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Sciopero (meno) selvaggio

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La terziarizzazione dell'economia ha mutato radicalmente le conseguenze di uno sciopero. Non sono più quelle del conflitto industriale nel quale, da una parte, ci sono gli operai e gli impiegati che si astengono dal lavoro e che per questo non ricevono la retribuzione, e dall'altra il padrone che perde la produzione, gli incassi delle vendite ed eventualmente quote di mercato a vantaggio dei suoi concorrenti. Vince chi resiste di più.

Il conflitto nei servizi - che è esploso in Italia a partire dagli anni 80 del secolo scorso - fa pagare soprattutto a un terzo soggetto che dello scontro di interessi diventa esclusivamente vittima: i cittadini, quando non appartengono alle categorie confliggenti.

Come sarà oggi per la stragrande maggioranza dei milanesi per lo sciopero proclamato da Cub Trasporti dalle 8,45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio "contro la liberalizzazione e la privatizzazione del Tpl (trasporto pubblico locale, ndr) milan…
La terziarizzazione dell'economia ha mutato radicalmente le conseguenze di uno sciopero. Non sono più quelle del conflitto industriale nel quale, da una parte, ci sono gli operai e gli impiegati che si astengono dal lavoro e che per questo non ricevono la retribuzione, e dall'altra il padrone che perde la produzione, gli incassi delle vendite ed eventualmente quote di mercato a vantaggio dei suoi concorrenti. Vince chi resiste di più.

Il conflitto nei servizi - che è esploso in Italia a partire dagli anni 80 del secolo scorso - fa pagare soprattutto a un terzo soggetto che dello scontro di interessi diventa esclusivamente vittima: i cittadini, quando non appartengono alle categorie confliggenti.

Come sarà oggi per la stragrande maggioranza dei milanesi per lo sciopero proclamato da Cub Trasporti dalle 8,45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio "contro la liberalizzazione e la privatizzazione del Tpl (trasporto pubblico locale, ndr) milanese e dell'hinterland, contro le gare di appalto dei servizi gestiti da Atm (la municipalizzata del trasporto, ndr) e per l'affidamento diretto in house dei servizi di Tpl, contro la quotazione in Borsa e la vendita di azioni del Gruppo Atm".

Motivazioni legittime, come la proclamazione dello sciopero, sia chiaro. Nessuno, però, sa quanti saranno i lavoratori che si asterranno e nessuno sa quanto sia rappresentativo il sindacato che ha indetto la protesta.

Tutti sanno che sarà difficile usare bus e metro, e che il diritto alla mobilità (tutelato dalla Costituzione come quello di scioperare) sarà fortemente compromesso, tanto più che alle 21 scatterà anche lo sciopero generale di 24 ore indetto dall'Unione sindacale di base. È il classico "effetto annuncio": si indice lo sciopero, le aziende garantiscono solo i servizi minimi essenziali, gli utenti, quando possono, ricorrono all'auto propria. Le città finiscono nel caos, i sindacati scioperanti comunicano adesioni massicce, ma palesemente false. E perdono tutti.

Ieri Arrigo Giana, direttore generale dell'Atm e presidente dell'Agens (la Confindustria del settore), ha chiesto una svolta: misurare la rappresentatività dei sindacati attraverso una legge e obbligare i lavoratori a dichiarare almeno il giorno prima la propria adesione allo sciopero. Da anni si discute di tutto ciò. Diverse sono state le proposte di legge che andavano in questa direzione. Da anni si parla. Per uscire dall'immobilismo serve il concorso di tutti e tre i soggetti in campo: dei sindacati, del Parlamento, delle imprese. Dopo decenni di resistenza all'incursione della politica nel proprio territorio, tutti i sindacati si sono convinti che sia necessaria una legge sulla rappresentatività sindacale.

Cgil (per la verità da sempre favorevole all'intervento normativo come previsto peraltro dalla stessa Costituzione), Cisl e Uil sentono la minaccia crescente dei cosiddetti "contratti pirata", firmati da sindacati e associazioni imprenditoriali scarsamente rappresentativi: il Cnel (il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro) ha contato ben 800 contratti nazionali di categoria, di cui meno della metà (375) sottoscritti dalle sigle storicamente più rappresentative. È la frantumazione della rappresentanza ma anche il deplorevole sistema del dumping contrattuale che finisce per ridurre diritti, tutele, salario. Non ce n'è affatto bisogno.

Sull'opportunità della legge è schierata l'attuale maggioranza parlamentare e anche Confindustria è pronta ad accettare finalmente di sottoporre a misurazione la sua rappresentatività.

Ma per la "svolta", questa volta, servirebbe un atto propedeutico proprio delle aziende. L'ha indicato nella sua ultima relazione al Parlamento il presidente della Commissione di Garanzia sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Giuseppe Santoro-Passarelli. Di fronte alla proclamazione di uno sciopero, indipendentemente dalle possibili reali adesioni, le imprese scelgono di chiudere gli impianti e di garantire soltanto i servizi minimi. Invece - propone Santoro-Passarelli - dovrebbero fare un'altra cosa: assumersi la responsabilità di prevedere, sulla base dei precedenti, il tasso di adesione allo sciopero e dunque i suoi effetti concreti. In questo modo potrebbero e dovrebbero adeguare il servizio offerto ai cittadini-utenti. Per la svolta serve coraggio, non bastano le parole.