Forse è solo una coincidenza, ma aiuta a mettere a fuoco uno dei punti deboli dell'Italia di oggi: il lato ambiguo della politica estera. Chi pensa che certe opacità nel rapporto con la Russia, non meno dell'avversione verso Parigi e Berlino, abbiano pesato nella bizzarra estate di Matteo Salvini, contribuendo alle scelte sbagliate d'agosto, si domandava quando il leader leghista avrebbe cambiato direzione. Ora comincia ad avere la risposta.
Allo stesso modo, chi pensa che ci sia ancora qualcosa o parecchio da chiarire nell'intrigo dei nostri servizi segreti chiamati in causa su questioni recenti e meno recenti che toccano i rapporti con Mosca, avrà argomenti per riflettere dopo la convocazione del premier Conte presso il Copasir, l'organismo parlamentare di controllo guidato da un leghista.
Ma prima di tutto occorrerà seguire con attenzione la visita di Sergio Mattarella a Washington. Il presidente della Repubblica arriva negli Usa in…
Allo stesso modo, chi pensa che ci sia ancora qualcosa o parecchio da chiarire nell'intrigo dei nostri servizi segreti chiamati in causa su questioni recenti e meno recenti che toccano i rapporti con Mosca, avrà argomenti per riflettere dopo la convocazione del premier Conte presso il Copasir, l'organismo parlamentare di controllo guidato da un leghista.
Ma prima di tutto occorrerà seguire con attenzione la visita di Sergio Mattarella a Washington. Il presidente della Repubblica arriva negli Usa in…
Forse è solo una coincidenza, ma aiuta a mettere a fuoco uno dei punti deboli dell'Italia di oggi: il lato ambiguo della politica estera. Chi pensa che certe opacità nel rapporto con la Russia, non meno dell'avversione verso Parigi e Berlino, abbiano pesato nella bizzarra estate di Matteo Salvini, contribuendo alle scelte sbagliate d'agosto, si domandava quando il leader leghista avrebbe cambiato direzione. Ora comincia ad avere la risposta.
Allo stesso modo, chi pensa che ci sia ancora qualcosa o parecchio da chiarire nell'intrigo dei nostri servizi segreti chiamati in causa su questioni recenti e meno recenti che toccano i rapporti con Mosca, avrà argomenti per riflettere dopo la convocazione del premier Conte presso il Copasir, l'organismo parlamentare di controllo guidato da un leghista.
Ma prima di tutto occorrerà seguire con attenzione la visita di Sergio Mattarella a Washington. Il presidente della Repubblica arriva negli Usa in un momento tutt'altro che facile, tra l'invasione turca della Siria del nord, la Libia tuttora nel caos e il programma dei nuovi dazi americani che colpisce parecchi prodotti italiani.
Come è ovvio, il capo dello Stato in Italia ha un ruolo di garanzia e non esercita un ruolo politico - tanto meno di guida - come accadrebbe in una Repubblica presidenziale. Peraltro questa distinzione non sempre risulta chiara al vertice istituzionale d'oltreoceano: ragion per cui i presidenti americani tendono a interloquire con il corrispettivo italiano quasi che fosse questi, anziché il premier "pro tempore", il responsabile politico del governo.
Di sicuro Mattarella è consapevole del rischio di essere coinvolto suo malgrado in una conversazione alla Casa Bianca su qualcuno dei più recenti "misteri italiani", i cui testimoni sono però altrove, magari a Palazzo Chigi. Peraltro il Quirinale ha già fatto sapere di non sapere nulla delle triangolazioni tra l'attorney general Barr, i nostri servizi e il presidente del Consiglio. In termini generali, Mattarella potrà invece fornire garanzie circa la continuità della nostra politica estera. È quello che in definitiva gli interlocutori si attendono dal capo dello Stato italiano. Ed è qui la coincidenza.
Sul Foglio è uscita ieri un'ampia conversazione con Salvini nella quale il leader leghista compie una conversione significativa sulla via dell'Unione europea. Accetta l'euro e la sua "irreversibilità" nel momento in cui afferma che la Lega non intende portare l'Italia fuori della Ue. E professa un atlantismo "senza se e senza ma", desideroso di riaccreditarsi presso l'amministrazione Trump dopo la stagione dell'ambiguità che ha contribuito non poco a spingerlo fuori dall'area di governo. È solo un'intervista, manca il crisma di un passo ufficiale, magari in un congresso, tuttavia si tratta di una novità rilevante.
Se la politica estera deve esprimere un punto di vista nazionale, al di là delle divisioni tra maggioranza e opposizione, Mattarella in Usa potrà adesso esporre un quadro più chiaro. In attesa che le scelte del governo Conte in relazione alla crisi curda si rivelino più efficaci di quel che sembrano. Su un altro piano Salvini ha l'opportunità di metter fine al suo auto-isolamento all'estrema destra, ritrovando un rapporto con forze conservatrici ma non marginali: da Orban alla destra del Partito Popolare.
Allo stesso modo, chi pensa che ci sia ancora qualcosa o parecchio da chiarire nell'intrigo dei nostri servizi segreti chiamati in causa su questioni recenti e meno recenti che toccano i rapporti con Mosca, avrà argomenti per riflettere dopo la convocazione del premier Conte presso il Copasir, l'organismo parlamentare di controllo guidato da un leghista.
Ma prima di tutto occorrerà seguire con attenzione la visita di Sergio Mattarella a Washington. Il presidente della Repubblica arriva negli Usa in un momento tutt'altro che facile, tra l'invasione turca della Siria del nord, la Libia tuttora nel caos e il programma dei nuovi dazi americani che colpisce parecchi prodotti italiani.
Come è ovvio, il capo dello Stato in Italia ha un ruolo di garanzia e non esercita un ruolo politico - tanto meno di guida - come accadrebbe in una Repubblica presidenziale. Peraltro questa distinzione non sempre risulta chiara al vertice istituzionale d'oltreoceano: ragion per cui i presidenti americani tendono a interloquire con il corrispettivo italiano quasi che fosse questi, anziché il premier "pro tempore", il responsabile politico del governo.
Di sicuro Mattarella è consapevole del rischio di essere coinvolto suo malgrado in una conversazione alla Casa Bianca su qualcuno dei più recenti "misteri italiani", i cui testimoni sono però altrove, magari a Palazzo Chigi. Peraltro il Quirinale ha già fatto sapere di non sapere nulla delle triangolazioni tra l'attorney general Barr, i nostri servizi e il presidente del Consiglio. In termini generali, Mattarella potrà invece fornire garanzie circa la continuità della nostra politica estera. È quello che in definitiva gli interlocutori si attendono dal capo dello Stato italiano. Ed è qui la coincidenza.
Sul Foglio è uscita ieri un'ampia conversazione con Salvini nella quale il leader leghista compie una conversione significativa sulla via dell'Unione europea. Accetta l'euro e la sua "irreversibilità" nel momento in cui afferma che la Lega non intende portare l'Italia fuori della Ue. E professa un atlantismo "senza se e senza ma", desideroso di riaccreditarsi presso l'amministrazione Trump dopo la stagione dell'ambiguità che ha contribuito non poco a spingerlo fuori dall'area di governo. È solo un'intervista, manca il crisma di un passo ufficiale, magari in un congresso, tuttavia si tratta di una novità rilevante.
Se la politica estera deve esprimere un punto di vista nazionale, al di là delle divisioni tra maggioranza e opposizione, Mattarella in Usa potrà adesso esporre un quadro più chiaro. In attesa che le scelte del governo Conte in relazione alla crisi curda si rivelino più efficaci di quel che sembrano. Su un altro piano Salvini ha l'opportunità di metter fine al suo auto-isolamento all'estrema destra, ritrovando un rapporto con forze conservatrici ma non marginali: da Orban alla destra del Partito Popolare.