Il patto del Forum, per tirare a campare
Massimo Giannini , di MASSIMO GIANNINIBeppe Grillo e Luigi Di Maio sono d'accordo. Ma governare è tutt’altra cosa, e il capo politico è un'anatra zoppa
Le uniche parole sincere che Beppe Grillo dispensa al suo popolo confuso e genuflesso, accorso all’Hotel Forum per raccoglierne il Verbo, sono le seguenti: “È l’entropia la nostra matrice di oggi, dal caos vengono fuori cose meravigliose...”. Nessuno, infatti, può negare che oggi siano proprio l’entropia e il caos a regnare sovrani, sotto il cielo pentastellato.
Calato finalmente a Roma per mettere ordine nel disordine, l’Elevato convoca Luigi Di Maio, principale responsabile di tanta confusione, nel suo quartier generale capitolino. E insieme i due suggellano il Patto del Forum, che a spanne vuol dire due cose. Prima cosa: nel marasma in cui è precipitato, soprattutto dopo lo schiaffone arrivato dagli attivisti attraverso la Piattaforma Rousseau, il Movimento Cinque Stelle non può permettersi di rinunciare alla pur disastrosa leadership di Di Maio. Seconda cosa: Di Maio è però un’ana…
Calato finalmente a Roma per mettere ordine nel disordine, l’Elevato convoca Luigi Di Maio, principale responsabile di tanta confusione, nel suo quartier generale capitolino. E insieme i due suggellano il Patto del Forum, che a spanne vuol dire due cose. Prima cosa: nel marasma in cui è precipitato, soprattutto dopo lo schiaffone arrivato dagli attivisti attraverso la Piattaforma Rousseau, il Movimento Cinque Stelle non può permettersi di rinunciare alla pur disastrosa leadership di Di Maio. Seconda cosa: Di Maio è però un’ana…
Le uniche parole sincere che Beppe Grillo dispensa al suo popolo confuso e genuflesso, accorso all’Hotel Forum per raccoglierne il Verbo, sono le seguenti: “È l’entropia la nostra matrice di oggi, dal caos vengono fuori cose meravigliose...”. Nessuno, infatti, può negare che oggi siano proprio l’entropia e il caos a regnare sovrani, sotto il cielo pentastellato.
Calato finalmente a Roma per mettere ordine nel disordine, l’Elevato convoca Luigi Di Maio, principale responsabile di tanta confusione, nel suo quartier generale capitolino. E insieme i due suggellano il Patto del Forum, che a spanne vuol dire due cose. Prima cosa: nel marasma in cui è precipitato, soprattutto dopo lo schiaffone arrivato dagli attivisti attraverso la Piattaforma Rousseau, il Movimento Cinque Stelle non può permettersi di rinunciare alla pur disastrosa leadership di Di Maio. Seconda cosa: Di Maio è però un’anatra zoppa, un leader dimezzato e di fatto commissariato dal capocomico genovese, che non a caso annuncia “d’ora in poi gli starò più vicino”.
Più vicino, d’accordo, ma per fare cosa? Qui cominciano le frottole e le supercazzole, con le quali Grillo e Di Maio nascondono e confondono le idee e gli orizzonti. “Siamo d’accordo su tutto, abbiamo smentito tutte le leggende metropolitane di questi giorni”, butta lì il povero Luigino con il ghigno dolente del pugile suonato. Di Maio ha sbagliato tutto, da mesi. Orfano del suo vero Capitano (Salvini) ha fatto un accordo di governo senza mai crederci con quello che chiamava il “Partito di Bibbiano”, rimpiangendo in cuor suo i bei tempi degli affacci al balcone e dei mojito al Papeete. Ha venduto l’anima alla Lega, perdendo 6 milioni di voti alle europee e tutte le elezioni amministrative dell’ultimo anno mezzo. Ha fatto il Ponzio Pilato sul voto in Emilia e in Calabria, facendosi sconfessare dalla base.
Ha combinato pasticci inenarrabili all’Ilva, ha lasciato macerie su Whilrpool, su Alitalia e sui 150 tavoli di crisi rimasti allo Sviluppo economico. Ha bombardato la legge di stabilità il giorno dopo averla firmata in Consiglio dei ministri. Ha logorato e delegittimato Conte, per mascariarne il profilo e sabotarne l’ascesa. Ha mantenuto i doppi e i tripli incarichi, vestendo i panni lisi del premier-ombra che convoca i suoi ministri alla Farnesina e diserta un G20 in Giappone pur di rimanere in Italia a fare la guardia a un bidone ormai sempre più vuoto. Ha teorizzato un'incomprensibile "Terza Via", che per non voler scegliere tra destra e sinistra confina i Cinque Stelle a un imbarazzante nullismo identitario.
Se potesse, Grillo lo avrebbe già rimandato a vendere bibite al San Paolo. Ma non può. E lo dice in chiaro, nell’unico altro momento di sincerità sfuggito durante il faccia a faccia del Forum: “Di Maio non può essere sostituito...”, afferma il fondatore pentastellato. Ma lo fa col tono amaro della nota canzone del Molleggiato: “...e lo diceva/mentre piangeva...”. Di Maio infatti non può essere sostituito non perché sia bravo e capace, ma perché nel Movimento oggi non c’è nessuno che possa prendere il suo posto. Non c’è Dibba, non c’è Fico, non c’è Bonafede. Luigino, banalmente, è il meglio o il meno peggio che c’è su piazza. Per questo Grillo lo blinda, o lo commissaria, fa lo stesso. E ai malpancisti ripete “non rompete i coglioni...”, che onestamente non pare un grande progetto politico.
Il Patto del Forum serve a tirare a campare. Ma governare è tutt’altra cosa. In Emilia, per salvare l’alleanza e l’esecutivo, non basta elemosinare un voto “di beneficienza”. A Palazzo Chigi, per non consegnare le chiavi alla destra, non basta rilanciare genericamente un “nuovo Contratto”. Col Pd, per trovare un minimo comun denominatore, non basta promettere “faremo cose bellissime, i trasporti, far muovere le cose...”: quello se lo poteva permettere Nanni Moretti in Ecce Bombo. E agli italiani, alle prese con tasse e bollette, servizi pubblici che latitano e lavoro che non c’è, non basta dire “questo è un momento di magia”: quello poteva recitarlo Sik Sik, l’Artefice Magico di Eduardo, che spacciava patetici giochi di prestigio nei teatrini di periferia. Partire dalla Rivoluzione, arrivare all’avanspettacolo: era tutta qui la missione del Movimento?
Calato finalmente a Roma per mettere ordine nel disordine, l’Elevato convoca Luigi Di Maio, principale responsabile di tanta confusione, nel suo quartier generale capitolino. E insieme i due suggellano il Patto del Forum, che a spanne vuol dire due cose. Prima cosa: nel marasma in cui è precipitato, soprattutto dopo lo schiaffone arrivato dagli attivisti attraverso la Piattaforma Rousseau, il Movimento Cinque Stelle non può permettersi di rinunciare alla pur disastrosa leadership di Di Maio. Seconda cosa: Di Maio è però un’anatra zoppa, un leader dimezzato e di fatto commissariato dal capocomico genovese, che non a caso annuncia “d’ora in poi gli starò più vicino”.
Più vicino, d’accordo, ma per fare cosa? Qui cominciano le frottole e le supercazzole, con le quali Grillo e Di Maio nascondono e confondono le idee e gli orizzonti. “Siamo d’accordo su tutto, abbiamo smentito tutte le leggende metropolitane di questi giorni”, butta lì il povero Luigino con il ghigno dolente del pugile suonato. Di Maio ha sbagliato tutto, da mesi. Orfano del suo vero Capitano (Salvini) ha fatto un accordo di governo senza mai crederci con quello che chiamava il “Partito di Bibbiano”, rimpiangendo in cuor suo i bei tempi degli affacci al balcone e dei mojito al Papeete. Ha venduto l’anima alla Lega, perdendo 6 milioni di voti alle europee e tutte le elezioni amministrative dell’ultimo anno mezzo. Ha fatto il Ponzio Pilato sul voto in Emilia e in Calabria, facendosi sconfessare dalla base.
Ha combinato pasticci inenarrabili all’Ilva, ha lasciato macerie su Whilrpool, su Alitalia e sui 150 tavoli di crisi rimasti allo Sviluppo economico. Ha bombardato la legge di stabilità il giorno dopo averla firmata in Consiglio dei ministri. Ha logorato e delegittimato Conte, per mascariarne il profilo e sabotarne l’ascesa. Ha mantenuto i doppi e i tripli incarichi, vestendo i panni lisi del premier-ombra che convoca i suoi ministri alla Farnesina e diserta un G20 in Giappone pur di rimanere in Italia a fare la guardia a un bidone ormai sempre più vuoto. Ha teorizzato un'incomprensibile "Terza Via", che per non voler scegliere tra destra e sinistra confina i Cinque Stelle a un imbarazzante nullismo identitario.
Se potesse, Grillo lo avrebbe già rimandato a vendere bibite al San Paolo. Ma non può. E lo dice in chiaro, nell’unico altro momento di sincerità sfuggito durante il faccia a faccia del Forum: “Di Maio non può essere sostituito...”, afferma il fondatore pentastellato. Ma lo fa col tono amaro della nota canzone del Molleggiato: “...e lo diceva/mentre piangeva...”. Di Maio infatti non può essere sostituito non perché sia bravo e capace, ma perché nel Movimento oggi non c’è nessuno che possa prendere il suo posto. Non c’è Dibba, non c’è Fico, non c’è Bonafede. Luigino, banalmente, è il meglio o il meno peggio che c’è su piazza. Per questo Grillo lo blinda, o lo commissaria, fa lo stesso. E ai malpancisti ripete “non rompete i coglioni...”, che onestamente non pare un grande progetto politico.
Il Patto del Forum serve a tirare a campare. Ma governare è tutt’altra cosa. In Emilia, per salvare l’alleanza e l’esecutivo, non basta elemosinare un voto “di beneficienza”. A Palazzo Chigi, per non consegnare le chiavi alla destra, non basta rilanciare genericamente un “nuovo Contratto”. Col Pd, per trovare un minimo comun denominatore, non basta promettere “faremo cose bellissime, i trasporti, far muovere le cose...”: quello se lo poteva permettere Nanni Moretti in Ecce Bombo. E agli italiani, alle prese con tasse e bollette, servizi pubblici che latitano e lavoro che non c’è, non basta dire “questo è un momento di magia”: quello poteva recitarlo Sik Sik, l’Artefice Magico di Eduardo, che spacciava patetici giochi di prestigio nei teatrini di periferia. Partire dalla Rivoluzione, arrivare all’avanspettacolo: era tutta qui la missione del Movimento?