Il congresso fantasma della Lega prima di Natale
Gad Lerner , di GAD LERNERGli oltre cinquecento delegati si ritroveranno in una sala milanese per deliberare modifiche allo statuto che si preannunciano di cruciale importanza
Che strano. Il primo partito italiano, aspirante al governo del Paese, convoca il suo congresso nazionale alle ore 8,30 del 21 dicembre, l'ultimo sabato prima di Natale, ma a tutt'oggi il sito ufficiale Legaonline non ne fornisce alcuna comunicazione.
Gli oltre cinquecento delegati si ritroveranno in una sala milanese per deliberare modifiche allo statuto che si preannunciano di cruciale importanza. Ma che, a due settimane dall'evento, nessuno di loro conosce perché restano avvolte nel mistero. L'apparato propagandistico della Bestia salviniana si guarda bene dal farne cenno.
Se si ha notizia della convocazione del congresso del movimento, registrato con la denominazione "Lega Nord per l'indipendenza della Padania", lo si deve a Gianni Fava, unico dissidente fra i trenta membri del Consiglio federale riunitosi lo scorso lunedì 25 novembre nella sede di via Bellerio altrimenti non si saprebbe ancora niente.
Per la verità quel giorno…
Gli oltre cinquecento delegati si ritroveranno in una sala milanese per deliberare modifiche allo statuto che si preannunciano di cruciale importanza. Ma che, a due settimane dall'evento, nessuno di loro conosce perché restano avvolte nel mistero. L'apparato propagandistico della Bestia salviniana si guarda bene dal farne cenno.
Se si ha notizia della convocazione del congresso del movimento, registrato con la denominazione "Lega Nord per l'indipendenza della Padania", lo si deve a Gianni Fava, unico dissidente fra i trenta membri del Consiglio federale riunitosi lo scorso lunedì 25 novembre nella sede di via Bellerio altrimenti non si saprebbe ancora niente.
Per la verità quel giorno…
Che strano. Il primo partito italiano, aspirante al governo del Paese, convoca il suo congresso nazionale alle ore 8,30 del 21 dicembre, l'ultimo sabato prima di Natale, ma a tutt'oggi il sito ufficiale Legaonline non ne fornisce alcuna comunicazione.
Gli oltre cinquecento delegati si ritroveranno in una sala milanese per deliberare modifiche allo statuto che si preannunciano di cruciale importanza. Ma che, a due settimane dall'evento, nessuno di loro conosce perché restano avvolte nel mistero. L'apparato propagandistico della Bestia salviniana si guarda bene dal farne cenno.
Se si ha notizia della convocazione del congresso del movimento, registrato con la denominazione "Lega Nord per l'indipendenza della Padania", lo si deve a Gianni Fava, unico dissidente fra i trenta membri del Consiglio federale riunitosi lo scorso lunedì 25 novembre nella sede di via Bellerio altrimenti non si saprebbe ancora niente.
Per la verità quel giorno, a sorpresa, su una sedia a rotelle, si presentò alla riunione anche Umberto Bossi, il fondatore che per statuto figura "presidente a vita" della Lega. Ma dopo aver ascoltato quell'annuncio, se ne andò via senza votare la convocazione. Disse solo: "Non fate il funerale alla Lega, non se lo merita". Lo rassicurarono con un applauso.
Secondo Gianni Fava, invece, "il congresso del 21 dicembre sarà un vero e proprio funerale, anche se mascherato". Le modifiche statutarie illustrate da Roberto Calderoli, preannunciando un testo scritto che nessuno ancora ha avuto modo di leggere, prevedono l'azzeramento delle cariche, la nomina di un commissario al posto dell'attuale segretario Matteo Salvini, e la modifica dell'articolo 33 dello statuto: sarà consentita la doppia iscrizione, per cui i tesserati di Lega Nord potranno confluire anche nella "Lega per Salvini premier".
E nel contempo verrà abolita la distinzione fra "Associato ordinario militante", titolare di diritto di voto, e "Associato sostenitore" che finora poteva diventare leghista membro effettivo solo dopo una prolungata anzianità di tesseramento. In pratica: largo ai nuovi venuti, gli aspiranti leghisti non più solo delle tredici regioni già inserite nella Lega Nord, ma di tutta l'Italia, Mezzogiorno e isole comprese.
Tra i militanti, tenuti all'oscuro, fioccano le congetture. Innanzitutto: prima gli italiani o prima i padani? È evidente che Matteo Salvini, riciclatosi nazionalista da secessionista che era, ha necessità di trasferire nella nuova Lega che porta il suo nome (caso unico anche nella storia dei partiti populisti) i poteri oggi detenuti dalla Lega Nord. Se non altro per fronteggiare l'insidiosa concorrenza "patriottica" di una sovranista a quattro carati come Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia.
Per Salvini sarebbe una contraddizione in termini restare segretario della Lega Nord, soprattutto se venisse mantenuto l'articolo 1 del suo statuto che indica come finalità del movimento "l'indipendenza della Padania". Pare che quella formulazione resterà, come contentino per i nostalgici. Ma dopo aver svuotato la Lega Nord delle sue attuali prerogative, riducendola a guscio vuoto.
Resta da capire se l'azzeramento delle cariche comporterà anche la decadenza di Umberto Bossi da presidente a vita. Improbabile, sarebbe un gesto di clamorosa ingratitudine nei confronti del vecchio leader malato. Il quale da giorni non esce più dalla sua casa di Gemonio (che ha messo in vendita) e aspetta il 21 dicembre per decidere se accontentarsi di tale concessione o invece rassegnare le dimissioni, denunciando lo snaturamento della sua creatura padana. Bossi patisce serie ristrettezze economiche e ha bisogno di continua assistenza.
La trasformazione della Lega Nord in bad company guidata da un commissario fedele prestanome ma non di primo piano, risponde anche all'esigenza di scaricare in quel guscio vuoto i 49 milioni di debito rateizzato che la Lega deve risarcire allo Stato italiano per uso distorto del finanziamento pubblico. Insomma, una vera e propria liquidazione, un colpo di mano al quale il responsabile organizzativo Roberto Calderoli lavorava silenziosamente da due anni.
Calderoli, insieme a Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, Lorenzo Fontana e al tesoriere Giulio Centemero, è anche uno dei cinque fondatori della "Lega per Salvini premier", il cui statuto di 35 articoli è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 22 novembre del 2018.
È interessante scoprire che la Lega del futuro si autodefinisce "movimento politico confederale" che ha per finalità "la pacifica trasformazione dello Stato italiano in un moderno Stato Federale". Curiosamente, non risulta che una tale drastica riforma in senso federalista della Repubblica italiana sia mai stata formulata sotto forma di proposta di legge costituzionale; né tanto meno compare nella propaganda sovranista dell'aspirante premier.
Chissà se, rinunciando allo shopping natalizio, ai militanti verrà svelata la soluzione di un enigma non irrilevante per il futuro unitario della nazione. Per ora al Consiglio federale in via Bellerio si sono limitati a far sapere: "Il 21 dicembre faremo in fretta, chi ha tempo venga, gli altri pazienza". Così, alla chetichella, e alla faccia della democrazia interna, Salvini sta cucendosi addosso l'abito con cui intenderebbe governarci.
Gli oltre cinquecento delegati si ritroveranno in una sala milanese per deliberare modifiche allo statuto che si preannunciano di cruciale importanza. Ma che, a due settimane dall'evento, nessuno di loro conosce perché restano avvolte nel mistero. L'apparato propagandistico della Bestia salviniana si guarda bene dal farne cenno.
Se si ha notizia della convocazione del congresso del movimento, registrato con la denominazione "Lega Nord per l'indipendenza della Padania", lo si deve a Gianni Fava, unico dissidente fra i trenta membri del Consiglio federale riunitosi lo scorso lunedì 25 novembre nella sede di via Bellerio altrimenti non si saprebbe ancora niente.
Per la verità quel giorno, a sorpresa, su una sedia a rotelle, si presentò alla riunione anche Umberto Bossi, il fondatore che per statuto figura "presidente a vita" della Lega. Ma dopo aver ascoltato quell'annuncio, se ne andò via senza votare la convocazione. Disse solo: "Non fate il funerale alla Lega, non se lo merita". Lo rassicurarono con un applauso.
Secondo Gianni Fava, invece, "il congresso del 21 dicembre sarà un vero e proprio funerale, anche se mascherato". Le modifiche statutarie illustrate da Roberto Calderoli, preannunciando un testo scritto che nessuno ancora ha avuto modo di leggere, prevedono l'azzeramento delle cariche, la nomina di un commissario al posto dell'attuale segretario Matteo Salvini, e la modifica dell'articolo 33 dello statuto: sarà consentita la doppia iscrizione, per cui i tesserati di Lega Nord potranno confluire anche nella "Lega per Salvini premier".
E nel contempo verrà abolita la distinzione fra "Associato ordinario militante", titolare di diritto di voto, e "Associato sostenitore" che finora poteva diventare leghista membro effettivo solo dopo una prolungata anzianità di tesseramento. In pratica: largo ai nuovi venuti, gli aspiranti leghisti non più solo delle tredici regioni già inserite nella Lega Nord, ma di tutta l'Italia, Mezzogiorno e isole comprese.
Tra i militanti, tenuti all'oscuro, fioccano le congetture. Innanzitutto: prima gli italiani o prima i padani? È evidente che Matteo Salvini, riciclatosi nazionalista da secessionista che era, ha necessità di trasferire nella nuova Lega che porta il suo nome (caso unico anche nella storia dei partiti populisti) i poteri oggi detenuti dalla Lega Nord. Se non altro per fronteggiare l'insidiosa concorrenza "patriottica" di una sovranista a quattro carati come Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia.
Per Salvini sarebbe una contraddizione in termini restare segretario della Lega Nord, soprattutto se venisse mantenuto l'articolo 1 del suo statuto che indica come finalità del movimento "l'indipendenza della Padania". Pare che quella formulazione resterà, come contentino per i nostalgici. Ma dopo aver svuotato la Lega Nord delle sue attuali prerogative, riducendola a guscio vuoto.
Resta da capire se l'azzeramento delle cariche comporterà anche la decadenza di Umberto Bossi da presidente a vita. Improbabile, sarebbe un gesto di clamorosa ingratitudine nei confronti del vecchio leader malato. Il quale da giorni non esce più dalla sua casa di Gemonio (che ha messo in vendita) e aspetta il 21 dicembre per decidere se accontentarsi di tale concessione o invece rassegnare le dimissioni, denunciando lo snaturamento della sua creatura padana. Bossi patisce serie ristrettezze economiche e ha bisogno di continua assistenza.
La trasformazione della Lega Nord in bad company guidata da un commissario fedele prestanome ma non di primo piano, risponde anche all'esigenza di scaricare in quel guscio vuoto i 49 milioni di debito rateizzato che la Lega deve risarcire allo Stato italiano per uso distorto del finanziamento pubblico. Insomma, una vera e propria liquidazione, un colpo di mano al quale il responsabile organizzativo Roberto Calderoli lavorava silenziosamente da due anni.
Calderoli, insieme a Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, Lorenzo Fontana e al tesoriere Giulio Centemero, è anche uno dei cinque fondatori della "Lega per Salvini premier", il cui statuto di 35 articoli è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 22 novembre del 2018.
È interessante scoprire che la Lega del futuro si autodefinisce "movimento politico confederale" che ha per finalità "la pacifica trasformazione dello Stato italiano in un moderno Stato Federale". Curiosamente, non risulta che una tale drastica riforma in senso federalista della Repubblica italiana sia mai stata formulata sotto forma di proposta di legge costituzionale; né tanto meno compare nella propaganda sovranista dell'aspirante premier.
Chissà se, rinunciando allo shopping natalizio, ai militanti verrà svelata la soluzione di un enigma non irrilevante per il futuro unitario della nazione. Per ora al Consiglio federale in via Bellerio si sono limitati a far sapere: "Il 21 dicembre faremo in fretta, chi ha tempo venga, gli altri pazienza". Così, alla chetichella, e alla faccia della democrazia interna, Salvini sta cucendosi addosso l'abito con cui intenderebbe governarci.