Venezia è nel cuore del mondo, e tutto il mondo è in allarme perché perdere anche un solo suo frammento sarebbe come cancellare non solo la bellezza che dovrebbe attraversare l'eternità, ma memoria e storia dell'umanità.
L'acqua, l'acqua salata del mare, questa volta non è stata alta come capita talvolta e basta qualche passerella di legno per risolvere il fastidio, ma altissima come non mai, furente, devastante, irrefrenabile: non causata dai cattivi umori del mare e del vento ma responsabilità del cambiamento climatico quindi umana, e delle impressionanti ruberie attorno al Mose che doveva difendere la città, quindi italiana.
I turisti che da ieri si fanno fotografare mentre ballano e saltano felici nel lago di piazza San Marco, forse non sono indifferenti alle ferite inferte dalla pazza inondazione alla fragilità di meraviglie che hanno attraversato indenni i secoli e che ora potrebbero avere un futuro…
L'acqua, l'acqua salata del mare, questa volta non è stata alta come capita talvolta e basta qualche passerella di legno per risolvere il fastidio, ma altissima come non mai, furente, devastante, irrefrenabile: non causata dai cattivi umori del mare e del vento ma responsabilità del cambiamento climatico quindi umana, e delle impressionanti ruberie attorno al Mose che doveva difendere la città, quindi italiana.
I turisti che da ieri si fanno fotografare mentre ballano e saltano felici nel lago di piazza San Marco, forse non sono indifferenti alle ferite inferte dalla pazza inondazione alla fragilità di meraviglie che hanno attraversato indenni i secoli e che ora potrebbero avere un futuro…
Venezia è nel cuore del mondo, e tutto il mondo è in allarme perché perdere anche un solo suo frammento sarebbe come cancellare non solo la bellezza che dovrebbe attraversare l'eternità, ma memoria e storia dell'umanità.
L'acqua, l'acqua salata del mare, questa volta non è stata alta come capita talvolta e basta qualche passerella di legno per risolvere il fastidio, ma altissima come non mai, furente, devastante, irrefrenabile: non causata dai cattivi umori del mare e del vento ma responsabilità del cambiamento climatico quindi umana, e delle impressionanti ruberie attorno al Mose che doveva difendere la città, quindi italiana.
I turisti che da ieri si fanno fotografare mentre ballano e saltano felici nel lago di piazza San Marco, forse non sono indifferenti alle ferite inferte dalla pazza inondazione alla fragilità di meraviglie che hanno attraversato indenni i secoli e che ora potrebbero avere un futuro incerto o non averlo del tutto: la storia dell'uomo eretta, scolpita, incisa, dipinta che crolla, si spezza, si stinge, si sbriciola.
Chiunque abbia viaggiato, da ogni continente, ha come meta immancabile Venezia: quelli che arrivano col sacco a pelo e quelli col loro panfilo, quelli che ci stanno un giorno e chi si compra un palazzo sul Canal Grande o alloggia nei sontuosi alberghi.
Proprio il mondo, perché Venezia è turismo familiare e turismo lussuoso, ma è soprattutto turismo colto non solo San Marco e i suoi musei e i suoi palazzi e i suoi affreschi e i suoi canali e i suoi campi: ma quella Biennale dalle grandiose manifestazioni, forse le più importanti del mondo, quella d'arte, la più antica, quella di architettura,
la più giovane, quella del cinema, la più mondana, le più innovative quelle del teatro e della musica. Sono la meta sicura di tutto il popolo della creatività, dell'intelligenza e della celebrità, delle grandi nazioni e dei Paesi emergenti: certo è il merito della passione di ogni curatore e di presidenti come l'uscente Paolo Baratta.
Ma è Venezia che ha il dono di essere il contenitore perfetto e unico di tanta ricchezza del pensiero che si oppone all'immiserimento non solo italiano, al degrado colpevole che nella laguna ha permesso al mare incolpevole di mettere in pericolo questa serie di isole, insieme isola di incanti prodigiosi.
Sono tante le associazioni straniere di ricchi mecenati che già sostengono musei e iniziative veneziane: i danni sono ingenti e non solo per le opere d'arte, ma anche per la popolazione coinvolta.
Tutti abbiamo pianto Notre Dame e la generosità è stata grande, una generosità che dovrebbe rinnovarsi anche dopo questa nuova tragedia. Venezia è un sogno che non si può perdere: sperando che i corrotti del Mose guardino da un'altra parte.
L'acqua, l'acqua salata del mare, questa volta non è stata alta come capita talvolta e basta qualche passerella di legno per risolvere il fastidio, ma altissima come non mai, furente, devastante, irrefrenabile: non causata dai cattivi umori del mare e del vento ma responsabilità del cambiamento climatico quindi umana, e delle impressionanti ruberie attorno al Mose che doveva difendere la città, quindi italiana.
I turisti che da ieri si fanno fotografare mentre ballano e saltano felici nel lago di piazza San Marco, forse non sono indifferenti alle ferite inferte dalla pazza inondazione alla fragilità di meraviglie che hanno attraversato indenni i secoli e che ora potrebbero avere un futuro incerto o non averlo del tutto: la storia dell'uomo eretta, scolpita, incisa, dipinta che crolla, si spezza, si stinge, si sbriciola.
Chiunque abbia viaggiato, da ogni continente, ha come meta immancabile Venezia: quelli che arrivano col sacco a pelo e quelli col loro panfilo, quelli che ci stanno un giorno e chi si compra un palazzo sul Canal Grande o alloggia nei sontuosi alberghi.
Proprio il mondo, perché Venezia è turismo familiare e turismo lussuoso, ma è soprattutto turismo colto non solo San Marco e i suoi musei e i suoi palazzi e i suoi affreschi e i suoi canali e i suoi campi: ma quella Biennale dalle grandiose manifestazioni, forse le più importanti del mondo, quella d'arte, la più antica, quella di architettura,
la più giovane, quella del cinema, la più mondana, le più innovative quelle del teatro e della musica. Sono la meta sicura di tutto il popolo della creatività, dell'intelligenza e della celebrità, delle grandi nazioni e dei Paesi emergenti: certo è il merito della passione di ogni curatore e di presidenti come l'uscente Paolo Baratta.
Ma è Venezia che ha il dono di essere il contenitore perfetto e unico di tanta ricchezza del pensiero che si oppone all'immiserimento non solo italiano, al degrado colpevole che nella laguna ha permesso al mare incolpevole di mettere in pericolo questa serie di isole, insieme isola di incanti prodigiosi.
Sono tante le associazioni straniere di ricchi mecenati che già sostengono musei e iniziative veneziane: i danni sono ingenti e non solo per le opere d'arte, ma anche per la popolazione coinvolta.
Tutti abbiamo pianto Notre Dame e la generosità è stata grande, una generosità che dovrebbe rinnovarsi anche dopo questa nuova tragedia. Venezia è un sogno che non si può perdere: sperando che i corrotti del Mose guardino da un'altra parte.