Il Medio Oriente è un ampio mosaico in cui gli eventi micidiali che ne ritmano l'esistenza hanno molteplici moventi, attori e mandanti. Il caso più recente è quello di Baha Abu al Ata, ucciso insieme alla moglie da un missile israeliano, mentre si trovava al pianterreno di una casa di Gaza. Al Ata era un personaggio che non si metteva in mostra. Era uno dei capi, di secondo rango, della Jihad islamica, un movimento terroristico che ha i suoi rappresentanti a Damasco, a Beirut, a Gaza. Al Ata aveva ai suoi ordini alcune centinaia di uomini e disponeva di decine di missili e anche di alcuni droni. Secondo i servizi di informazione di Gerusalemme si preparava a promuovere azioni terroristiche, nonostante il recente patto di non belligeranza (soltanto verbale) concluso tra Hamas, il movimento dominante a Gaza, e i rappresentanti del governo di Gerusalemme. Grazie alla mediazione egiziana tra Israele e Hamas si era creato un clima di distensione tale da consentire,…
Il Medio Oriente è un ampio mosaico in cui gli eventi micidiali che ne ritmano l'esistenza hanno molteplici moventi, attori e mandanti. Il caso più recente è quello di Baha Abu al Ata, ucciso insieme alla moglie da un missile israeliano, mentre si trovava al pianterreno di una casa di Gaza. Al Ata era un personaggio che non si metteva in mostra. Era uno dei capi, di secondo rango, della Jihad islamica, un movimento terroristico che ha i suoi rappresentanti a Damasco, a Beirut, a Gaza. Al Ata aveva ai suoi ordini alcune centinaia di uomini e disponeva di decine di missili e anche di alcuni droni. Secondo i servizi di informazione di Gerusalemme si preparava a promuovere azioni terroristiche, nonostante il recente patto di non belligeranza (soltanto verbale) concluso tra Hamas, il movimento dominante a Gaza, e i rappresentanti del governo di Gerusalemme. Grazie alla mediazione egiziana tra Israele e Hamas si era creato un clima di distensione tale da consentire, da parte degli israeliani, gli aiuti finanziari del Qatar a Gaza. Milioni di dollari preziosi per la disastrata popolazione (due milioni) di quel territorio isolato.
Al Ata si era conquistato un'ampia autonomia rispetto al suo movimento, pur ricoprendo cariche importanti. Era ad esempio membro del consiglio militare della Brigata al Qods, reparto speciale della Jihad islamica. Il personaggio era piuttosto chiuso, di poche parole. Era giudicato pericoloso per i progetti attribuitigli. Gli israeliani hanno cercato a lungo di scoprire dove alloggiasse con la moglie. E alla fine l'hanno colpito. Non sono invece riusciti a uccidere Akram al Ayuri, pure lui un capo della Jihad islamica, ma con base a Damasco. Di al Ayuri è morto il figlio.
Al Ata era comunque subordinato alla direzione politica della Jihad islamica, della quale il segretario generale, Ziad al Nakhala, mantiene i contatti con le milizie iraniane presenti in Libano e in Siria, e con gli Hezbollah, anch'essi legati a Teheran. Al Ata era una pedina importante di questa rete di complicità. Eliminandolo nel suo alloggio di Gaza, gli israeliani hanno colpito indirettamente l'Iran, ritenuto il principale avversario dello Stato ebraico. La pioggia di missili provenienti da Gaza, subito dopo il riuscito attentato al tenebroso capo della Jihad islamica, non era iraniana, era palestinese, ma è assai probabile che siano stati gli iraniani a fornire l'essenziale, cioè i missili.
Il confronto tra Israele e l'Iran non è una guerra aperta, avviene su più fronti e per lo più attraverso alleati. Nello Yemen gli scontri tra milizie sostenute dall'Iran e l'esercito dell'Arabia Saudita, alleata di fatto di Israele, sono in corso da anni, con cessate il fuoco effimeri, come la pausa concordata di recente. In Siria, le truppe di Damasco si contendono il territorio con curdi, turchi, iraniani. Alleati o avversari. La presenza russa è robusta. Quella americana è ormai più sottile, ma sempre efficiente.
La mappa geopolitica mediorientale è completamente cambiata negli ultimi anni. Israele ha come alleato di fatto l'Arabia Saudita, con la quale condivide l'ostilità verso l'Iran. In generale un fronte sunnita, con i sauditi in testa e gli israeliani come decisivi fiancheggiatori, si oppone al fronte sciita, del quale gli iraniani sono i massimi esponenti. Ma la divisione tra i due campi opposti non è netta. I movimenti palestinesi di Gaza, come Hamas e la Jihad islamica, sono sunniti ma hanno l'appoggio dell'Iran sciita. Per la Palestina, nazione ombra, virtuale e frantumata, oltre che occupata, è difficile evitare un coinvolgimento imposto dalla situazione.
Il nuovo scontro tra Israele e Gaza avviene mentre a Gerusalemme c'è un governo provvisorio, uscito troppo debole alle ultime elezioni per avere una maggioranza di seggi alla Knesset. Il primo ministro, Benjamin Netanyahu, si è rivelato incapace nei giorni concessigli dalla legge di trovare gli alleati indispensabili per formare ugualmente una coalizione. E al tempo stesso di evitare il rischio, non godendo dell'immunità, di finire in tribunale per i casi di corruzione attribuitigli. Il suo avversario, il generale Benny Gantz, uscito quasi in pareggio dalle elezioni, è impegnato in questi giorni nel tentativo di formare una sua coalizione.
Sull'incursione che ha ucciso il capo della Jihad islamica, l'ex capo di Stato Maggiore si è dichiarato d'accordo con Netanyahu. La possibilità che gli avvenimenti conducano a una crisi militare più ampia influisce sulle concertazioni politiche in corso.
Al Ata si era conquistato un'ampia autonomia rispetto al suo movimento, pur ricoprendo cariche importanti. Era ad esempio membro del consiglio militare della Brigata al Qods, reparto speciale della Jihad islamica. Il personaggio era piuttosto chiuso, di poche parole. Era giudicato pericoloso per i progetti attribuitigli. Gli israeliani hanno cercato a lungo di scoprire dove alloggiasse con la moglie. E alla fine l'hanno colpito. Non sono invece riusciti a uccidere Akram al Ayuri, pure lui un capo della Jihad islamica, ma con base a Damasco. Di al Ayuri è morto il figlio.
Al Ata era comunque subordinato alla direzione politica della Jihad islamica, della quale il segretario generale, Ziad al Nakhala, mantiene i contatti con le milizie iraniane presenti in Libano e in Siria, e con gli Hezbollah, anch'essi legati a Teheran. Al Ata era una pedina importante di questa rete di complicità. Eliminandolo nel suo alloggio di Gaza, gli israeliani hanno colpito indirettamente l'Iran, ritenuto il principale avversario dello Stato ebraico. La pioggia di missili provenienti da Gaza, subito dopo il riuscito attentato al tenebroso capo della Jihad islamica, non era iraniana, era palestinese, ma è assai probabile che siano stati gli iraniani a fornire l'essenziale, cioè i missili.
Il confronto tra Israele e l'Iran non è una guerra aperta, avviene su più fronti e per lo più attraverso alleati. Nello Yemen gli scontri tra milizie sostenute dall'Iran e l'esercito dell'Arabia Saudita, alleata di fatto di Israele, sono in corso da anni, con cessate il fuoco effimeri, come la pausa concordata di recente. In Siria, le truppe di Damasco si contendono il territorio con curdi, turchi, iraniani. Alleati o avversari. La presenza russa è robusta. Quella americana è ormai più sottile, ma sempre efficiente.
La mappa geopolitica mediorientale è completamente cambiata negli ultimi anni. Israele ha come alleato di fatto l'Arabia Saudita, con la quale condivide l'ostilità verso l'Iran. In generale un fronte sunnita, con i sauditi in testa e gli israeliani come decisivi fiancheggiatori, si oppone al fronte sciita, del quale gli iraniani sono i massimi esponenti. Ma la divisione tra i due campi opposti non è netta. I movimenti palestinesi di Gaza, come Hamas e la Jihad islamica, sono sunniti ma hanno l'appoggio dell'Iran sciita. Per la Palestina, nazione ombra, virtuale e frantumata, oltre che occupata, è difficile evitare un coinvolgimento imposto dalla situazione.
Il nuovo scontro tra Israele e Gaza avviene mentre a Gerusalemme c'è un governo provvisorio, uscito troppo debole alle ultime elezioni per avere una maggioranza di seggi alla Knesset. Il primo ministro, Benjamin Netanyahu, si è rivelato incapace nei giorni concessigli dalla legge di trovare gli alleati indispensabili per formare ugualmente una coalizione. E al tempo stesso di evitare il rischio, non godendo dell'immunità, di finire in tribunale per i casi di corruzione attribuitigli. Il suo avversario, il generale Benny Gantz, uscito quasi in pareggio dalle elezioni, è impegnato in questi giorni nel tentativo di formare una sua coalizione.
Sull'incursione che ha ucciso il capo della Jihad islamica, l'ex capo di Stato Maggiore si è dichiarato d'accordo con Netanyahu. La possibilità che gli avvenimenti conducano a una crisi militare più ampia influisce sulle concertazioni politiche in corso.