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(ansa)

Il gioco dell’oca che inguaia Conte

Il premier è sotto il fuoco incrociato della sua maggioranza: Renzi  da un lato  e i Cinquestelle  dall’altro. Tutti gli ricordano  che i loro voti sono indispensabili
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Come nel gioco dell’oca, si sta tornando alla casella iniziale. Appena cinquanta giorni dopo l’avvento del Conte-2 tutto si ripete con piccole varianti rispetto al Conte-1, ma in un quadro sfilacciato.
Abbiamo il presidente del Consiglio sotto il fuoco incrociato della sua maggioranza: in particolare Renzi, da un lato, e i Cinque Stelle, dall’altro. Tutti, ma soprattutto i grillini, gli ricordano con qualche brutalità che i loro voti sono indispensabili. Qualcuno si domanderà: ma Conte non è stato indicato proprio dal Movimento, non è un suo esponente nella seconda come nella prima incarnazione? In realtà il Conte-2 ha preso le distanze da Di Maio, si è avvicinato con prudenza al Pd e gioca una sua partita che potrebbe portarlo lontano o spingerlo fuori strada alla prossima curva.

In ogni caso, per tornare al gioco dell’oca: ai primi d’agosto il governo Lega-5S boccheggiava sotto gli attacchi dei due alleati e og…
Come nel gioco dell’oca, si sta tornando alla casella iniziale. Appena cinquanta giorni dopo l’avvento del Conte-2 tutto si ripete con piccole varianti rispetto al Conte-1, ma in un quadro sfilacciato.
Abbiamo il presidente del Consiglio sotto il fuoco incrociato della sua maggioranza: in particolare Renzi, da un lato, e i Cinque Stelle, dall’altro. Tutti, ma soprattutto i grillini, gli ricordano con qualche brutalità che i loro voti sono indispensabili. Qualcuno si domanderà: ma Conte non è stato indicato proprio dal Movimento, non è un suo esponente nella seconda come nella prima incarnazione? In realtà il Conte-2 ha preso le distanze da Di Maio, si è avvicinato con prudenza al Pd e gioca una sua partita che potrebbe portarlo lontano o spingerlo fuori strada alla prossima curva.

In ogni caso, per tornare al gioco dell’oca: ai primi d’agosto il governo Lega-5S boccheggiava sotto gli attacchi dei due alleati e oggi boccheggia per ragioni analoghe ma con protagonisti in parte diversi. In agosto Salvini si preparava a sganciarsi per ottenere le elezioni anticipate, fiducioso che Zingaretti tenesse fede al proposito più volte espresso di escludere qualsiasi subordinata e di pretendere anch’egli il voto (nella speranza di portare in Parlamento un gruppo di deputati e senatori fedeli a lui anziché all’ex segretario scissionista). Oggi Zingaretti ripropone lo stesso motivo: se Renzi fa cadere Conte-2, si andrà senz’altro alle urne, magari con un Conte-3 come candidato premier. In altre parole non ci sarà il governo intermedio a cui sembra aspirare l’uomo della Leopolda. Chissà se stavolta il segretario del Pd resterà della stessa idea.

E ancora. Nei giorni della crisi d’agosto Renzi era stato l’architetto della nuova maggioranza Pd-5S-LeU. Adesso, meno di due mesi dopo, sta lavorando per creare i presupposti di un altro equilibrio. O magari lo stesso di oggi, ma con un diverso presidente del Consiglio. Come dire che il Conte-1 populista, poi trasfigurato nel Conte-2 premier di sinistra, potrebbe presto uscire di scena in favore di un mister X dai contorni al momento non identificati, ma certo molto più amichevole nei confronti dell’irrequieto politico fiorentino e del suo gruppo di parlamentari trasformisti. Tuttavia a questo punto sorgono alcuni interrogativi.

Il più importante è: fino a che punto il palcoscenico potrà sostenere il peso di tanti giocatori che si azzuffano? Qualcuno non vede il problema e pensa che non succederà nulla fino all’elezione del presidente della Repubblica, all’inizio del 2022. In realtà l’esperienza insegna che quando il logoramento supera una certa soglia il precipizio è inevitabile. Del resto, Renzi sta costruendo il profilo di un nuovo partito (Italia Viva) che presenta caratteristiche via via poco conciliabili con un’alleanza protesa a sinistra. Lo dimostra l’attacco a Quota 100 che il premier ha dovuto subito rintuzzare, è ovvio, ma che contiene un’idea del governo opposta a quella incarnata dal contratto Zingaretti-Di Maio-Conte. Quella di Renzi è un’offensiva giocata sui temi e sui toni di un centro-destra moderato, utile a Italia Viva per trovare uno spazio, molto meno a Conte e agli altri per sperare di restare in sella. Nessuno quindi si meraviglierebbe se il governo inciampasse nel giro di un paio di mesi. E allora sarà più difficile che in estate evitare le urne.