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(ap)

Un trumpismo senza oppositori

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Siamo abituati a dare per scontata la democrazia americana, ma oggi non è più così: il motivo è Donald Trump, o meglio, il trumpismo. In tre anni Trump ha confermato i suoi tratti già noti: un narcisista patologico che vive in una realtà virtuale, poco intelligente, imprevedibile, vendicativo, irriconoscente e quindi incapace di costruire un team, totalmente privo di empatia e per questo incurante (o inconsapevole) di quelle che per tutto il resto del mondo sono gaffes imbarazzanti, un paranoide che forse crede veramente nelle proprie fantasie. Trump ha in comune molti di questi tratti con tanti politici del passato: Stalin, per esempio. Ma c'è una differenza fondamentale: Trump non è un sadico, non si mantiene al potere con il terrore fisico. Si può dissentire da lui e tuttavia salvare la vita propria e dei familiari, anche se probabilmente non il seggio al Congresso.

Nonostante ciò, quasi nessun repubblicano …
Siamo abituati a dare per scontata la democrazia americana, ma oggi non è più così: il motivo è Donald Trump, o meglio, il trumpismo. In tre anni Trump ha confermato i suoi tratti già noti: un narcisista patologico che vive in una realtà virtuale, poco intelligente, imprevedibile, vendicativo, irriconoscente e quindi incapace di costruire un team, totalmente privo di empatia e per questo incurante (o inconsapevole) di quelle che per tutto il resto del mondo sono gaffes imbarazzanti, un paranoide che forse crede veramente nelle proprie fantasie. Trump ha in comune molti di questi tratti con tanti politici del passato: Stalin, per esempio. Ma c'è una differenza fondamentale: Trump non è un sadico, non si mantiene al potere con il terrore fisico. Si può dissentire da lui e tuttavia salvare la vita propria e dei familiari, anche se probabilmente non il seggio al Congresso.

Nonostante ciò, quasi nessun repubblicano osa dissentire. Eppure sicuramente tanti repubblicani provano imbarazzo quando Trump afferma ripetutamente che il padre del suo avversario alle primarie Ted Cruz fu coinvolto nell'assassinio di John Kennedy, perché un uomo che gli somiglia vagamente appare insieme all'assassino in una vecchia foto sfuocata; o che il tasso di disoccupazione è il 42 percento (un numero mai sperimentato in occidente), mentre è al quattro percento. Più seriamente, è impensabile solo un pugno di repubblicani si preoccupi quando Trump dimostra di non comprendere la differenza tra interessi privati e pubblici nel trattare con un paese straniero, e chiama un veterano decorato che accetta di testimoniare in Congresso 'feccia dell'umanità'. O di fronte al ritiro delle truppe dal nord della Siria, una decisione presa d'impulso dopo un colloquio con Erdogan, al quale Trump arrivò totalmente impreparato avendo rifiutato il briefing tradizionale da parte degli esperti, forte della sua stravagante convinzione che la politica estera sia come destreggiarsi nel mondo dell'edilizia.

In qualsiasi altro momento della storia degli Stati Uniti la politica avrebbe trovato il modo di limitare un presidente diventato scheggia impazzita. Per molto meno un pezzo del partito repubblicano abbandonò Nixon e di fatto lo costrinse a dimettersi prima di un voto formale di impeachment. Il vero problema dell'Occidente è che questo non avviene negli Stati Uniti di oggi: su 200 deputati repubblicani, non uno ha votato contro Trump nel voto di giovedì. Perché?

La risposta è: il trumpismo. Per noi è difficile comprenderlo, ma molti elettori repubblicani sono più trumpiani di Trump. In particolare, Trump ha avuto un supporto senza precedenti (80 percento) in un gruppo senza il quale nessuno presidente repubblicano può essere eletto: gli evangelici (difficili da definire, ma essenzialmente quei cristiani, di qualsiasi denominazione, che credono nella centralità della conversione, del pentimento e della giustificazione per fede), circa un quarto dell'elettorato. Inizialmente Trump era in cima alla loro lista nera, sia per la sua vita privata, sia per la sua indifferenza alle tematiche religiose. Ma seguendo il manipolatore principe Steve Bannon, e per motivi di pura tattica politica, promise di prendersi cura delle loro istanze. E tutto cambiò.

Ma questa spiegazione non basta. La spiegazione profonda è nel libro La maggioranza immorale di Ben Howe, un evangelico trumpiano pentito, e si può sintetizzare in due parole: vendetta e soldi. Per decenni i conservatori evangelici si sono sentiti prevaricati dall'establishment della costa orientale, umiliati dall'ideologia del politically correct, etichettati come 'razzisti' dalla 'polizia del linguaggio', privati di voce sui media principali, impauriti di dire quello che pensano. Ecco un candidato che usa un linguaggio mai utilizzato nei dibattiti televisivi, arrivando a parlare delle dimensioni del suo membro; che asseconda e cavalca le leggende più assurde, come quella di un Obama straniero e musulmano; e che incita i suoi elettori a far mettere in galera la sua avversaria alle presidenziali. Tutte stravaganze per noi, ma tutta musica per le orecchie di un certo pubblico.

Dall'altra parte ci sono i soldi: la gran parte degli evangelici è violentemente anti-tasse e contro il welfare state, che considera immorale. Ed ecco un candidato che promette di ridurre le tasse a tutti, e che disprezza apertamente i poveri. È il passaggio dal 'conservatorismo compassionevole' di Bush junior, una colomba per gli standard odierni, a un conservatorismo esplicitamente duro ed egoista: "Il discorso delle Beatitudini non fu dato come principio di governo di un Paese.... Voglio 'il-figlio-di-chi-sai-tu' più meschino e duro che il mondo abbia mai visto" dice un pastore evangelico. Non è un caso che Paula White, nominata pochi giorni fa liaison della Casa Bianca con il mondo evangelico, rappresenti il 'Vangelo della prosperità': non c'è bisogno del welfare state perché chi ha fede in Dio riceve il benessere economico ("Quando pregate, non chiedete solo l'automobile, dite anche il colore che desiderate: non fate fare lo shopping a Dio" diceva uno di essi).

Da giovane Trump ottenne l'esonero dal Vietnam per una sporgenza ossea sul calcagno (oggi non ricorda se destro o sinistro), che improvvisamente scomparve appena finita la guerra, e che non gli impedì di praticare tutti gli sport in college. Da candidato ingiuriò gratuitamente l'eroe (repubblicano) dei veterani americani, John McCain, che passò anni nelle durissime prigioni nordvietnamite: "Mi piace chi non si fa catturare", una frase tanto più assurda perché McCain fu abbattuto in volo sopra Hanoi. Da presidente ha clamorosamente tradito le promesse fatte ai veterani. Eppure, anche in quel gruppo Trump gode di un supporto ben superiore alla media.

Il supporto apparentemente inspiegabile che Trump gode tra evangelici e veterani spiega meglio di qualunque analisi le pieghe degli Stati Uniti profondi, e dove si annidino i veri pericoli della democrazia occidentale.