Il caso Renzi, mina sulla coalizione
Stefano Folli , di STEFANO FOLLILa vicenda diventa un altro tassello che testimonia lo sconquasso della maggioranza. Ogni giorno le cronache forniscono elementi oggettivi a sostegno di questa verità
Come spesso accade in Italia, le inchieste giudiziarie investono la politica e la condizionano. A sua volta la politica spesso oltrepassa il limite etico che dovrebbe essere invalicabile.
E in ogni caso accade da anni, dai tempi di Berlusconi, che il groviglio tra affari e politica produca effetti perversi, contribuendo al discredito delle istituzioni. Solo il tempo dirà chi ha ragione tra Renzi e i magistrati che indagano sui finanziamenti della fondazione Open.
Ora lo scoop dell'Espresso sull'acquisto della villa di Renzi equivale ad altra benzina buttata sul fuoco e mette l'ex presidente del Consiglio nella posizione di dover chiarire quelli che lui definisce "affari privati" senza attinenza con l'attività della fondazione e soprattutto con le sue iniziative politiche.
Tuttavia resta la sensazione di una generale resa dei conti. Si capisce meglio adesso che Renzi è uscito dal Pd, in settembre, sull'onda di una debolezza crescent…
E in ogni caso accade da anni, dai tempi di Berlusconi, che il groviglio tra affari e politica produca effetti perversi, contribuendo al discredito delle istituzioni. Solo il tempo dirà chi ha ragione tra Renzi e i magistrati che indagano sui finanziamenti della fondazione Open.
Ora lo scoop dell'Espresso sull'acquisto della villa di Renzi equivale ad altra benzina buttata sul fuoco e mette l'ex presidente del Consiglio nella posizione di dover chiarire quelli che lui definisce "affari privati" senza attinenza con l'attività della fondazione e soprattutto con le sue iniziative politiche.
Tuttavia resta la sensazione di una generale resa dei conti. Si capisce meglio adesso che Renzi è uscito dal Pd, in settembre, sull'onda di una debolezza crescent…
Come spesso accade in Italia, le inchieste giudiziarie investono la politica e la condizionano. A sua volta la politica spesso oltrepassa il limite etico che dovrebbe essere invalicabile.
E in ogni caso accade da anni, dai tempi di Berlusconi, che il groviglio tra affari e politica produca effetti perversi, contribuendo al discredito delle istituzioni. Solo il tempo dirà chi ha ragione tra Renzi e i magistrati che indagano sui finanziamenti della fondazione Open.
Ora lo scoop dell'Espresso sull'acquisto della villa di Renzi equivale ad altra benzina buttata sul fuoco e mette l'ex presidente del Consiglio nella posizione di dover chiarire quelli che lui definisce "affari privati" senza attinenza con l'attività della fondazione e soprattutto con le sue iniziative politiche.
Tuttavia resta la sensazione di una generale resa dei conti. Si capisce meglio adesso che Renzi è uscito dal Pd, in settembre, sull'onda di una debolezza crescente e non per un atto di forza, cioè per un nuovo inizio, secondo l'interpretazione lasciata correre sui canali mediatici.
Oggi l'idea di "fare come Macron" - ossia rimescolare gli schieramenti politici a destra e a sinistra nel segno di una nuova forza "moderata" e svuotando in particolare il Pd - non sembra in grado di volare.
Italia Viva al momento è più che altro "Italia vivacchia" intorno al 4,5 o forse 5 per cento. Troppo poco per alimentare ambizioni che peraltro si scontrano con le ombre giudiziarie: indistinte, vaghe, forse non giustificate, ma proprio per questo velenose e insistenti.
Il caso Renzi diventa un altro tassello che testimonia lo sconquasso della maggioranza. Ogni giorno le cronache forniscono elementi oggettivi a sostegno di questa verità. Alla Camera, la relazione del ministro Gualtieri sul fondo salva-Stati ha prodotto forte tensione, inasprendo le tesi "sovraniste" e lasciando intravedere, d'altra parte, una realtà scomoda: ossia che è mancata la gestione politica della faccenda, una responsabilità che non può non ricadere sulle spalle del presidente Conte.
Quasi nelle stesse ore la Commissione von der Leyen otteneva la fiducia del Parlamento europeo, ma gli italiani hanno in buona parte votato contro. La destra (Lega e FdI) non ha fatto sconti, il che dimostra i limiti o quanto meno lo scarso coraggio dell'evoluzione europeista di Salvini. Quanto ai 5S, hanno deciso di sostenere la neo-presidente in nome del suo programma sociale, ma si sono spaccati perdendo qualche pezzo.
Questo ripropone tutti gli interrogativi sul futuro del Movimento. Ai piani alti la scelta, come sappiamo, è stata di restare al governo. Da qui anche la decisione sul voto alla von der Leyen. Ma poi il mondo grillino non riesce a ritrovarsi con coerenza dentro questo schema e si divide. Succede in Europa e a maggior ragione accade in Calabria o in Emilia Romagna. Oppure nel Parlamento di Roma, dove l'abolizione della prescrizione resta una discriminante cruciale tra Pd e 5S: vale a dire uno dei punti chiave in cui i giochi di palazzo potrebbero non bastare a coprire lo sfilacciarsi di un'alleanza mai veramente nata.
Se il governo Conte cadesse da un giorno all'altro, magari all'inizio del 2020, non in base a un calcolo logico ma semplicemente per consunzione, nessuno se ne meraviglierebbe più di tanto.
E in ogni caso accade da anni, dai tempi di Berlusconi, che il groviglio tra affari e politica produca effetti perversi, contribuendo al discredito delle istituzioni. Solo il tempo dirà chi ha ragione tra Renzi e i magistrati che indagano sui finanziamenti della fondazione Open.
Ora lo scoop dell'Espresso sull'acquisto della villa di Renzi equivale ad altra benzina buttata sul fuoco e mette l'ex presidente del Consiglio nella posizione di dover chiarire quelli che lui definisce "affari privati" senza attinenza con l'attività della fondazione e soprattutto con le sue iniziative politiche.
Tuttavia resta la sensazione di una generale resa dei conti. Si capisce meglio adesso che Renzi è uscito dal Pd, in settembre, sull'onda di una debolezza crescente e non per un atto di forza, cioè per un nuovo inizio, secondo l'interpretazione lasciata correre sui canali mediatici.
Oggi l'idea di "fare come Macron" - ossia rimescolare gli schieramenti politici a destra e a sinistra nel segno di una nuova forza "moderata" e svuotando in particolare il Pd - non sembra in grado di volare.
Italia Viva al momento è più che altro "Italia vivacchia" intorno al 4,5 o forse 5 per cento. Troppo poco per alimentare ambizioni che peraltro si scontrano con le ombre giudiziarie: indistinte, vaghe, forse non giustificate, ma proprio per questo velenose e insistenti.
Il caso Renzi diventa un altro tassello che testimonia lo sconquasso della maggioranza. Ogni giorno le cronache forniscono elementi oggettivi a sostegno di questa verità. Alla Camera, la relazione del ministro Gualtieri sul fondo salva-Stati ha prodotto forte tensione, inasprendo le tesi "sovraniste" e lasciando intravedere, d'altra parte, una realtà scomoda: ossia che è mancata la gestione politica della faccenda, una responsabilità che non può non ricadere sulle spalle del presidente Conte.
Quasi nelle stesse ore la Commissione von der Leyen otteneva la fiducia del Parlamento europeo, ma gli italiani hanno in buona parte votato contro. La destra (Lega e FdI) non ha fatto sconti, il che dimostra i limiti o quanto meno lo scarso coraggio dell'evoluzione europeista di Salvini. Quanto ai 5S, hanno deciso di sostenere la neo-presidente in nome del suo programma sociale, ma si sono spaccati perdendo qualche pezzo.
Questo ripropone tutti gli interrogativi sul futuro del Movimento. Ai piani alti la scelta, come sappiamo, è stata di restare al governo. Da qui anche la decisione sul voto alla von der Leyen. Ma poi il mondo grillino non riesce a ritrovarsi con coerenza dentro questo schema e si divide. Succede in Europa e a maggior ragione accade in Calabria o in Emilia Romagna. Oppure nel Parlamento di Roma, dove l'abolizione della prescrizione resta una discriminante cruciale tra Pd e 5S: vale a dire uno dei punti chiave in cui i giochi di palazzo potrebbero non bastare a coprire lo sfilacciarsi di un'alleanza mai veramente nata.
Se il governo Conte cadesse da un giorno all'altro, magari all'inizio del 2020, non in base a un calcolo logico ma semplicemente per consunzione, nessuno se ne meraviglierebbe più di tanto.