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(ansa)

Russiagate, tutte le insidie per Conte nelle trame dei servizi segreti fra Italia e Usa

Un sistema di “Stato profondo” tiene sotto scacco il presidente del Consiglio dopo le visite in Italia del ministro della Giustizia Usa William Barr a caccia di informazioni sulla vicenda delle email di Hillary Clinton
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L'hashtag è il solito: #Giuseppistaisereno. Ma stavolta il mittente non è solo Matteo Renzi. Stavolta a far stare Conte sulla graticola è un intero "sistema", di cui non conosciamo la faccia e neanche il nome. Possiamo chiamarlo "Deep State", lo Stato Profondo, l'insieme di apparati che si muovono dietro o a comando delle classi dirigenti, per lanciare messaggi cifrati, mandare avvertimenti in codice. Il Russiagate che sta lentamente risucchiando il presidente del Consiglio, e che nei prossimi giorni lo costringerà a presentarsi davanti al Copasir a rendere conto, nasce esattamente da qui. Da questo gioco di minacce velate e rivelazioni incrociate, che servono a tenere costantemente sotto scacco il governo e chi lo guida.

Un quadro d'insieme, per ricostruire la vicenda. I Russiagate sono almeno quattro. Due negli Stati Uniti, due in Italia. Negli Stati Uniti il primo Russiagate ufficiale lo apre il procuratore federale M&uum…
L'hashtag è il solito: #Giuseppistaisereno. Ma stavolta il mittente non è solo Matteo Renzi. Stavolta a far stare Conte sulla graticola è un intero "sistema", di cui non conosciamo la faccia e neanche il nome. Possiamo chiamarlo "Deep State", lo Stato Profondo, l'insieme di apparati che si muovono dietro o a comando delle classi dirigenti, per lanciare messaggi cifrati, mandare avvertimenti in codice. Il Russiagate che sta lentamente risucchiando il presidente del Consiglio, e che nei prossimi giorni lo costringerà a presentarsi davanti al Copasir a rendere conto, nasce esattamente da qui. Da questo gioco di minacce velate e rivelazioni incrociate, che servono a tenere costantemente sotto scacco il governo e chi lo guida.

Un quadro d'insieme, per ricostruire la vicenda. I Russiagate sono almeno quattro. Due negli Stati Uniti, due in Italia. Negli Stati Uniti il primo Russiagate ufficiale lo apre il procuratore federale Müller: vuole accertare se dietro l'hackeraggio delle mail riservate di Hillary Clinton da parte dei russi, alla vigilia delle presidenziali del 2016, ci sia stato lo zampino di Trump, intenzionato a sabotare la candidata democratica. Il secondo Russiagate lo apre lo stesso Trump: vuole istruire una contro-inchiesta, per dimostrare che in realtà quel sabotaggio informatico russo nasconde una congiura contro di lui, ordita proprio dai democratici, intenzionati a sabotare la sua elezione alla Casa Bianca.

Per questo, spedisce il suo ministro della Giustizia William Barr in Europa, a cercare informazioni riservate dai governi amici. Arriviamo così ai due Russiagate italiani. Il primo Russiagate tricolore lo apre Conte: nell'agosto della pazza crisi del governo gialloverde, senza darne conto a nessuno autorizza i nostri servizi di Intelligence a incontrare due volte Barr, e a fornirgli tutte le informazioni di cui ha bisogno. Un atto legittimo sul piano giuridico (il premier ha tenuto per se la delega ai servizi) ma esecrabile sul piano politico.

E infatti la politica gliene chiede conto. Siamo dunque al secondo Russiagate tricolore: lo apre Salvini, che su questa mancanza di trasparenza assedia l'ormai nemico Conte. Proprio lui, che deve ancora spiegare agli italiani cosa è successo in quel 17-18 ottobre del 2018 all'Hotel Metropole di Mosca, dove il suo faccendiere Savoini tratta una tangente da 60 milioni con i russi del partito di Putin.

Questo è il quadro generale, che suscita un paio di domande cruciali. La prima domanda è: perché Conte, avvocato leguleio prudente come Forlani è furbo come Andreotti compie questa imperdonabile leggerezza? La risposta probabile sta nel tweet con il quale a fine agosto, all'acme della crisi di governo, Trump lo ricompensa per i suoi servigi cinguettando al mondo "Conte è un grande, merita di essere confermato alla presidenza del Consiglio".

La seconda domanda è: chi e perché ha fatto filtrare la notizia degli incontri segreti dei nostri 007, gestiti e autorizzati da Conte? La risposta ci riporta al punto di partenza: il "Deep State", per conto non sappiamo ancora e forse non sapremo mai di chi, ha voluto lanciare un monito a Giuseppi: non ti montare la testa, attento a quello che fai, ti teniamo d'occhio. Per ora le informazioni filtrate riguardano solo i due incontri tra Barr e la nostra intelligence tra agosto e settembre.

Ma c'è dell'altro, che ancora non conosciamo? E se si, come e quando uscirà fuori? L'audizione davanti al Copasir, la settimana prossima, placherà forse le polemiche. Ma è solo la stazione iniziale di una via crucis che, per Conte e per il governo, forse è solo agli inizi. Per questo, ancora una volta, #Giuseppistaisereno.