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(ansa)

Ilva, il suicidio del Diritto

Basta con gli scudi, che proteggono i più forti, lasciando disarmati i deboli. E basta con le norme particolari: ne va di mezzo l'eguaglianza dei cittadini
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Le sorti del governo Conte 2 dipendono da uno scudo penale. Come ai tempi di Berlusconi, comma più comma meno. Soltanto che adesso siamo passati dallo scudo per le alte cariche (il lodo Schifani, il lodo Alfano) a quello per le discariche: l'Ilva. Una vicenda dove i nostri governi hanno messo due valori costituzionali - la salute e il lavoro - l'uno contro l'altro, e poi entrambi contro la legalità.

Sta di fatto che la più grande acciaieria d'Europa occupa 10 mila dipendenti. Ma sta di fatto inoltre che le sue polveri letali hanno intossicato Taranto, uccidendo i bambini insieme agli operai. Sicché il latte materno delle donne tarantine contiene il 28% in più di diossina rispetto alla media. I tumori giovanili sono del 54% più frequenti. E in conclusione - secondo l'ultimo Rapporto epidemiologico Sentieri - l'area di Taranto registra una mortalità in eccesso per tutte le malattie respiratorie.

Da qui il conflit…
Le sorti del governo Conte 2 dipendono da uno scudo penale. Come ai tempi di Berlusconi, comma più comma meno. Soltanto che adesso siamo passati dallo scudo per le alte cariche (il lodo Schifani, il lodo Alfano) a quello per le discariche: l'Ilva. Una vicenda dove i nostri governi hanno messo due valori costituzionali - la salute e il lavoro - l'uno contro l'altro, e poi entrambi contro la legalità.

Sta di fatto che la più grande acciaieria d'Europa occupa 10 mila dipendenti. Ma sta di fatto inoltre che le sue polveri letali hanno intossicato Taranto, uccidendo i bambini insieme agli operai. Sicché il latte materno delle donne tarantine contiene il 28% in più di diossina rispetto alla media. I tumori giovanili sono del 54% più frequenti. E in conclusione - secondo l'ultimo Rapporto epidemiologico Sentieri - l'area di Taranto registra una mortalità in eccesso per tutte le malattie respiratorie.

Da qui il conflitto tra i due valori superiori del nostro ordinamento. La Repubblica italiana è "fondata sul lavoro", dichiara il primo articolo della Costituzione. Però la salute è l'unico diritto che la Costituzione stessa definisce "fondamentale". Giacché senza lavoro non c'è nemmeno dignità. Ma senza la salute rimane solo la dignità dei morti.

"Lavoro qui all'Ilva e me ne vergogno, perché so di creare un danno alla mia famiglia", ha detto l'altro giorno un operaio al presidente Conte. Nessuno dovrebbe mai trovarsi in questa condizione, impiccato a una scelta suicida in ogni caso. Tuttavia le scelte pubbliche competono ai governi, non ai cittadini. E i governi italiani non hanno mai avuto la lungimiranza per delocalizzare l'Ilva, né per riconvertirla. Com'è accaduto, in situazioni analoghe, a Bilbao, a Pittsburgh, nel bacino della Ruhr. Ma a Taranto no, non è accaduto.

È successo invece che lo Stato abbia imbucato 700 milioni nelle casse dell'Ilva. Che ne abbia ripetutamente trasformato la natura (prima pubblica, poi privata, e magari adesso nuovamente pubblica, come propongono i ministri De Micheli, Boccia, Patuanelli). Che abbia alternato 4 commissari straordinari al suo timone. Che il nostro Stato ne abbia gestito le vicende con una pioggia di decreti (un paio l'anno), "provvedimenti provvisori", così li definisce la Costituzione. Che la magistratura abbia a sua volta inondato quella fabbrica con un fiume d'inchieste, processi, sequestri giudiziari, sentenze costituzionali. E che infine, per proteggere lo Stato dallo Stato, sia stato brevettato uno strumento su misura: lo scudo penale. Ovvero un'esimente, l'immunità per i reati ambientali commessi dai gestori della fabbrica. Così il reato resta, ma il colpevole non s'arresta.

La storia di questa mirabile invenzione andrebbe insegnata nei corsi di diritto, per mostrare agli studenti il suicidio del diritto. Lo scudo penale venne forgiato nel 2015, dal fu governo Renzi. Ma nel corso del 2019 ha già cambiato pelle per tre volte. Prima cancellato (dal decreto Crescita, in aprile). Poi ripristinato (dal decreto Salva imprese, in settembre). Poi di nuovo cancellato (durante la conversione del decreto, in ottobre). Ora il governo ne annuncia un altro stampo, per togliere argomenti agli indiani della ArcelorMittal: vorrebbero sbaraccare, non fidandosi più del nostro Stato.

Avranno anche ragione, dal loro punto di vista. Lo Stato italiano è lunatico come una ballerina di flamenco, cambia idea dalla sera alla mattina. O magari gli indiani stanno usando quella promessa d'immunità tradita alla stregua d'un pretesto, avrebbero fatto le valigie in ogni caso. Ma il problema è che non ci fidiamo noi italiani dello Stato italiano, non più, non ora. Non ci piace l'immunità ad aziendam, così come non ci piaceva l'immunità ad personam, che a suo tempo pretendeva Berlusconi. Non ci piace lo scudo penale, come non ci è mai piaciuto lo scudo fiscale del 2009.

Sicché c'è una richiesta urgente per i nostri governanti: basta con gli scudi, che proteggono i più forti, lasciando disarmati i deboli. E basta con le norme particolari, con le eccezioni stabilite per legge alla generalità della legge: ne va di mezzo l'eguaglianza fra tutti i cittadini. D'altronde, nel caso dell'Ilva, una tutela per i danni ambientali non voluti esiste già: l'articolo 51 del codice penale. Usate quello, se proprio non potete farne a meno.