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(ansa)

A che gioco gioca Renzi

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Se guardiamo i sondaggi, Italia Viva, il partito personale di Matteo Renzi dove non esistono le correnti, si colloca tra un minimo del 3,5 a un massimo del 6,2: facendo la media si ottiene il 4,85 per cento. Non male per una "start up politica" - definizione del suo leader - ma ancora troppo poco per nutrire ambizioni elevate. Ad esempio, essere il Macron italiano, l'uomo capace di dissestare insieme la sinistra tradizionale e la destra moderata - leggi berlusconiana - per far crescere una forza centrista e 'liberale'. Al momento, e senza scomodare il paragone con Ghino di Tacco che era un'altra storia, il ruolo di Italia Viva e del suo capo è quello del guerrigliero: azioni di disturbo, destabilizzanti ma non troppo, stile colpisci e fuggi. Il nemico principale è il Pd di Zingaretti, ma per farlo è conveniente mettere sulla graticola il premier Giuseppe Conte, debole e logorato come forse nessuno dei suoi sostenitori avrebbe immaginato a…
Se guardiamo i sondaggi, Italia Viva, il partito personale di Matteo Renzi dove non esistono le correnti, si colloca tra un minimo del 3,5 a un massimo del 6,2: facendo la media si ottiene il 4,85 per cento. Non male per una "start up politica" - definizione del suo leader - ma ancora troppo poco per nutrire ambizioni elevate. Ad esempio, essere il Macron italiano, l'uomo capace di dissestare insieme la sinistra tradizionale e la destra moderata - leggi berlusconiana - per far crescere una forza centrista e 'liberale'. Al momento, e senza scomodare il paragone con Ghino di Tacco che era un'altra storia, il ruolo di Italia Viva e del suo capo è quello del guerrigliero: azioni di disturbo, destabilizzanti ma non troppo, stile colpisci e fuggi. Il nemico principale è il Pd di Zingaretti, ma per farlo è conveniente mettere sulla graticola il premier Giuseppe Conte, debole e logorato come forse nessuno dei suoi sostenitori avrebbe immaginato appena due mesi fa, quando si realizzò quel capolavoro di trasformismo che doveva tagliare le gambe a Salvini.

Ora l'intervista di Renzi al Messaggero descrive in modo efficace i progetti ma anche i limiti di un personaggio scaltro che dispone di meno frecce al suo arco di quante dichiara di averne. È evidente che Renzi, se potesse, farebbe volentieri a meno di Conte. Indebolirebbe sia il Pd sia i Cinque Stelle e nella ricerca del nuovo premier riuscirebbe senza dubbio a mettersi al crocevia del gioco politico. Questo va senz'altro riconosciuto all'ex presidente del Consiglio ed ex segretario del partito che oggi egli avversa: essere il più spregiudicato e il più abile nelle manovre di palazzo, niente a che vedere con il piede lento di Zingaretti e con la confusione tattica in cui si dibatte Di Maio. Il problema di Renzi è che non può recitare troppe parti in commedia in contemporanea. L'uomo della scissione che resta al governo con i suoi ministri e al tempo stesso accentua giorno dopo giorno le fragilità di una coalizione di cui pure fa parte usando il linguaggio di una forza d'opposizione.

Nel merito Renzi non ha torto quando indica le contraddizioni di una politica economica senza coraggio, incline a tassare un ceto medio già stremato fiscalmente. Non a caso Italia Viva ambisce a essere punto di riferimento di quel ceto medio, ma se questa è l'intenzione non basta rivendicare il merito del mancato aumento dell'Iva (ha ragione Calenda: qualsiasi governo avrebbe avuto interesse a fare lo stesso) oppure battersi contro l'imposta sulla plastica o sulle auto aziendali. Un partito 'no tax', come si dichiara Renzi, dovrebbe avanzare proposte ben altrimenti temerarie per reperire risorse alternative. Invece il suggerimento è rinviare di qualche mese il taglio del cuneo fiscale: cioè rinunciare a un taglio delle tasse per bilanciare altre tasse. Quella che si chiama una partita di giro.

È chiaro che Renzi si muove lungo un sentiero stretto. La difficoltà maggiore è che la sostituzione di Conte avrebbe poco senso oggi. Andava posta come condizione in agosto, prima che nascesse il nuovo esecutivo. Oggi Conte cadrebbe con tutta la maggioranza che già sta in piedi come un castello di carte. Ed è qui il lato debole di Renzi: non può permettersi le elezioni anticipate perché la sua 'start up' non ha abbastanza fiato per correre, mentre invece il crollo del governo stavolta aprirebbe la strada al voto. Per lui lo scenario peggiore, al punto di negare che una sconfitta del centrosinistra in Emilia Romagna sarebbe fatale per la legislatura. Invece tutto lascia credere che lo sarebbe. Del resto, l'attendismo rischia di agevolare Salvini più di uno scontro frontale. Punto che Renzi respinge, ma senza essere convincente