Il difficile ritorno al proporzionale
Stefano Folli , di STEFANO FOLLIRicomincia il ballo della legge elettorale. Siamo il Paese che più ha cambiato il modo di votare e quindi di creare maggioranze di governo
Torna al centro dell’attenzione uno dei temi più noiosi e respingenti per l’opinione pubblica: la legge elettorale, una storia infinita che ha scandito gli ultimi trent’anni circa della vicenda nazionale. Tra esperimenti falliti e modelli insoddisfacenti, siamo il paese che più ha cambiato il modo di votare e quindi di creare maggioranze più o meno in grado di governare. Tanto la prima Repubblica — la repubblica dei partiti — era affezionata al proporzionale, tanto la seconda ha cavalcato tutte le tendenze, in particolare il maggioritario. O per meglio dire, alcune miscele tra maggioritario e proporzionale che hanno deluso e non hanno risolto — ma come avrebbero potuto? — gli scompensi del sistema.
Ora il ballo ricomincia, ma con scarse speranze di un risultato in tempi rapidi. Qualcuno dice: perché gli stessi personaggi che si sono fatti fotografare a Narni alla vigilia del tracollo umbro non si mettono intorno a …
Ora il ballo ricomincia, ma con scarse speranze di un risultato in tempi rapidi. Qualcuno dice: perché gli stessi personaggi che si sono fatti fotografare a Narni alla vigilia del tracollo umbro non si mettono intorno a …
Torna al centro dell’attenzione uno dei temi più noiosi e respingenti per l’opinione pubblica: la legge elettorale, una storia infinita che ha scandito gli ultimi trent’anni circa della vicenda nazionale. Tra esperimenti falliti e modelli insoddisfacenti, siamo il paese che più ha cambiato il modo di votare e quindi di creare maggioranze più o meno in grado di governare. Tanto la prima Repubblica — la repubblica dei partiti — era affezionata al proporzionale, tanto la seconda ha cavalcato tutte le tendenze, in particolare il maggioritario. O per meglio dire, alcune miscele tra maggioritario e proporzionale che hanno deluso e non hanno risolto — ma come avrebbero potuto? — gli scompensi del sistema.
Ora il ballo ricomincia, ma con scarse speranze di un risultato in tempi rapidi. Qualcuno dice: perché gli stessi personaggi che si sono fatti fotografare a Narni alla vigilia del tracollo umbro non si mettono intorno a un tavolo e non approvano in tempi rapidi il ritorno al proporzionale? La tesi ha una sua logica, visto che l’esercito di Salvini è alle porte e la legge oggi in vigore, il cosiddetto Rosatellum, un impasto di proporzionale e maggioritario, è perfettamente idonea a favorire l’ascesa della destra unita. Del resto proprio il demagogico taglio dei parlamentari — peraltro non ancora in vigore, in attesa dell’eventuale referendum — impone alcuni correttivi all’attuale modello elettorale: in caso contrario avremmo parti del territorio nazionale poco o nulla rappresentate.
Qui è bene essere chiari. Da un lato c’è la questione tecnica, per cui si deve correggere lo squilibrio prodotto dalla riduzione di deputati e senatori. Dall’altro s’indovina la volontà, in una parte della maggioranza, di sfruttare l’occasione per tagliare l’erba sotto i piedi di Salvini: una legge proporzionale concepita come “arma fine del mondo” contro la Lega. Non è illegittimo, certo, ma occorre avere la forza politica sufficiente, nonché la determinazione ad agire. Viceversa non c’è accordo nel fronte M5S-Lega-LeU-renziani. I Cinque Stelle sono “proporzionalisti”, più che mai da quando perdono voti, e Renzi lo è per dare una speranza di sopravvivenza al suo partito. Ma per la stessa ragione il Pd nutre crescenti dubbi, non desiderando garantire lo spazio vitale a “Italia Viva”.
Nel centrosinistra c’è chi pensa che il maggioritario sia il modo migliore per obbligare i 5S e altri gruppi minori a entrare in un “cartello” anti-Salvini. Ma si guarda anche a un proporzionale con soglia abbastanza alta — almeno il 4 per cento — da rendere precarie le prospettive renziane e intanto scoraggiare ulteriori passaggi di campo in Parlamento. Tutto questo apre un contrasto molto serio nella maggioranza, intrecciandosi agli altri motivi di scontento. Ma soprattutto bisogna pensare al clima che si respira nel paese. È pendente una richiesta referendaria leghista (Calderoli), volta a rendere pienamente maggioritario il modello elettorale. Un obiettivo dunque opposto a quello dei “proporzionalisti”. Non sappiamo se il quesito sarà ammesso dalla Corte, ma è facile immaginare che Salvini e Giorgia Meloni chiamerebbero a raccolta i loro seguaci contro il “colpo di mano” di 5S, renziani e sinistra. Se si vuole usare la legge elettorale come ariete anti-Lega, occorre evitare che l’operazione, in una società politica frammentata, si risolva in un boomerang.
Ora il ballo ricomincia, ma con scarse speranze di un risultato in tempi rapidi. Qualcuno dice: perché gli stessi personaggi che si sono fatti fotografare a Narni alla vigilia del tracollo umbro non si mettono intorno a un tavolo e non approvano in tempi rapidi il ritorno al proporzionale? La tesi ha una sua logica, visto che l’esercito di Salvini è alle porte e la legge oggi in vigore, il cosiddetto Rosatellum, un impasto di proporzionale e maggioritario, è perfettamente idonea a favorire l’ascesa della destra unita. Del resto proprio il demagogico taglio dei parlamentari — peraltro non ancora in vigore, in attesa dell’eventuale referendum — impone alcuni correttivi all’attuale modello elettorale: in caso contrario avremmo parti del territorio nazionale poco o nulla rappresentate.
Qui è bene essere chiari. Da un lato c’è la questione tecnica, per cui si deve correggere lo squilibrio prodotto dalla riduzione di deputati e senatori. Dall’altro s’indovina la volontà, in una parte della maggioranza, di sfruttare l’occasione per tagliare l’erba sotto i piedi di Salvini: una legge proporzionale concepita come “arma fine del mondo” contro la Lega. Non è illegittimo, certo, ma occorre avere la forza politica sufficiente, nonché la determinazione ad agire. Viceversa non c’è accordo nel fronte M5S-Lega-LeU-renziani. I Cinque Stelle sono “proporzionalisti”, più che mai da quando perdono voti, e Renzi lo è per dare una speranza di sopravvivenza al suo partito. Ma per la stessa ragione il Pd nutre crescenti dubbi, non desiderando garantire lo spazio vitale a “Italia Viva”.
Nel centrosinistra c’è chi pensa che il maggioritario sia il modo migliore per obbligare i 5S e altri gruppi minori a entrare in un “cartello” anti-Salvini. Ma si guarda anche a un proporzionale con soglia abbastanza alta — almeno il 4 per cento — da rendere precarie le prospettive renziane e intanto scoraggiare ulteriori passaggi di campo in Parlamento. Tutto questo apre un contrasto molto serio nella maggioranza, intrecciandosi agli altri motivi di scontento. Ma soprattutto bisogna pensare al clima che si respira nel paese. È pendente una richiesta referendaria leghista (Calderoli), volta a rendere pienamente maggioritario il modello elettorale. Un obiettivo dunque opposto a quello dei “proporzionalisti”. Non sappiamo se il quesito sarà ammesso dalla Corte, ma è facile immaginare che Salvini e Giorgia Meloni chiamerebbero a raccolta i loro seguaci contro il “colpo di mano” di 5S, renziani e sinistra. Se si vuole usare la legge elettorale come ariete anti-Lega, occorre evitare che l’operazione, in una società politica frammentata, si risolva in un boomerang.