Nato, il guerriero debole
Andrea Bonanni , di ANDREA BONANNIPer il presidente francese "è in stato di morte cerebrale". Angela Merkel ha criticato l'uso di "parole troppo drastiche" da parte di Macron ma non la sostanza delle dichiarazioni
Difficile dare torto al presidente francese quando dice che la Nato "è in stato di morte cerebrale". Persino Angela Merkel, che pure ieri stava ricevendo proprio il segretario generale della Nato, ha criticato l'uso di "parole troppo drastiche" da parte di Macron, mettendo in discussione la forma, ma non la sostanza delle sue dichiarazioni. E il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ieri ha definito la riunificazione della Germania "un regalo dell'Europa", omettendo di citare sia la Nato sia gli Usa tra gli artefici della caduta del blocco comunista.
Insomma, le parole del presidente francese nell'intervista a The Economist hanno messo a nudo un problema reale. In Siria né gli Stati Uniti, né la Turchia hanno consultato gli alleati della Nato prima di agire. Macron ha buon gioco nel ricordare che l'Alleanza atlantica si era impegnata nella guerra all'Isis a fianco dei curdi, e che ora due suoi membri stanno m…
Insomma, le parole del presidente francese nell'intervista a The Economist hanno messo a nudo un problema reale. In Siria né gli Stati Uniti, né la Turchia hanno consultato gli alleati della Nato prima di agire. Macron ha buon gioco nel ricordare che l'Alleanza atlantica si era impegnata nella guerra all'Isis a fianco dei curdi, e che ora due suoi membri stanno m…
Difficile dare torto al presidente francese quando dice che la Nato "è in stato di morte cerebrale". Persino Angela Merkel, che pure ieri stava ricevendo proprio il segretario generale della Nato, ha criticato l'uso di "parole troppo drastiche" da parte di Macron, mettendo in discussione la forma, ma non la sostanza delle sue dichiarazioni. E il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ieri ha definito la riunificazione della Germania "un regalo dell'Europa", omettendo di citare sia la Nato sia gli Usa tra gli artefici della caduta del blocco comunista.
Insomma, le parole del presidente francese nell'intervista a The Economist hanno messo a nudo un problema reale. In Siria né gli Stati Uniti, né la Turchia hanno consultato gli alleati della Nato prima di agire. Macron ha buon gioco nel ricordare che l'Alleanza atlantica si era impegnata nella guerra all'Isis a fianco dei curdi, e che ora due suoi membri stanno mettendo in ginocchio proprio i curdi siriani che contro l'Isis avevano combattuto e vinto.
Naturalmente Mosca plaude alle "parole d'oro" del presidente francese, che evidenziano una frattura profonda del fronte occidentale. E il Cremlino ha ottime ragioni per rallegrarsi. Infatti, tra il dichiarare la "morte cerebrale della Nato" e il trovare una soluzione al problema della difesa europea, il passo è lungo. Molto più lungo anche delle gambe di Macron.
Come ieri ha spiegato molto semplicemente il segretario generale della Nato, Stoltenberg, "la Ue non può difendere l'Europa". E anche questo è un dato di fatto evidente. I modesti progressi compiuti in materia di difesa comune sotto la guida di Federica Mogherini sono largamente insufficienti a garantire che la Ue sia in grado di mobilitare una forza militare adeguata al suo ruolo di potenza economica mondiale.
Ma il problema non è solo militare né, come vorrebbe far credere Trump, economico per gli scarsi investimenti dei Paesi europei nella difesa. Il problema è politico. Non si può avere una difesa comune se non si ha una politica estera comune. E la Ue è lontanissima da questo traguardo. Né, bisogna dire, le posizioni della Francia in materia aiutano ad avvicinarsi alla meta.
Con tutto il suo molto parlare di difesa europea, Macron finora non ha mai messo concretamente in discussione la possibilità di condividere il deterrente nucleare francese. Ora che la Gran Bretagna è in via di uscita dalla Ue, la Francia resta l'unico membro europeo che dispone dell'arma atomica e di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Ma Parigi non sembra intenzionata a condividere né l'una né l'altro. Semmai, negli ultimi tempi, si è dimostrata più incline a concordare le proprie azioni con Londra che con Bruxelles.
Quanto al coordinamento della politica estera, Macron preferisce fare cavalier seul, come dicono i francesi, cioè agire senza consultare nessuno.
Noi italiani lo abbiamo sperimentato in Libia, con l'appoggio della Francia al generale Haftar quando la Ue (e l'Italia) sosteneva Sarraj. La Merkel lo ha subìto prima con il tentativo di Macron di stabilire un rapporto privilegiato con Trump. Poi, più recentemente, con le aperture unilaterali dell'Eliseo alla Russia di Putin che hanno spiazzato Berlino. Questo spiega la presa di distanza della Cancelliera dalle parole del presidente francese. La Nato sarà anche in stato di morte cerebrale.
Ma se vuole un ombrello nucleare, come hanno tutte le grandi potenze del Pianeta, l'Europa sempre lì deve sperare di trovarlo. Fino a quando proprio Macron non deciderà di far seguire alle (molte) parole, anche qualche fatto concreto.
Insomma, le parole del presidente francese nell'intervista a The Economist hanno messo a nudo un problema reale. In Siria né gli Stati Uniti, né la Turchia hanno consultato gli alleati della Nato prima di agire. Macron ha buon gioco nel ricordare che l'Alleanza atlantica si era impegnata nella guerra all'Isis a fianco dei curdi, e che ora due suoi membri stanno mettendo in ginocchio proprio i curdi siriani che contro l'Isis avevano combattuto e vinto.
Naturalmente Mosca plaude alle "parole d'oro" del presidente francese, che evidenziano una frattura profonda del fronte occidentale. E il Cremlino ha ottime ragioni per rallegrarsi. Infatti, tra il dichiarare la "morte cerebrale della Nato" e il trovare una soluzione al problema della difesa europea, il passo è lungo. Molto più lungo anche delle gambe di Macron.
Come ieri ha spiegato molto semplicemente il segretario generale della Nato, Stoltenberg, "la Ue non può difendere l'Europa". E anche questo è un dato di fatto evidente. I modesti progressi compiuti in materia di difesa comune sotto la guida di Federica Mogherini sono largamente insufficienti a garantire che la Ue sia in grado di mobilitare una forza militare adeguata al suo ruolo di potenza economica mondiale.
Ma il problema non è solo militare né, come vorrebbe far credere Trump, economico per gli scarsi investimenti dei Paesi europei nella difesa. Il problema è politico. Non si può avere una difesa comune se non si ha una politica estera comune. E la Ue è lontanissima da questo traguardo. Né, bisogna dire, le posizioni della Francia in materia aiutano ad avvicinarsi alla meta.
Con tutto il suo molto parlare di difesa europea, Macron finora non ha mai messo concretamente in discussione la possibilità di condividere il deterrente nucleare francese. Ora che la Gran Bretagna è in via di uscita dalla Ue, la Francia resta l'unico membro europeo che dispone dell'arma atomica e di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Ma Parigi non sembra intenzionata a condividere né l'una né l'altro. Semmai, negli ultimi tempi, si è dimostrata più incline a concordare le proprie azioni con Londra che con Bruxelles.
Quanto al coordinamento della politica estera, Macron preferisce fare cavalier seul, come dicono i francesi, cioè agire senza consultare nessuno.
Noi italiani lo abbiamo sperimentato in Libia, con l'appoggio della Francia al generale Haftar quando la Ue (e l'Italia) sosteneva Sarraj. La Merkel lo ha subìto prima con il tentativo di Macron di stabilire un rapporto privilegiato con Trump. Poi, più recentemente, con le aperture unilaterali dell'Eliseo alla Russia di Putin che hanno spiazzato Berlino. Questo spiega la presa di distanza della Cancelliera dalle parole del presidente francese. La Nato sarà anche in stato di morte cerebrale.
Ma se vuole un ombrello nucleare, come hanno tutte le grandi potenze del Pianeta, l'Europa sempre lì deve sperare di trovarlo. Fino a quando proprio Macron non deciderà di far seguire alle (molte) parole, anche qualche fatto concreto.