Perché i moderati non esistono e la sardina nuota anche per te
Luca Bottura , di LUCA BOTTURALa tensione tra la piazza e le scelte del Pd
Alle prossime regionali in Emilia-Romagna voterei Stefano Bonaccini anche se da qui a gennaio saltasse fuori che da giovane era nel Fronte della Gioventù, che gestisce una piantagione di marijuana grande come il Molise (anzi, nel caso forse con maggior piacere) o addirittura che quei RayBan a goccia di cui è recente ed entusiasta indossatore non rappresentano il pegno pagato a una scommessa persa con un nipote di Califano.
Per questo, soprattutto per questo, la sua uscita sui diritti civili, il cosiddetto Ius Culturae che ha invitato pubblicamente a posporre, dicendo qualcosa del tipo “ci sono altre priorità”, mi manda il sangue alla testa. Perché esplicita la posizione del Pd, di una sua parte tuttora maggioritaria, che ancora pare non essersi destata dal morbo migliorista renziano, per cui non dico fare cose di Sinistra, o semplicemente di civiltà, ovvie affermazioni di principio che sono la base di qualunque campo progressista, ma add…
Per questo, soprattutto per questo, la sua uscita sui diritti civili, il cosiddetto Ius Culturae che ha invitato pubblicamente a posporre, dicendo qualcosa del tipo “ci sono altre priorità”, mi manda il sangue alla testa. Perché esplicita la posizione del Pd, di una sua parte tuttora maggioritaria, che ancora pare non essersi destata dal morbo migliorista renziano, per cui non dico fare cose di Sinistra, o semplicemente di civiltà, ovvie affermazioni di principio che sono la base di qualunque campo progressista, ma add…
Alle prossime regionali in Emilia-Romagna voterei Stefano Bonaccini anche se da qui a gennaio saltasse fuori che da giovane era nel Fronte della Gioventù, che gestisce una piantagione di marijuana grande come il Molise (anzi, nel caso forse con maggior piacere) o addirittura che quei RayBan a goccia di cui è recente ed entusiasta indossatore non rappresentano il pegno pagato a una scommessa persa con un nipote di Califano.
Per questo, soprattutto per questo, la sua uscita sui diritti civili, il cosiddetto Ius Culturae che ha invitato pubblicamente a posporre, dicendo qualcosa del tipo “ci sono altre priorità”, mi manda il sangue alla testa. Perché esplicita la posizione del Pd, di una sua parte tuttora maggioritaria, che ancora pare non essersi destata dal morbo migliorista renziano, per cui non dico fare cose di Sinistra, o semplicemente di civiltà, ovvie affermazioni di principio che sono la base di qualunque campo progressista, ma addirittura blandamente ventilarle, sarebbe il treno che porta spedito alla sconfitta.
La stessa parte del Pd che oggi plaude alle “sardine”, radunate in piazza per schernire la narrazione salviniana, li condivide su Facebook, esulta a un atto superficialmente impolitico e invece politicissimo, nel senso alto e popolare del termine, ma intanto pretende, ancora, di insegnare a questi pratici della rivoluzione nonviolenta, a questa – chiedo venia – incommensurabile botta di culo sull’accidentata strada che porta al voto, cosa si dovrebbe fare. Cosa è strategico. Cosa si deve dire e soprattutto cosa non. Come, soprattutto, non indispettire il cosiddetto elettorato moderato.
La notizia che Bonaccini sembra non aver inteso, al netto del fatto che alle amministrative si vota perché le Asl continuino a funzionare e non, in teoria, per indicare una strategia politica nazionale, è che i moderati non esistono. Che la battaglia è su un campo comunque più ampio e impone una postura realmente alternativa basata non solo sulle liste d’attesa per i pap test (evviva, cortissime: bene, bravo, ancora) ma anche su un’idea di Paese che passa attraverso l’integrazione del diverso in modo che sia, pazzesco, inserito nella comunità di cui fa parte, per il benessere proprio e di chi già la componeva. Come in Emilia-Romagna spessissimo già accade.
In questi mesi di segreteria, Zingaretti è parso a lungo sballottato in un ruolo difficile da mantenere, sempre a rischio di cadere, piangere, urlare. Com’è profondo il mare. Per una volta che dice qualcosa di netto, il riflesso condizionato di considerarlo estremista è abbastanza disperante. E soprattutto vecchio, inadeguato. Perché la dialettica politica da opporre a un’avversaria che manco conosce i confini della propria Regione, non tollera il basso profilo. Impone una risposta diretta ed efficace al mondo binario altrui. Una presa di coscienza della situazione emergenziale in cui la campagna elettorale avanza. È normale che la gente scenda in piazza perché teme la caduta, la contaminazione del Paese, addirittura del Continente, in caso di sconfitta? Non lo è. Per questo, un’elencazione difensiva delle buone cose fatte finora non può bastare. Quella sì, potrebbe essere perdente. Occorre uno slancio ideale. Un “ricevuto” da riservare a chi si prende la pioggia pur di non fare la fine dell’Umbria.
In caso contrario, se anche questo treno fosse perduto, se anche il messaggio lampante dei 12000 di Bologna, dei 7000 di Modena, and counting, fosse liquidato come combustibile alla conservazione della vecchia classe dirigente, sarebbe lo sfregio a un sussulto di popolo che il Pd così a lungo imbelle, conformista, rinserrato nella gestione, ancorché ottimale, del potere, rischia così di gettare nella differenziata. Per l’ultima occasione utile.
Sarebbe mettere il cappello sulle sardine, coprendole. Annientandole. E rappresenterebbe un errore imperdonabile. Perché quando la sardina nuota, non chiederti per chi lo sta facendo. Essa nuota anche per te.
Per questo, soprattutto per questo, la sua uscita sui diritti civili, il cosiddetto Ius Culturae che ha invitato pubblicamente a posporre, dicendo qualcosa del tipo “ci sono altre priorità”, mi manda il sangue alla testa. Perché esplicita la posizione del Pd, di una sua parte tuttora maggioritaria, che ancora pare non essersi destata dal morbo migliorista renziano, per cui non dico fare cose di Sinistra, o semplicemente di civiltà, ovvie affermazioni di principio che sono la base di qualunque campo progressista, ma addirittura blandamente ventilarle, sarebbe il treno che porta spedito alla sconfitta.
La stessa parte del Pd che oggi plaude alle “sardine”, radunate in piazza per schernire la narrazione salviniana, li condivide su Facebook, esulta a un atto superficialmente impolitico e invece politicissimo, nel senso alto e popolare del termine, ma intanto pretende, ancora, di insegnare a questi pratici della rivoluzione nonviolenta, a questa – chiedo venia – incommensurabile botta di culo sull’accidentata strada che porta al voto, cosa si dovrebbe fare. Cosa è strategico. Cosa si deve dire e soprattutto cosa non. Come, soprattutto, non indispettire il cosiddetto elettorato moderato.
La notizia che Bonaccini sembra non aver inteso, al netto del fatto che alle amministrative si vota perché le Asl continuino a funzionare e non, in teoria, per indicare una strategia politica nazionale, è che i moderati non esistono. Che la battaglia è su un campo comunque più ampio e impone una postura realmente alternativa basata non solo sulle liste d’attesa per i pap test (evviva, cortissime: bene, bravo, ancora) ma anche su un’idea di Paese che passa attraverso l’integrazione del diverso in modo che sia, pazzesco, inserito nella comunità di cui fa parte, per il benessere proprio e di chi già la componeva. Come in Emilia-Romagna spessissimo già accade.
In questi mesi di segreteria, Zingaretti è parso a lungo sballottato in un ruolo difficile da mantenere, sempre a rischio di cadere, piangere, urlare. Com’è profondo il mare. Per una volta che dice qualcosa di netto, il riflesso condizionato di considerarlo estremista è abbastanza disperante. E soprattutto vecchio, inadeguato. Perché la dialettica politica da opporre a un’avversaria che manco conosce i confini della propria Regione, non tollera il basso profilo. Impone una risposta diretta ed efficace al mondo binario altrui. Una presa di coscienza della situazione emergenziale in cui la campagna elettorale avanza. È normale che la gente scenda in piazza perché teme la caduta, la contaminazione del Paese, addirittura del Continente, in caso di sconfitta? Non lo è. Per questo, un’elencazione difensiva delle buone cose fatte finora non può bastare. Quella sì, potrebbe essere perdente. Occorre uno slancio ideale. Un “ricevuto” da riservare a chi si prende la pioggia pur di non fare la fine dell’Umbria.
In caso contrario, se anche questo treno fosse perduto, se anche il messaggio lampante dei 12000 di Bologna, dei 7000 di Modena, and counting, fosse liquidato come combustibile alla conservazione della vecchia classe dirigente, sarebbe lo sfregio a un sussulto di popolo che il Pd così a lungo imbelle, conformista, rinserrato nella gestione, ancorché ottimale, del potere, rischia così di gettare nella differenziata. Per l’ultima occasione utile.
Sarebbe mettere il cappello sulle sardine, coprendole. Annientandole. E rappresenterebbe un errore imperdonabile. Perché quando la sardina nuota, non chiederti per chi lo sta facendo. Essa nuota anche per te.