Dalla manovra salvo intese al governo senza intese: così Conte si è scavato la fossa
Massimo Giannini , di MASSIMO GIANNINIDopo aver garantito che non ci sarebbe stata nessuna marcia indietro, il premier cede alle pressioni di Di Maio e Renzi, che sono i veri vincitori di questo round
“Se indietreggio… votatemi!”, tuona “Giuseppi” Conte dal palco della Confesercenti, riscrivendo a modo suo il tristemente noto “se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi” della Buonanima. Lo fa per provare a spiegare che no, la riscrittura della manovra economica, solo una settimana dopo il suo primo ed inutile varo, non è quello che sembra. Sulla lotta all’evasione, assicura il premier, non c’è stato alcun ricatto nella maggioranza e nessuna marcia indietro nel governo.
Eppure ci sembrava di aver capito il contrario. Nel pirotecnico weekend della piazza salviniana e della Leopolda renziana il presidente del Consiglio aveva lanciato l’anatema contro gli alleati riluttanti Cinque Stelle e Italia Viva: “Sul contante e le multe ai commercianti che non usano i Pos non si discute, ci metto io la faccia e chi non è d’accordo è fuori”. Ben detto, avvocato del popolo: più d…
Eppure ci sembrava di aver capito il contrario. Nel pirotecnico weekend della piazza salviniana e della Leopolda renziana il presidente del Consiglio aveva lanciato l’anatema contro gli alleati riluttanti Cinque Stelle e Italia Viva: “Sul contante e le multe ai commercianti che non usano i Pos non si discute, ci metto io la faccia e chi non è d’accordo è fuori”. Ben detto, avvocato del popolo: più d…
“Se indietreggio… votatemi!”, tuona “Giuseppi” Conte dal palco della Confesercenti, riscrivendo a modo suo il tristemente noto “se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi” della Buonanima. Lo fa per provare a spiegare che no, la riscrittura della manovra economica, solo una settimana dopo il suo primo ed inutile varo, non è quello che sembra. Sulla lotta all’evasione, assicura il premier, non c’è stato alcun ricatto nella maggioranza e nessuna marcia indietro nel governo.
Eppure ci sembrava di aver capito il contrario. Nel pirotecnico weekend della piazza salviniana e della Leopolda renziana il presidente del Consiglio aveva lanciato l’anatema contro gli alleati riluttanti Cinque Stelle e Italia Viva: “Sul contante e le multe ai commercianti che non usano i Pos non si discute, ci metto io la faccia e chi non è d’accordo è fuori”. Ben detto, avvocato del popolo: più duro e più chiaro di così si muore. Infatti è (politicamente) morto. Di Maio deve avergli spiegato in privato quello che aveva anticipato in pubblico l’altroieri: senza il Movimento il governo non esiste.
Colpito e affondato. Conte incassa con la consueta “nonchalance”, barcolla ma non molla, si riassesta la pochette e si rimangia serenamente tutto quello che aveva giurato e spergiurato. Il pacchetto “riduzione del tetto all’uso del contante da 3 a 2 mila euro più multe per gli esercenti che non consentono ai clienti l’utilizzo della moneta elettronica” slitta di sette mesi. Se ne riparla a luglio del 2020, con la scusa che “dobbiamo aspettare che intanto diventi effettivo l’abbattimento delle commissioni bancarie”.
E anche sulle partite Iva si torna al regime forfettario fino a 65 mila euro, senza i paletti immaginati pochi giorni fa per impedire gli abusi. Insomma, hanno vinto su tutta la linea Di Maio (che ripete “dobbiamo concentrarci sui grandi evasori e lasciar stare i commercianti”) e Renzi (che ribadisce “il contante non è un problema, ora andiamo all’attacco delle microtasse”). Hanno perso Conte (che ha salvato il governo senza salvare la faccia) e Zingaretti (che continua a fare il cireneo in una maggioranza che lo vede sempre più spesso portare la croce altrui).
E questo è solo l’inizio. Che affidabilità può garantire un governo che vara di fatto una manovra-bis, solo una settimana dopo aver approvato la manovra-uno? Di fronte alla facile capitolazione del premier-a-porter sulla lotta all’evasione, non è forse legittimo aspettarsi un cedimento anche sulle soglie di punibilità o su Quota 100, sulla Sugar Tax o sul balzello sulle compravendite immobiliari? È una legge di stabilità scritta sull’acqua. E forse, alla vigilia di un’avventurosa sessione di bilancio in Parlamento, è anche e soprattutto per questo che la Commissione Europea, con tutta la buona volontà del caso, non può non chiedere chiarimenti su una manovra che non ha padri né madri, e che pare figlia di tutti e di nessuno. Non si legifera “salvo intese”. Non si governa senza intese.
Eppure ci sembrava di aver capito il contrario. Nel pirotecnico weekend della piazza salviniana e della Leopolda renziana il presidente del Consiglio aveva lanciato l’anatema contro gli alleati riluttanti Cinque Stelle e Italia Viva: “Sul contante e le multe ai commercianti che non usano i Pos non si discute, ci metto io la faccia e chi non è d’accordo è fuori”. Ben detto, avvocato del popolo: più duro e più chiaro di così si muore. Infatti è (politicamente) morto. Di Maio deve avergli spiegato in privato quello che aveva anticipato in pubblico l’altroieri: senza il Movimento il governo non esiste.
Colpito e affondato. Conte incassa con la consueta “nonchalance”, barcolla ma non molla, si riassesta la pochette e si rimangia serenamente tutto quello che aveva giurato e spergiurato. Il pacchetto “riduzione del tetto all’uso del contante da 3 a 2 mila euro più multe per gli esercenti che non consentono ai clienti l’utilizzo della moneta elettronica” slitta di sette mesi. Se ne riparla a luglio del 2020, con la scusa che “dobbiamo aspettare che intanto diventi effettivo l’abbattimento delle commissioni bancarie”.
E anche sulle partite Iva si torna al regime forfettario fino a 65 mila euro, senza i paletti immaginati pochi giorni fa per impedire gli abusi. Insomma, hanno vinto su tutta la linea Di Maio (che ripete “dobbiamo concentrarci sui grandi evasori e lasciar stare i commercianti”) e Renzi (che ribadisce “il contante non è un problema, ora andiamo all’attacco delle microtasse”). Hanno perso Conte (che ha salvato il governo senza salvare la faccia) e Zingaretti (che continua a fare il cireneo in una maggioranza che lo vede sempre più spesso portare la croce altrui).
E questo è solo l’inizio. Che affidabilità può garantire un governo che vara di fatto una manovra-bis, solo una settimana dopo aver approvato la manovra-uno? Di fronte alla facile capitolazione del premier-a-porter sulla lotta all’evasione, non è forse legittimo aspettarsi un cedimento anche sulle soglie di punibilità o su Quota 100, sulla Sugar Tax o sul balzello sulle compravendite immobiliari? È una legge di stabilità scritta sull’acqua. E forse, alla vigilia di un’avventurosa sessione di bilancio in Parlamento, è anche e soprattutto per questo che la Commissione Europea, con tutta la buona volontà del caso, non può non chiedere chiarimenti su una manovra che non ha padri né madri, e che pare figlia di tutti e di nessuno. Non si legifera “salvo intese”. Non si governa senza intese.