✕
(ansa)

Il ritorno di Alvin Berisha, I leoncini del Califfato

Al bambino dovranno essere curate le ferite della sua anima provocate dalla scuola dell'Isis, un compito non facile
2 minuti di lettura
Non sarà facile il ritorno in Italia di Alvin Berisha. Bisognerà curare con attenzione non solo le ferite fisiche inflitte dalla guerra, fortunatamente non troppo gravi, ma quelle, assai più profonde, dell'anima. La madre Valbona, dopo aver conosciuto in Rete la propaganda dell'Isis e essersi innamorata del suo reclutatore, ha condotto con sé in Siria il figlio di sei anni. Attratta da una "nuova vita" ha abbandonato il marito e le altre due figlie, ritenute non solo fragili fisicamente ma anche difficili da plasmare perché ritenute ormai permeate da stili di vita e cultura secolare appresi in Italia.

Il forzato allontanamento dal padre, l'intensa opera di costruzione della personalità radicale operata dalla madre e dagli jihadisti diventati parte della sua nuova famiglia, decisi a farne un "leoncino del Califfato"; la convinzione materna che la causa valesse anche il sacrificio del figlio, sono solo alcuni pas…
Non sarà facile il ritorno in Italia di Alvin Berisha. Bisognerà curare con attenzione non solo le ferite fisiche inflitte dalla guerra, fortunatamente non troppo gravi, ma quelle, assai più profonde, dell'anima. La madre Valbona, dopo aver conosciuto in Rete la propaganda dell'Isis e essersi innamorata del suo reclutatore, ha condotto con sé in Siria il figlio di sei anni. Attratta da una "nuova vita" ha abbandonato il marito e le altre due figlie, ritenute non solo fragili fisicamente ma anche difficili da plasmare perché ritenute ormai permeate da stili di vita e cultura secolare appresi in Italia.

Il forzato allontanamento dal padre, l'intensa opera di costruzione della personalità radicale operata dalla madre e dagli jihadisti diventati parte della sua nuova famiglia, decisi a farne un "leoncino del Califfato"; la convinzione materna che la causa valesse anche il sacrificio del figlio, sono solo alcuni passaggi di questa esperienza estrema inflitta a Alvin.

Divenuto Yusuf, oggi Alvin parla solo arabo. Non sarà semplice persino ritrovare le parole che possono dare forma al suo drammatico vissuto, e a un immaginario complicato da decostruire. Certo i bambini rimuovono ma cinque anni sono lunghi. Sarà necessario, oltre al grande amore del padre, che mai si è rassegnato al suo rapimento e tenacemente ha cercato di non perderne le tracce anche nei momenti più bui, e quello delle sorelle, che gli trasmetteranno una concezione del ruolo e della libertà femminile, assai dissonante da quella che ha respirato vivendo con la madre nell'oscurantista ambiente jihadista, la capacità di accoglienza del "gruppo dei pari" quando sarà in grado di reinserirsi nella vita quotidiana, a scuola come nel tempo libero. E la sensibilità dell'ambiente circostante, cosa per nulla scontata oggi, di non alimentare il pregiudizio stigmatizzante.

Il ritorno dei foreign fighters e delle loro famiglie è un fenomeno che tutta Europa, caduto l'alibi della custodia affidato al "non stato" curdo, deve affrontare. Anche perché l'Italia potrebbe presto trovarsi davanti a casi più complessi e meno gestibili sul piano del sentimento collettivo. Tra questi, quello di Sonia Khediri, la trevigiana divenuta moglie di un importante jihadista tunisino e dei suoi tre figli, della padovana Meriem Rehayli e i suoi due figli, della lecchese Alice Brignoli e dei suoi quattro figli. Foreign fighters convinte, ora chiedono di tornare.

Se per le madri si tratta di definire innanzitutto le responsabilità penali, resta il problema del che fare con bambini e adolescenti cresciuti alla "scuola" dell'Isis.

Un'esperienza totalizzante e cruenta come quella che hanno vissuto non passa senza lasciare segni. Per farli riemergere, rielaborarli, superare traumi e concezioni deformate che hanno a che fare con la dimensione politica, religiosa, di genere, serve un lavoro che non può essere lasciato ai soli familiari o a quello di più o meno improvvisati esperti. Occorrono specifici saperi, capacità relazionali, momenti in cui sia possibile affrontare, se necessario, anche il discorso religioso. Ne va non solo del futuro dei bambini e degli adolescenti in questione, ma anche della sicurezza collettiva.

Un tema, quello della deradicalizzazione, che il nostro Paese potrebbe affrontare meglio se la legge in materia non si fosse arenata, dopo una prima approvazione parlamentare, nella scorsa legislatura. Il ritorno di Alvin può essere l'occasione per tornare a discutere seriamente nel merito.