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(lapresse)

Governo, un'idea per quattro sinistre

Dovrebbero prendere esempio dalle tre destre all'opposizione, darsi una prospettiva, trasformando la loro alleanza in una coalizione che si impegni a presentarsi alle prossime elezioni
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Un governo di coalizione regge se c’è una coalizione. E una coalizione regge se c’è un leader, riconosciuto dagli altri capipartito. La destra italiana soddisfa questa doppia condizione. La sinistra no. Da qui turbolenze, minacce, reciproci altolà fra gli alleati di governo. Da qui la navigazione accidentata del vascello Conte 2. Come peraltro accadde al Conte 1, sospeso in uno stato di pre-crisi permanente. Chiediamoci perché, da dove ha origine il problema. Chiediamoci altresì se c’è un rimedio, una soluzione a questi mali. Non tanto nell’interesse dei partiti che adesso si dividono prebende e ministeri. Quanto nell’interesse di noi tutti, spettatori assiepati sugli spalti. Un governo impotente fa più danni d’un governo prepotente.

La fonte dei litigi non risiede nella coalizione in sé, nell’alleanza fra diversi. Dopotutto, l’Italia è sempre stata retta da governi di coali…
Un governo di coalizione regge se c’è una coalizione. E una coalizione regge se c’è un leader, riconosciuto dagli altri capipartito. La destra italiana soddisfa questa doppia condizione. La sinistra no. Da qui turbolenze, minacce, reciproci altolà fra gli alleati di governo. Da qui la navigazione accidentata del vascello Conte 2. Come peraltro accadde al Conte 1, sospeso in uno stato di pre-crisi permanente. Chiediamoci perché, da dove ha origine il problema. Chiediamoci altresì se c’è un rimedio, una soluzione a questi mali. Non tanto nell’interesse dei partiti che adesso si dividono prebende e ministeri. Quanto nell’interesse di noi tutti, spettatori assiepati sugli spalti. Un governo impotente fa più danni d’un governo prepotente.

La fonte dei litigi non risiede nella coalizione in sé, nell’alleanza fra diversi. Dopotutto, l’Italia è sempre stata retta da governi di coalizione. Lo furono anche i monocolore Dc, frutto dell’accordo tra le molte correnti in cui si frastagliava quel partito. Nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, semmai, è mutato l’epicentro della stabilità governativa. Difatti nel primo tempo delle nostre istituzioni sperimentammo leader instabili, coalizioni stabili. Si cambiava presidente del Consiglio anche tre volte l’anno, però la formula di governo sopravviveva a queste giravolte, prolungava i propri effetti per legislature intere. La fase del centrismo durò 17 anni, il centrosinistra si protrasse per 14 anni, il compromesso storico per almeno 4 anni. L’apertura d’una nuova stagione politica non avveniva mai da un giorno all’altro: era preceduta da una lunga incubazione, da congressi incandescenti all’interno dei partiti, dalla riflessione pubblica dei loro intellettuali. Per questo poi durava, anche quando i suoi padrini di battesimo erano ormai usciti di scena.

Nel ventennio della seconda Repubblica, invece, abbiamo fatto esperienza dello schema contrario: leader stabili, coalizioni instabili. Silvio Berlusconi è stato presidente del Consiglio per 9 anni, fra il 1994 e il 2011. Romano Prodi ha governato per 4 anni e mezzo, fra il 1996 e il 2008. Ma in entrambi i casi il loro regno venne eroso da sommosse interne, dai voltafaccia di vassalli e valvassori. Una volta Bertinotti, un’altra volta Fini. Il partito di Berlusconi, durante la legislatura scorsa, subì addirittura tre scissioni: prima le truppe di Alfano, poi di Fitto, poi anche di Verdini. Nel mezzo, congiure di palazzo, governi smontati e rimontati come un Lego, pugnalate agli amici piuttosto che ai nemici.

Infine eccoci qua, all’ultimo giro di giostra. Dove balliamo più di prima, trovandoci nella peggiore condizione: leader instabili di coalizioni instabili. L’attuale presidente del Consiglio non ha un partito egemone alle spalle, sicché la sua autorità viene negata, le sue decisioni regolarmente contestate dai partiti che gli avevano votato la fiducia. Questi ultimi, peraltro, spendono ogni energia per distinguersi dagli alleati di governo, per marcare differenze, non per timbrare progetti condivisi. Risultato: ogni giorno un bisticcio, ogni provvedimento un pasticcio. Perché?

A causa della legge elettorale, in primo luogo. Nella prima Repubblica fu un proporzionale puro, nella seconda un maggioritario impuro. Avevano i loro inconvenienti, però mezzo governo ce l’hanno comunque assicurato. Questo Parlamento, viceversa, è figlio d’un maggiorzionale, dato che il Rosatellum è proporzionale per due terzi, maggioritario per un terzo. Dunque somma i difetti degli altri due sistemi: non fabbrica un leader, non costruisce una coalizione di governo. Morale della favola: inventatevi pure l’ennesima legge elettorale, ma scegliete per favore un modello chiaro, senza meticciati. E nel frattempo? Le quattro sinistre di governo dovrebbero prendere esempio dalle tre destre all’opposizione. Darsi una prospettiva, insomma, trasformando la loro alleanza un po’ casuale in una coalizione che s’impegni a presentarsi alle prossime elezioni. Dopo di che il partito che otterrà più voti potrà esprimere il leader prossimo venturo. Sempre che venga fuori un capo; fin qui si vedono soltanto caporali.