✕
(ansa)

M5S-Pd, il futuro salvo intese

È quasi un motto nazionale e fotografa alla perfezione l’Italia di oggi, dando continuità a due esecutivi affidati alla garanzia dello stesso uomo
2 minuti di lettura
Un futuro salvo intese. Un’Italia forse ancora in piedi, salvo intese. Ironizzare sulla bizzarra precisazione che accompagna l’annuncio della legge di bilancio è fin troppo facile, ma è inevitabile. A Palazzo Chigi non possono meravigliarsi, dopo aver quasi fatto l’alba dell’ultima notte utile per definire i documenti e spedirli a Bruxelles. Non risulta che altri paesi dell’Unione siano arrivati sul traguardo così in affanno né tantomeno che si siano affidati al gergo burocratico-giuridichese per dire che i dossier approvati sono appena una cornice generale. Servono a tacitare l’Unione offrendo un’idea di quel che si vuol fare nel campo dei conti pubblici, del fisco e delle iniziative per non arrendersi alla stagnazione. Ma il resto, la sostanza delle misure che la stampa sta ora analizzando, è ancora un libro aperto. Nel paese del compromesso come precludersi la via di un ulteriore, infinito negoziato su que…
Un futuro salvo intese. Un’Italia forse ancora in piedi, salvo intese. Ironizzare sulla bizzarra precisazione che accompagna l’annuncio della legge di bilancio è fin troppo facile, ma è inevitabile. A Palazzo Chigi non possono meravigliarsi, dopo aver quasi fatto l’alba dell’ultima notte utile per definire i documenti e spedirli a Bruxelles. Non risulta che altri paesi dell’Unione siano arrivati sul traguardo così in affanno né tantomeno che si siano affidati al gergo burocratico-giuridichese per dire che i dossier approvati sono appena una cornice generale. Servono a tacitare l’Unione offrendo un’idea di quel che si vuol fare nel campo dei conti pubblici, del fisco e delle iniziative per non arrendersi alla stagnazione. Ma il resto, la sostanza delle misure che la stampa sta ora analizzando, è ancora un libro aperto. Nel paese del compromesso come precludersi la via di un ulteriore, infinito negoziato su questa o quella tassa, su questo o quel bonus destinato a rassicurare una categoria o ad alleviare una corporazione?

Salvo intese, dunque. È quasi un motto nazionale e fotografa alla perfezione l’Italia di oggi. Che poi non è diversa da quella di ieri: chi ha discreta memoria ricorda infatti che il governo Conte 1, quello fondato sul contratto 5S-Lega, ricorse allo stesso stratagemma nella primavera del 2018. Il che equivale a riconoscere gli indizi di continuità tra i due esecutivi peraltro affidati alla garanzia dello stesso uomo. Il Conte 2 si è ispirato senza dubbio al suo predecessore e purtroppo non per gli aspetti migliori. In altre parole, ci si attendeva qualche salutare frattura tra il contratto populista del ’18 e il patto progressista del ’19. Invece la dizione “salvo intese” significa ammettere che non esiste oggi una vera maggioranza politica — centrosinistra più 5S più renziani riluttanti — in grado di individuare una sintesi alta, ossia non fondata in modo esclusivo sulla semplice sommatoria degli interessi e delle convenienze dell’uno e dell’altro.

Il governo dei due populisti era messo sotto accusa, giustamente, proprio a causa di questa tendenza: grillini e leghisti portavano a casa ciascuno la propria fetta della torta, insensibili all’idea che governare insieme significa trovare soluzioni comuni. Ora si rischia di ripetere esattamente gli stessi errori ed è strano che il premier Conte 2 non tema di ricalcare le orme del premier Conte 1. Si dirà che il richiamo alle intese successive esprime proprio la volontà di cercare un compromesso sui punti irrisolti. Purtroppo è qui il problema. L’intesa aveva un senso se si fosse trovata prima del varo del bilancio: avrebbe avuto il sapore di un accordo politico significativo tra forze che si rispecchiano nel patto di maggioranza. Viceversa, ora avremo al massimo un modesto compromesso quasi sottobanco, figlio di opachi scambi nel corso delle sedute parlamentari. Non è quello che serve all’immagine di un governo che sembra giocare con il fuoco senza rendersene conto. E il primo a sapere che i colpi d’ala qualche volta sono necessari è o dovrebbe essere il presidente del Consiglio, la cui posizione non si è certo rafforzata nelle ultime settimane. Non solo a causa della legge finanziaria.

Nel frattempo ognuno prende nel paniere della manovra quello che gli sembra più positivo. O meno dannoso sul piano elettorale. Così Zingaretti la descrive come un mezzo miracolo per via delle misure di giustizia sociale a favore dei redditi più bassi (tutte da verificare). E i 5S si compiacciono per la faccia feroce del fisco a caccia di evasori. Ma gli scettici vedono l’incapacità di assecondare il mondo produttivo, la rassegnazione alla non-crescita e al declino. Salvo intese.