La strada stretta dei responsabili
Concita De Gregorio , di CONCITA DE GREGORIOL'Umbria, nobile terra di santi, non è l'Ohio - come si è letto in questi giorni. In Umbria, tra le regioni meno popolose d'Italia, 92 comuni, vivono 882 mila persone. Troverebbero casa tutte quante a Torino e qualche quartiere resterebbe vuoto. Perciò prima di far dipendere le sorti del Paese, oggi, dal risultato umbro: occhio all'andamento storico, non è una novità di giornata
Se è ancora possibile, nel tempo dei sabba da tastiera, parlare di politica allora è questo il momento. Senza minimizzare, senza enfatizzare. Abbassare il volume, astenersi da anatemi, asciugare la bava alla bocca, controllare le crisi di nervi. Osservare e descrivere la realtà politica, da dove arriva e che cosa promette: l'esito è per definizione la conseguenza delle cose. L'esito delle elezioni in Umbria arriva alla fine di una gestione disastrosa, da parte del centrosinistra che ha governato la regione fin dagli anni Settanta, e ne segna la prevista coerente sconfitta. Quel che va di molto al di là delle previsioni è la dimensione della sconfitta: si parlava di cinque-sei punti, sono più di venti. Una punizione esemplare da parte dell'elettorato, che segnala così di avere memoria superiore a quella dei pesci rossi che i leader dei partiti di neogoverno gli attribuiscono. Il Movimento Cinque Stelle ha dato il via c…
Se è ancora possibile, nel tempo dei sabba da tastiera, parlare di politica allora è questo il momento. Senza minimizzare, senza enfatizzare. Abbassare il volume, astenersi da anatemi, asciugare la bava alla bocca, controllare le crisi di nervi. Osservare e descrivere la realtà politica, da dove arriva e che cosa promette: l'esito è per definizione la conseguenza delle cose. L'esito delle elezioni in Umbria arriva alla fine di una gestione disastrosa, da parte del centrosinistra che ha governato la regione fin dagli anni Settanta, e ne segna la prevista coerente sconfitta. Quel che va di molto al di là delle previsioni è la dimensione della sconfitta: si parlava di cinque-sei punti, sono più di venti. Una punizione esemplare da parte dell'elettorato, che segnala così di avere memoria superiore a quella dei pesci rossi che i leader dei partiti di neogoverno gli attribuiscono. Il Movimento Cinque Stelle ha dato il via con le sue denunce all'inchiesta giudiziaria sullo scandalo dei concorsi truccati, in ambito sanitario, che ha visto indagata la presidente della Regione del Pd Catiuscia Marini e che ha provocato le sue dimissioni. Una rete di corruzione diffusa, le cui responsabilità sono da chiarire - sotto il profilo penale - ma che per l'opinione pubblica corrispondono a quel che il M5S ha inalberato dal principio come gene costitutivo: la lotta alla casta del malaffare, i Soliti Noti, le spartizioni di potere.
Cinque mesi fa il blog di Grillo si scagliava con la consueta violenza contro un andazzo obiettivamente odioso e intollerabile: l'assegnazione dei posti pubblici agli amici. Cinque mesi dopo, nella foto di Narni, Di Maio, Zingaretti, Speranza e il premier Conte sorridevano stretti attorno al 'candidato civico', Vicenzo Bianconi, un albergatore della catena del lusso che alle ultime elezioni aveva appoggiato il centrodestra, scelto in zona Cesarini a un mese dal voto. Renzi, nella foto, opportunamente non c'era. La vittima sacrificale avrebbe dovuto contenere il danno, nelle improvvide previsioni. Salvini ha passato ogni singolo giorno dei cinquantadue trascorsi dall'insediamento del Conte-bis a parlare delle elezioni umbre e a far campagna elettorale su questo semplice concetto: erano i peggiori nemici, ora si presentano insieme (Si segnala, di passaggio, che potrebbe facilmente riformularsi lo stesso schema su Roma, che è qualcosa più dell'Umbria, e prima ancora sull'Emilia, a gennaio 2020. Memo: prendere nota).
Perché l'Umbria, nobile terra di santi, non è l'Ohio - come si è letto in questi giorni. In Umbria, tra le regioni meno popolose d'Italia, 92 comuni, vivono 882 mila persone. Troverebbero casa tutte quante a Torino e qualche quartiere resterebbe vuoto. Perciò prima di far dipendere le sorti del Paese, oggi, dal risultato umbro: occhio all'andamento storico, non è una novità di giornata. L'Umbria aveva segnalato il suo dissenso dalla cinquantennale gestione del Pd ben prima di oggi. Andrea Romizi detto il Principe, giovane avvocato di Forza Italia, ha vinto le elezioni a Perugia nel 2014 e le ha stravinte contro Giuliano Giubilei nel 2019: è sindaco del capoluogo al secondo mandato. Sono passate al centrodestra Terni, nel 2018, piegata dalla crisi industriale che il sindacato è stato incapace di gestire, poi Todi e infine Foligno. Alle elezioni europee di quest'anno, a maggio, la Lega ha preso nella regione il 38,2%: record assoluto, quattro punti in più del 34 nazionale. Alle precedenti europee aveva il 6,2. Quindi questo il quadro: la Lega alle europee passa - nella piccola regione senza mare - dal 6 al 38, un fatto di un certo rilievo. Il Pd dal 41 al 24, dimezza. Anche questo - il dimezzamento - era già successo a maggio scorso, non ieri. Il Movimento 5 Stelle era al 21 nel 2014, è salito al 25 alle politiche del 2018, è sceso al 14 alle europee del 2019 e e ora precipita all’8. Questa sì che è una storia da raccontare: una storia di rabbia, di illusioni e disillusioni. Di promesse non mantenute. In Umbria, bisogna ricordarselo: nell'Umbria dei concorsi truccati e del malcostume di centrosinistra. Si vede che gli elettori non hanno ritenuto sufficiente il candidato civico, in questo in sintonia con Renzi - ma più di tutto col lessico semplificato di Salvini. Anche qui: prendere nota.
Il tema oggi è il destino del governo. Già si sentono le urla, nel talk del mattino: tutti a casa. La possibilità di una resa dei conti interna al M5S è altissima: sono i 5 stelle i peggiori sconfitti, l'apparato del Pd in qualche modo regge ma il Movimento si gioca sulla coerenza la sua ragion d'essere. Scenari: Salvini vuole la testa di Conte, e la sua rivincita sull'autogol del Papeete. Vuole tornare a governare. Il presidente Mattarella ha chiesto un governo di legislatura, ed è difficile pensare che questo arrivi al 2022. Draghi non sembra disponibile. Cantone e altri tecnici paiono più sensibili al richiamo del dovere, ma fino a quando e per fare cosa?
Bisognerebbe alzare lo sguardo dall'Umbria, per un momento. Girare la testa verso la Russia, la Turchia, poi verso l'America: se 'Giuseppi' non dà più garanzie è facile che Trump cambi cavallo, la trama dei servigi occulti è la vera storia da tenere d'occhio, altro che Todi. E allora tornano sul banco i rubli, poi la Cia. Quelle famose domande a cui la destra (Forza Italia è scomparsa, la destra ora è la Lega e Fratelli d’Italia in forte crescita) non risponde. E non importa se voi non vi occupate di politica estera: la politica estera si sta occupando di voi. Non è l'Umbria, il tema in agenda, con evidenza. La partita è un'altra: altissima e di lungo momento. Servirebbe senso dello Stato, amore per la Patria - sia detto a sinistra. Chi ha a cuore l'Italia tenga saldi i nervi e batta un colpo. Serve un governo di responsabilità che pensi a chi ha trent'anni, nessuna rendita, nessuna quota cento da vantare e tutta la vita, tutta la flebile incrollabile speranza davanti.
Cinque mesi fa il blog di Grillo si scagliava con la consueta violenza contro un andazzo obiettivamente odioso e intollerabile: l'assegnazione dei posti pubblici agli amici. Cinque mesi dopo, nella foto di Narni, Di Maio, Zingaretti, Speranza e il premier Conte sorridevano stretti attorno al 'candidato civico', Vicenzo Bianconi, un albergatore della catena del lusso che alle ultime elezioni aveva appoggiato il centrodestra, scelto in zona Cesarini a un mese dal voto. Renzi, nella foto, opportunamente non c'era. La vittima sacrificale avrebbe dovuto contenere il danno, nelle improvvide previsioni. Salvini ha passato ogni singolo giorno dei cinquantadue trascorsi dall'insediamento del Conte-bis a parlare delle elezioni umbre e a far campagna elettorale su questo semplice concetto: erano i peggiori nemici, ora si presentano insieme (Si segnala, di passaggio, che potrebbe facilmente riformularsi lo stesso schema su Roma, che è qualcosa più dell'Umbria, e prima ancora sull'Emilia, a gennaio 2020. Memo: prendere nota).
Perché l'Umbria, nobile terra di santi, non è l'Ohio - come si è letto in questi giorni. In Umbria, tra le regioni meno popolose d'Italia, 92 comuni, vivono 882 mila persone. Troverebbero casa tutte quante a Torino e qualche quartiere resterebbe vuoto. Perciò prima di far dipendere le sorti del Paese, oggi, dal risultato umbro: occhio all'andamento storico, non è una novità di giornata. L'Umbria aveva segnalato il suo dissenso dalla cinquantennale gestione del Pd ben prima di oggi. Andrea Romizi detto il Principe, giovane avvocato di Forza Italia, ha vinto le elezioni a Perugia nel 2014 e le ha stravinte contro Giuliano Giubilei nel 2019: è sindaco del capoluogo al secondo mandato. Sono passate al centrodestra Terni, nel 2018, piegata dalla crisi industriale che il sindacato è stato incapace di gestire, poi Todi e infine Foligno. Alle elezioni europee di quest'anno, a maggio, la Lega ha preso nella regione il 38,2%: record assoluto, quattro punti in più del 34 nazionale. Alle precedenti europee aveva il 6,2. Quindi questo il quadro: la Lega alle europee passa - nella piccola regione senza mare - dal 6 al 38, un fatto di un certo rilievo. Il Pd dal 41 al 24, dimezza. Anche questo - il dimezzamento - era già successo a maggio scorso, non ieri. Il Movimento 5 Stelle era al 21 nel 2014, è salito al 25 alle politiche del 2018, è sceso al 14 alle europee del 2019 e e ora precipita all’8. Questa sì che è una storia da raccontare: una storia di rabbia, di illusioni e disillusioni. Di promesse non mantenute. In Umbria, bisogna ricordarselo: nell'Umbria dei concorsi truccati e del malcostume di centrosinistra. Si vede che gli elettori non hanno ritenuto sufficiente il candidato civico, in questo in sintonia con Renzi - ma più di tutto col lessico semplificato di Salvini. Anche qui: prendere nota.
Il tema oggi è il destino del governo. Già si sentono le urla, nel talk del mattino: tutti a casa. La possibilità di una resa dei conti interna al M5S è altissima: sono i 5 stelle i peggiori sconfitti, l'apparato del Pd in qualche modo regge ma il Movimento si gioca sulla coerenza la sua ragion d'essere. Scenari: Salvini vuole la testa di Conte, e la sua rivincita sull'autogol del Papeete. Vuole tornare a governare. Il presidente Mattarella ha chiesto un governo di legislatura, ed è difficile pensare che questo arrivi al 2022. Draghi non sembra disponibile. Cantone e altri tecnici paiono più sensibili al richiamo del dovere, ma fino a quando e per fare cosa?
Bisognerebbe alzare lo sguardo dall'Umbria, per un momento. Girare la testa verso la Russia, la Turchia, poi verso l'America: se 'Giuseppi' non dà più garanzie è facile che Trump cambi cavallo, la trama dei servigi occulti è la vera storia da tenere d'occhio, altro che Todi. E allora tornano sul banco i rubli, poi la Cia. Quelle famose domande a cui la destra (Forza Italia è scomparsa, la destra ora è la Lega e Fratelli d’Italia in forte crescita) non risponde. E non importa se voi non vi occupate di politica estera: la politica estera si sta occupando di voi. Non è l'Umbria, il tema in agenda, con evidenza. La partita è un'altra: altissima e di lungo momento. Servirebbe senso dello Stato, amore per la Patria - sia detto a sinistra. Chi ha a cuore l'Italia tenga saldi i nervi e batta un colpo. Serve un governo di responsabilità che pensi a chi ha trent'anni, nessuna rendita, nessuna quota cento da vantare e tutta la vita, tutta la flebile incrollabile speranza davanti.