Russiagate: quel pasticciaccio degli 007
Armando Spataro , di ARMANDO SPATARO
Non so se Carlo Emilio Gadda sarebbe stato interessato a quanto avvenuto a Roma, in piazza Dante, sede delle Agenzie di Informazione italiane, ma certamente in tanti chiedono trasparenza su quei fatti per smentire ogni dubbio di un utilizzo delle Agenzie per attività che non rientrano nelle loro competenze.
Da quanto si legge, infatti, il 15 agosto e il 27 settembre, il capo del Dipartimento che coordina le nostre due Agenzie ha incontrato William Barr che è sia ministro della Giustizia che Procuratore generale degli Usa. Al secondo incontro, hanno partecipato anche i vertici delle nostre due Agenzie. L’interesse di Barr era quello di avere informazioni su un professore maltese della Link University italiana, sospettato di avere ordito il Russiagate, cioè un complotto contro Trump alla vigilia delle elezioni presidenziali che lo videro contrapposto nel 2016 alla Clinton. Gli incontri sono stati autorizzati dal premier Conte.
La domanda è: che c&rsqu…
Da quanto si legge, infatti, il 15 agosto e il 27 settembre, il capo del Dipartimento che coordina le nostre due Agenzie ha incontrato William Barr che è sia ministro della Giustizia che Procuratore generale degli Usa. Al secondo incontro, hanno partecipato anche i vertici delle nostre due Agenzie. L’interesse di Barr era quello di avere informazioni su un professore maltese della Link University italiana, sospettato di avere ordito il Russiagate, cioè un complotto contro Trump alla vigilia delle elezioni presidenziali che lo videro contrapposto nel 2016 alla Clinton. Gli incontri sono stati autorizzati dal premier Conte.
La domanda è: che c&rsqu…
Non so se Carlo Emilio Gadda sarebbe stato interessato a quanto avvenuto a Roma, in piazza Dante, sede delle Agenzie di Informazione italiane, ma certamente in tanti chiedono trasparenza su quei fatti per smentire ogni dubbio di un utilizzo delle Agenzie per attività che non rientrano nelle loro competenze.
Da quanto si legge, infatti, il 15 agosto e il 27 settembre, il capo del Dipartimento che coordina le nostre due Agenzie ha incontrato William Barr che è sia ministro della Giustizia che Procuratore generale degli Usa. Al secondo incontro, hanno partecipato anche i vertici delle nostre due Agenzie. L’interesse di Barr era quello di avere informazioni su un professore maltese della Link University italiana, sospettato di avere ordito il Russiagate, cioè un complotto contro Trump alla vigilia delle elezioni presidenziali che lo videro contrapposto nel 2016 alla Clinton. Gli incontri sono stati autorizzati dal premier Conte.
La domanda è: che c’entra il Russiagate con le competenze dell’Aise (ex Sismi) ed Aisi (ex Sisde)? La risposta è: nulla! Infatti, secondo la legge che regola l’attività delle nostre Agenzie di informazione, la prima ha il compito di ricercare ed elaborare tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica dalle minacce provenienti dall’estero. La seconda ha gli stessi compiti ma al fine di difendere la sicurezza interna della Repubblica e le istituzioni democratiche da ogni minaccia, da attività eversive e da ogni aggressione criminale o terroristica.
Ipotizzando che inizialmente il nostro premier non conoscesse lo specifico interesse di W. Barr (anche se ciò appare improbabile), è evidente che tutto gli sia stato noto dopo il primo incontro. Altra domanda: poteva il Prosecutor Barr chiedere collaborazione alle Autorità italiane per svelare il supposto complotto contro Trump? Certo, ma non alla nostra “intelligence”! Qualcuno doveva spiegargli, a partire dal premier Conte, che le richieste di assistenza investigativa e giudiziaria per ipotesi di reato devono in Italia essere inoltrate all’Autorità giudiziaria. Non solo: la legge obbliga i direttori dei nostri servizi di informazione e quello del Dis che li coordina a fornire ai competenti organi di polizia giudiziaria le informazioni e gli elementi di prova acquisiti su fatti-reato. Non pare che tutto ciò sia avvenuto e nessun rapporto di alleanza politica con gli Stati Uniti o con altri Paesi può autorizzare le nostre Agenzie ad occuparsi di ciò che non compete loro.
Il Primo ministro Conte ha detto che riferirà tutto al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), organo bicamerale composto da 5 senatori e 5 deputati, presieduto da un esponente dell’opposizione.
A prescindere, però, dalla segretezza delle informazioni raccolte in quella sede, il Copasir non ha sin qui brillato per efficacia. Forse ciò dipende dalla sua composizione politica, tanto che sarebbe auspicabile una riforma senza ambiguità: il controllo sulle attività delle Agenzie di Informazione dovrebbe essere affidato a un Comitato composto da accademici ed esperti designati dal Capo dello Stato e non da politici, comprensibilmente portatori di interessi propri dei rispettivi schieramenti. Ciò servirebbe anche al prestigio dei nostri Servizi di Informazioni che, come in ogni democrazia, hanno una competenza importante ed irrinunciabile: la tutela della sicurezza ed integrità della Repubblica e dei suoi cittadini.
Da quanto si legge, infatti, il 15 agosto e il 27 settembre, il capo del Dipartimento che coordina le nostre due Agenzie ha incontrato William Barr che è sia ministro della Giustizia che Procuratore generale degli Usa. Al secondo incontro, hanno partecipato anche i vertici delle nostre due Agenzie. L’interesse di Barr era quello di avere informazioni su un professore maltese della Link University italiana, sospettato di avere ordito il Russiagate, cioè un complotto contro Trump alla vigilia delle elezioni presidenziali che lo videro contrapposto nel 2016 alla Clinton. Gli incontri sono stati autorizzati dal premier Conte.
La domanda è: che c’entra il Russiagate con le competenze dell’Aise (ex Sismi) ed Aisi (ex Sisde)? La risposta è: nulla! Infatti, secondo la legge che regola l’attività delle nostre Agenzie di informazione, la prima ha il compito di ricercare ed elaborare tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica dalle minacce provenienti dall’estero. La seconda ha gli stessi compiti ma al fine di difendere la sicurezza interna della Repubblica e le istituzioni democratiche da ogni minaccia, da attività eversive e da ogni aggressione criminale o terroristica.
Ipotizzando che inizialmente il nostro premier non conoscesse lo specifico interesse di W. Barr (anche se ciò appare improbabile), è evidente che tutto gli sia stato noto dopo il primo incontro. Altra domanda: poteva il Prosecutor Barr chiedere collaborazione alle Autorità italiane per svelare il supposto complotto contro Trump? Certo, ma non alla nostra “intelligence”! Qualcuno doveva spiegargli, a partire dal premier Conte, che le richieste di assistenza investigativa e giudiziaria per ipotesi di reato devono in Italia essere inoltrate all’Autorità giudiziaria. Non solo: la legge obbliga i direttori dei nostri servizi di informazione e quello del Dis che li coordina a fornire ai competenti organi di polizia giudiziaria le informazioni e gli elementi di prova acquisiti su fatti-reato. Non pare che tutto ciò sia avvenuto e nessun rapporto di alleanza politica con gli Stati Uniti o con altri Paesi può autorizzare le nostre Agenzie ad occuparsi di ciò che non compete loro.
Il Primo ministro Conte ha detto che riferirà tutto al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), organo bicamerale composto da 5 senatori e 5 deputati, presieduto da un esponente dell’opposizione.
A prescindere, però, dalla segretezza delle informazioni raccolte in quella sede, il Copasir non ha sin qui brillato per efficacia. Forse ciò dipende dalla sua composizione politica, tanto che sarebbe auspicabile una riforma senza ambiguità: il controllo sulle attività delle Agenzie di Informazione dovrebbe essere affidato a un Comitato composto da accademici ed esperti designati dal Capo dello Stato e non da politici, comprensibilmente portatori di interessi propri dei rispettivi schieramenti. Ciò servirebbe anche al prestigio dei nostri Servizi di Informazioni che, come in ogni democrazia, hanno una competenza importante ed irrinunciabile: la tutela della sicurezza ed integrità della Repubblica e dei suoi cittadini.