Senza i controllori, Trump è a rischio
Alexander Stille , di ALEXANDER STILLEL'inchiesta sull'Impeachment: perché il mandato del presidente Usa è in bilico soltanto ora? La causa più immediata è la telefonata al nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelensky in cui è stato chiesto all'alleato più debole "un favore" indagando sul rivale Biden
Da circa un mese la presidenza di Donald Trump è sottoposta ad un'inchiesta per impeachment che potrebbe risultargli fatale. Il suo comportamento è sempre stato anomalo, spericolato, provocatorio e spregiudicato al limite della legge (e forse oltre): perché solo ora è a rischio il suo mandato? La causa più immediata è la telefonata che Trump ha fatto il 25 luglio al nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelensky in cui il presidente americano ha chiesto all'alleato più debole di "un favore" indagando su un suo rivale, il candidato democratico per la presidenza Joe Biden.
Ma in realtà questa storia parte da più lontano: è il frutto di un lento processo, accelerato durante l'ultimo anno, in cui Trump ha perso ogni pudore. All'inizio del suo mandato, Trump, che non aveva lavorato un giorno della sua vita nel governo, ha dovuto circondarsi con persone di esperienza e di una certa statura per rass…
Ma in realtà questa storia parte da più lontano: è il frutto di un lento processo, accelerato durante l'ultimo anno, in cui Trump ha perso ogni pudore. All'inizio del suo mandato, Trump, che non aveva lavorato un giorno della sua vita nel governo, ha dovuto circondarsi con persone di esperienza e di una certa statura per rass…
Da circa un mese la presidenza di Donald Trump è sottoposta ad un'inchiesta per impeachment che potrebbe risultargli fatale. Il suo comportamento è sempre stato anomalo, spericolato, provocatorio e spregiudicato al limite della legge (e forse oltre): perché solo ora è a rischio il suo mandato? La causa più immediata è la telefonata che Trump ha fatto il 25 luglio al nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelensky in cui il presidente americano ha chiesto all'alleato più debole di "un favore" indagando su un suo rivale, il candidato democratico per la presidenza Joe Biden.
Ma in realtà questa storia parte da più lontano: è il frutto di un lento processo, accelerato durante l'ultimo anno, in cui Trump ha perso ogni pudore. All'inizio del suo mandato, Trump, che non aveva lavorato un giorno della sua vita nel governo, ha dovuto circondarsi con persone di esperienza e di una certa statura per rassicurare il Paese e i repubblicani del Congresso. C'erano molti generali: il generale James Mattis, come ministro della Difesa, il generale H.R. McMaster, capo della sicurezza nazionale, il generale John Kelly, come capo gabinetto alla Casa Bianca e poi Rex Tillerson, ex-capo della ExxonMobil, come ministro degli Esteri. Trump, pur essendo un imboscato della guerra del Vietnam, ama i generali perché sono consoni con la sua idea di autorità macho. Ma sono persone abituate al comando e non al servilismo, consapevoli di servire il Paese e non il presidente come persona.
Così, quando Trump ha cercato di ripristinare la pratica della tortura contro i terroristi sospetti, Mattis l'ha subito contradetto: "Non l'ho mai trovata utile....Ho sempre trovato che potevo ottenere molto di più con un pacchetto di sigarette e un paio di birre che non con la tortura". Quando Trump ha annunciato la sua intenzione di cacciare i transessuali dai loro ruoli nelle forze armate e al ministero della Difesa, il Generale McMaster ha risposto che era una mossa controproducente e l'ha tranquillamente ignorata. Quando Trump ha incautamente appoggiato il boicottaggio voluto dall'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti contro il Qatar, un alleato chiave nel Medio Oriente con una base militare americana, Tillerson e Mattis hanno lavorato dietro le quinte per riparare il rapporto con il Qatar.
Questi consiglieri erano considerati la "sorveglianza adulta" per frenare gli impulsi di Trump. Ad un certo punto, il presidente ha chiesto al suo consigliere legale McGhan di licenziare il procuratore speciale che indagava sui condizionamenti russi nella campagna elettorale del 2016. McGhan ha rifiutato spiegando che poteva essere considerato illegale. Secondo un pezzo del New York Times, avrebbe voluto che le guardie di frontiera con il Messico sparassero contro gli immigrati illegali. Hanno dovuto spiegargli che non si può fare.
"Molto spesso", raccontava Rex Tillerson, qualche mese fa, "il presidente diceva: vorrei fare così. E io dovevo dirgli: capisco, ma non si può fare così. È contro la legge".
Trump, abituato da proprietario di una azienda familiare a fare di testa sua e a vedere assecondati i suoi capricci, non gradiva essere controllato, a volte trattato come uno scolaro che doveva ascoltare i suoi maestri. Varie voci sono trapelate suggerendo che "gli adulti" alla Casa Bianca tenevano in poca considerazione il loro capo "bambino". "Deficiente", "idiota", "un ragazzo di 11 anni" erano alcune delle frasi attribuite ad alcuni dei suoi consiglieri principali. Hanno poi sempre negato, ma le loro dichiarazioni sono state confermate anche da cronisti di grande prestigio come Bob Woodward.
Negli ultimi 18 mesi, Trump ha sistematicamente silurato tutti gli "adulti". Dal marzo del 2018 fino a dicembre sono stati licenziati o si sono licenziati Tillerson, Mattis, Masterson, Kelly e McGahn. L'altro giorno, Kelly ha raccontato in un'intervista, che, al momento della sua partenza, ha avvertito il presidente: "Non assuma uno yes man, qualcuno che non Le dirà la verità o finirà sotto impeachment". Il generale Mattis ha dato le dimissioni dopo la prima volta che Trump ha tentato di togliere l'appoggio militare ai curdi in Siria.
Trump, che dice di essere un "genio stabile," è sempre convinto che i suoi istinti siano superiori alle opinioni degli esperti. Spariti gli adulti ha creato una presidenza sempre più personalizzata. Con un nuovo segretario di Stato di suo piacimento, Trump ha creato una politica estera ombra, delegando al suo avvocato penale, Rudolph Giuliani, di prendere in mano la politica verso l'Ucraina in modo di costringere il governo ad indagare su Biden. Quando l'ambasciatrice Usa a Kiev ha cercato di convincere Giuliani che le teorie complottiste che stava seguendo erano infondate, l'hanno tolta di mezzo.
Per un certo periodo, l'indagine Mueller è servita come parziale freno. Non è un caso che Trump abbia fatto la sua famosa telefonata con il presidente dell'Ucraina il giorno dopo la deposizione di Mueller al Congresso. La testimonianza piuttosto fiacca di Mueller ha cancellato il pericolo Russiagate. Trump è stato quindi libero di agire liberamente. Poi, senza Mattis, ha deciso sulla base di una telefonata con Erdogan, di togliere i soldati americani dalla Siria, esponendo gli alleati curdi al massacro.
Lo stravolgimento della politica estera Usa - il colpo a una democrazia alleata fragile come l'Ucraina, a vantaggio, come sempre, della Russia di Putin - ha provocato una vera rivolta dentro il corpo diplomatico. Diplomatici - personaggi abituati al silenzio e al servizio, che hanno lavorato sotto presidenti repubblicani e democratici - hanno deciso di testimoniare alle udienze di impeachment, nonostante il divieto della Casa Bianca.
Ma in realtà questa storia parte da più lontano: è il frutto di un lento processo, accelerato durante l'ultimo anno, in cui Trump ha perso ogni pudore. All'inizio del suo mandato, Trump, che non aveva lavorato un giorno della sua vita nel governo, ha dovuto circondarsi con persone di esperienza e di una certa statura per rassicurare il Paese e i repubblicani del Congresso. C'erano molti generali: il generale James Mattis, come ministro della Difesa, il generale H.R. McMaster, capo della sicurezza nazionale, il generale John Kelly, come capo gabinetto alla Casa Bianca e poi Rex Tillerson, ex-capo della ExxonMobil, come ministro degli Esteri. Trump, pur essendo un imboscato della guerra del Vietnam, ama i generali perché sono consoni con la sua idea di autorità macho. Ma sono persone abituate al comando e non al servilismo, consapevoli di servire il Paese e non il presidente come persona.
Così, quando Trump ha cercato di ripristinare la pratica della tortura contro i terroristi sospetti, Mattis l'ha subito contradetto: "Non l'ho mai trovata utile....Ho sempre trovato che potevo ottenere molto di più con un pacchetto di sigarette e un paio di birre che non con la tortura". Quando Trump ha annunciato la sua intenzione di cacciare i transessuali dai loro ruoli nelle forze armate e al ministero della Difesa, il Generale McMaster ha risposto che era una mossa controproducente e l'ha tranquillamente ignorata. Quando Trump ha incautamente appoggiato il boicottaggio voluto dall'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti contro il Qatar, un alleato chiave nel Medio Oriente con una base militare americana, Tillerson e Mattis hanno lavorato dietro le quinte per riparare il rapporto con il Qatar.
Questi consiglieri erano considerati la "sorveglianza adulta" per frenare gli impulsi di Trump. Ad un certo punto, il presidente ha chiesto al suo consigliere legale McGhan di licenziare il procuratore speciale che indagava sui condizionamenti russi nella campagna elettorale del 2016. McGhan ha rifiutato spiegando che poteva essere considerato illegale. Secondo un pezzo del New York Times, avrebbe voluto che le guardie di frontiera con il Messico sparassero contro gli immigrati illegali. Hanno dovuto spiegargli che non si può fare.
"Molto spesso", raccontava Rex Tillerson, qualche mese fa, "il presidente diceva: vorrei fare così. E io dovevo dirgli: capisco, ma non si può fare così. È contro la legge".
Trump, abituato da proprietario di una azienda familiare a fare di testa sua e a vedere assecondati i suoi capricci, non gradiva essere controllato, a volte trattato come uno scolaro che doveva ascoltare i suoi maestri. Varie voci sono trapelate suggerendo che "gli adulti" alla Casa Bianca tenevano in poca considerazione il loro capo "bambino". "Deficiente", "idiota", "un ragazzo di 11 anni" erano alcune delle frasi attribuite ad alcuni dei suoi consiglieri principali. Hanno poi sempre negato, ma le loro dichiarazioni sono state confermate anche da cronisti di grande prestigio come Bob Woodward.
Negli ultimi 18 mesi, Trump ha sistematicamente silurato tutti gli "adulti". Dal marzo del 2018 fino a dicembre sono stati licenziati o si sono licenziati Tillerson, Mattis, Masterson, Kelly e McGahn. L'altro giorno, Kelly ha raccontato in un'intervista, che, al momento della sua partenza, ha avvertito il presidente: "Non assuma uno yes man, qualcuno che non Le dirà la verità o finirà sotto impeachment". Il generale Mattis ha dato le dimissioni dopo la prima volta che Trump ha tentato di togliere l'appoggio militare ai curdi in Siria.
Trump, che dice di essere un "genio stabile," è sempre convinto che i suoi istinti siano superiori alle opinioni degli esperti. Spariti gli adulti ha creato una presidenza sempre più personalizzata. Con un nuovo segretario di Stato di suo piacimento, Trump ha creato una politica estera ombra, delegando al suo avvocato penale, Rudolph Giuliani, di prendere in mano la politica verso l'Ucraina in modo di costringere il governo ad indagare su Biden. Quando l'ambasciatrice Usa a Kiev ha cercato di convincere Giuliani che le teorie complottiste che stava seguendo erano infondate, l'hanno tolta di mezzo.
Per un certo periodo, l'indagine Mueller è servita come parziale freno. Non è un caso che Trump abbia fatto la sua famosa telefonata con il presidente dell'Ucraina il giorno dopo la deposizione di Mueller al Congresso. La testimonianza piuttosto fiacca di Mueller ha cancellato il pericolo Russiagate. Trump è stato quindi libero di agire liberamente. Poi, senza Mattis, ha deciso sulla base di una telefonata con Erdogan, di togliere i soldati americani dalla Siria, esponendo gli alleati curdi al massacro.
Lo stravolgimento della politica estera Usa - il colpo a una democrazia alleata fragile come l'Ucraina, a vantaggio, come sempre, della Russia di Putin - ha provocato una vera rivolta dentro il corpo diplomatico. Diplomatici - personaggi abituati al silenzio e al servizio, che hanno lavorato sotto presidenti repubblicani e democratici - hanno deciso di testimoniare alle udienze di impeachment, nonostante il divieto della Casa Bianca.