Data di scadenza dopo la manovra
Stefano Folli , di STEFANO FOLLIIn definitiva il bilancio dei 5S al governo è scarso anche sul piano sociale
I 4700 "esuberi", ossia lavoratori da lasciare a casa, richiesti dal nuovo piano di Mittal per l'Ilva confermano il sostanziale fallimento degli sforzi del governo. Certo, l'altoforno di Taranto non è stato spento e qualcuno si è seduto intorno al tavolo per discutere. Ma le condizioni poste dai franco-indiani in alternativa alla chiusura degli impianti sono e restano quelle iniziali: impongono un prezzo talmente alto che non si capisce in cosa sia consistito il compromesso di cui pure si è parlato.
Sul piano politico sono soprattutto i Cinque Stelle a doversi far carico del disastro, tanto più drammatico in quanto si verifica al Sud, in quella parte d'Italia in cui il Movimento di Di Maio aveva raccolto la gran parte dei suoi consensi. Invece anche nel Mezzogiorno la realtà impone le sue regole e non si lascia condizionare dalla demagogia.
In definitiva il bilancio dei 5S al governo è scarso anche sul piano sociale, qu…
Sul piano politico sono soprattutto i Cinque Stelle a doversi far carico del disastro, tanto più drammatico in quanto si verifica al Sud, in quella parte d'Italia in cui il Movimento di Di Maio aveva raccolto la gran parte dei suoi consensi. Invece anche nel Mezzogiorno la realtà impone le sue regole e non si lascia condizionare dalla demagogia.
In definitiva il bilancio dei 5S al governo è scarso anche sul piano sociale, qu…
I 4700 "esuberi", ossia lavoratori da lasciare a casa, richiesti dal nuovo piano di Mittal per l'Ilva confermano il sostanziale fallimento degli sforzi del governo. Certo, l'altoforno di Taranto non è stato spento e qualcuno si è seduto intorno al tavolo per discutere. Ma le condizioni poste dai franco-indiani in alternativa alla chiusura degli impianti sono e restano quelle iniziali: impongono un prezzo talmente alto che non si capisce in cosa sia consistito il compromesso di cui pure si è parlato.
Sul piano politico sono soprattutto i Cinque Stelle a doversi far carico del disastro, tanto più drammatico in quanto si verifica al Sud, in quella parte d'Italia in cui il Movimento di Di Maio aveva raccolto la gran parte dei suoi consensi. Invece anche nel Mezzogiorno la realtà impone le sue regole e non si lascia condizionare dalla demagogia.
In definitiva il bilancio dei 5S al governo è scarso anche sul piano sociale, quello che doveva servire ad alimentare l'illusione di un movimento "di sinistra", radicato nella parte più debole della società e quindi legittimato a trovare un'intesa con l'altra forza di centrosinistra, il Pd.
Viceversa il M5S non è mai andato al di là dei proclami, salvo quel "reddito di cittadinanza" che doveva servire per creare posti di lavoro e invece, a quanto se ne sa, non ne ha organizzati neanche uno. Dove i seguaci di Di Maio possono pensare di essere ancora incisivi è sulla linea barricadiera in cui ritrovano, non a caso, Di Battista e l'ala destrorsa nei toni e spesso anche negli argomenti.
La domanda è fino a che punto questo gruppo ha interesse a sostenere il governo Conte. La scintilla non verrà dall'Ilva e magari nemmeno dal contrasto sulla prescrizione (un altro dei temi che avrebbero dovuto essere chiariti prima della nascita dell'esecutivo Conte-2, così da evitare il grottesco cortocircuito delle ultime ore). Ma sull'ormai famoso Mes, il cosiddetto salva-Stati la crisi è possibile e persino probabile. Troppa è la distanza con le posizioni del Pd, ricalcate su quella ufficiale degli organismi europei, e troppo sottili, per non dire inesistenti, i margini per un'intesa. Del resto il presidente dell'Eurogruppo ha dichiarato che l'accordo sul testo è chiuso, con la firma prevista verso febbraio-marzo: nei prossimi giorni, fino al vertice dell'11 (fra una settimana), ci sarebbe spazio solo per modifiche minori di tipo tecnico. Ne deriva che nei prossimi giorni qualcuno perderà la faccia nella maggioranza. Una buona ragione per decidere la fine di un governo mai nato.
Anche il Pd si è reso conto che non c'è futuro con il Conte-2. L'intervista di Delrio ieri a questo giornale era molto esplicita. Siamo al punto in cui solo il presidente del Consiglio e un certo numero di ministri manifestano la volontà di resistere costi quel che costi. Tuttavia chi ha senso politico in via del Nazareno vede i sondaggi e si accorge che la caduta costante dei 5S non si accompagna a un sensibile rafforzamento del partito di Zingaretti. Se così fosse, il Pd potrebbe forse sentirsi rassicurato, considerando che
le contraddizioni ricadono tutte sull'alleato. Invece anche i dati dei democratici sono insoddisfacenti, oscillando tra una faticosa stabilità e una lenta erosione. Entrambi i partner del governo hanno quindi i loro motivi per smetterla. S'intende, dopo aver approvato la legge di bilancio.
Sul piano politico sono soprattutto i Cinque Stelle a doversi far carico del disastro, tanto più drammatico in quanto si verifica al Sud, in quella parte d'Italia in cui il Movimento di Di Maio aveva raccolto la gran parte dei suoi consensi. Invece anche nel Mezzogiorno la realtà impone le sue regole e non si lascia condizionare dalla demagogia.
In definitiva il bilancio dei 5S al governo è scarso anche sul piano sociale, quello che doveva servire ad alimentare l'illusione di un movimento "di sinistra", radicato nella parte più debole della società e quindi legittimato a trovare un'intesa con l'altra forza di centrosinistra, il Pd.
Viceversa il M5S non è mai andato al di là dei proclami, salvo quel "reddito di cittadinanza" che doveva servire per creare posti di lavoro e invece, a quanto se ne sa, non ne ha organizzati neanche uno. Dove i seguaci di Di Maio possono pensare di essere ancora incisivi è sulla linea barricadiera in cui ritrovano, non a caso, Di Battista e l'ala destrorsa nei toni e spesso anche negli argomenti.
La domanda è fino a che punto questo gruppo ha interesse a sostenere il governo Conte. La scintilla non verrà dall'Ilva e magari nemmeno dal contrasto sulla prescrizione (un altro dei temi che avrebbero dovuto essere chiariti prima della nascita dell'esecutivo Conte-2, così da evitare il grottesco cortocircuito delle ultime ore). Ma sull'ormai famoso Mes, il cosiddetto salva-Stati la crisi è possibile e persino probabile. Troppa è la distanza con le posizioni del Pd, ricalcate su quella ufficiale degli organismi europei, e troppo sottili, per non dire inesistenti, i margini per un'intesa. Del resto il presidente dell'Eurogruppo ha dichiarato che l'accordo sul testo è chiuso, con la firma prevista verso febbraio-marzo: nei prossimi giorni, fino al vertice dell'11 (fra una settimana), ci sarebbe spazio solo per modifiche minori di tipo tecnico. Ne deriva che nei prossimi giorni qualcuno perderà la faccia nella maggioranza. Una buona ragione per decidere la fine di un governo mai nato.
Anche il Pd si è reso conto che non c'è futuro con il Conte-2. L'intervista di Delrio ieri a questo giornale era molto esplicita. Siamo al punto in cui solo il presidente del Consiglio e un certo numero di ministri manifestano la volontà di resistere costi quel che costi. Tuttavia chi ha senso politico in via del Nazareno vede i sondaggi e si accorge che la caduta costante dei 5S non si accompagna a un sensibile rafforzamento del partito di Zingaretti. Se così fosse, il Pd potrebbe forse sentirsi rassicurato, considerando che
le contraddizioni ricadono tutte sull'alleato. Invece anche i dati dei democratici sono insoddisfacenti, oscillando tra una faticosa stabilità e una lenta erosione. Entrambi i partner del governo hanno quindi i loro motivi per smetterla. S'intende, dopo aver approvato la legge di bilancio.