore.

La polizia ha rapidamente catturato l'assassino (un tedesco bianco) e dalle prime ricostruzioni pare che le sue motivazioni siano di estremismo razzista e antisemita. C'è da dire che fin dalla caduta del Muro di Berlino la Germania orientale ha una scena neonazista molto attiva, e spesso violenta. Negli ultimi anni, una cellula terroristica particolarmente letale, la Nationalsozialistischer Untergrund (Nsu) ha ucciso una serie di immigrati e una poliziotta, prima di essere sgominata. Qualche mese fa, un politico conservatore è stato assassinato da un omicida di estrema destra come ritorsione per il suo ruolo nell'aiutare i rifugiati a stabilirsi nel Paese.

A prescindere dalle motivazioni dell'attacco, due insegnamenti sono già evidenti. Il primo è che la Germania deve agire in modo molto più deciso per contrastare i terroristi di tutte le tendenze politiche e religiose. Negli ultimi anni l'apparato giudiziario del Paese non ha saputo affrontare cellule neonaziste violente come la Nsu: per esempio, per molti anni non è stato in grado di collegare gli omicidi xenofobi commessi dai suoi membri perché dava per scontato che fossero opera di bande criminali distinte.

Anche la determinazione della polizia a contrastare e punire gli attacchi islamisti è stata tutt'altro che incrollabile. Appena due giorni prima degli attacchi a Halle, per esempio, un assalitore armato di coltello ha cercato di entrare in una sinagoga storica a Berlino borbottando "Allahu akbar". La polizia lo ha catturato rapidamente, ma poche ore dopo è stato messo in libertà.

Entrambi questi episodi fanno parte di uno schema più generale: rispetto ai decenni passati, la Germania ora deve far fronte a un elevato livello di minaccia per la sua popolazione civile, e soprattutto per le minoranze etniche e religiose. Ma le forze dell'ordine hanno reagito, in gran parte, sottovalutando il problema: questo incoraggia i potenziali aggressori e intimidisce i gruppi vulnerabili.

Un secondo insegnamento è ancora più triste, perché è ancora meno facile porvi rimedio: anche se la Germania riuscisse a reprimere il terrorismo politico, gli ebrei (e altre minoranze del Paese) avranno comunque bisogno di protezione costante per i prossimi decenni.

Quando ero ragazzo, in Germania, dovevo passare un cordone di polizia quelle rare volte che visitavo una sinagoga. Trovando sgradevole dover convincere un mucchio di poliziotti che ero ebreo per poter entrare, a volte rispondevo alle loro educate richieste di vedere il mio passaporto con il tipico sarcasmo degli adolescenti: "Mi dispiace, ma non c'è più una J stampata sopra".

Oggi provo un certo imbarazzo ripensando a quelle mie risposte sgarbate. I poliziotti erano lì per proteggermi. Alcuni dei loro colleghi a Halle, oggi, hanno contribuito a salvare la vita a decine di ebrei. Ma anche se il sentimento che provo ora nei loro confronti è di gratitudine, mi fa ancora più rabbia pensare alle circostanze che rendono necessaria la loro presenza. Come può essere che dopo oltre settant'anni dall'Olocausto ogni scuola ebraica, ogni sinagoga, ogni centro della comunità ebraica nel Paese necessiti ancora della protezione della polizia?

Un tempo speravo che la vita degli ebrei in Germania potesse diventare più simile alla vita degli ebrei negli Stati Uniti: una componente naturale di un Paese variegato. Ma ora che sta per ricorrere il primo anniversario dell'attacco, ancora più letale, contro la sinagoga Tree of Life a Pittsburgh, il mio timore è che la vita degli ebrei negli Stati Uniti possa diventare più simile alla vita degli ebrei in Germania: doversi fare strada fra imponenti cordoni di sicurezza per praticare il proprio culto, un'esperienza formativa per generazioni di ebrei tedeschi, ormai è prassi comune negli Stati Uniti.

(Traduzione di Fabio Galimberti)